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Alitalia, vicini i licenziamenti

Autore: . Data: mercoledì, 5 novembre 2008Commenti (1)

Giornata importante per i lavoratori della Compagnia di bandiera, perchè comincia lo spiaggiamento. Dopo la chiusura ermetica di Cai alle richieste dei sindacati aziendali partono le lettere che annunciano l’avvio delle procedure di licenziamento.
Sarebbe arrivata alle organizzazioni sindacali la lettera del Commissario straordinario, Augusto Fantozzi, che annunciando la mobilità avvia la procedura di licenziamento del personale Alitalia, ovvero di 8.429 persone e di Alitalia Express, 597 lavoratori.

Intanto in un’intervista a ‘la Repubblica’ il presidente di Cai, Roberto Colaninno, ha detto: “Abbiamo fissato e discusso con le organizzazioni sindacali le condizioni necessarie per sviluppare questo progetto, il numero e le categorie delle persone che andremo ad assumere, le condizioni dei contratti di lavoro. C’e’ un momento forte di discontinuità tra la vecchia e la nuova Alitalia, che è rappresentato dal fatto che l’Alitalia oggi gestita dal Commissario Fantozzi metterà in mobilità tutti i dipendenti, la gran parte dei quali sara’ poi assunta dalla nuova Alitalia. Se dunque un qualsiasi dipendente dell’Alitalia messo in mobilità volesse cambiare mestiere o società ritenendo non soddisfacenti le condizioni dei nostri contratti di assunzione, è libero di farlo. Noi non ci sentiamo responsabili del fallimento dell’Alitalia di oggi, noi ci sentiamo responsabili dell’Alitalia che andremo a gestire. Noi diciamo al mercato che abbiamo bisogno di 12.635 persone. Potremmo assumere anche un pilota Ryanair…”.

In questo quadro il il ministro Matteoli ha sostenuto che “il lavoratore chiamato, da solo o con altri, a un lavoro con carattere di equipollenza, anche se comportasse una contenuta perdita di reddito, perde il diritto agli ammortizzatori sociali, .. Non è un’opinione, non è una minaccia, non è un ricatto. E’ la legge voluta da Governi anche diversi. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nello scorso Governo, ha sostenuto necessità della sanzione che scatta non solo nel caso di rifiuto al lavoro: anche il rifiuto della partecipazione a un corso di formazione puo’ comportare la perdita di ammortizzatore. E’ il cosiddetto welfare to work”.

La situazione a questo punto è bloccata. In pratica i lavoratori non hanno alcuna scelta, perchè o accettano una condizione che penalizza fortemente capacità professionali e dignità della persona o perdono anche le tutele. L’idea che la perdita “contenuta” di reddito debba essere disgiunta dalle mansioni e dai compiti assegnati, per principio stesso, nega i diritti. Perchè il lavoro non è solo la retribuzione, come risulta chiaro a chiunque abbia anche una idea approssimativa della democrazia.

Con la sua ormai consueta difficoltà a comprendere il mondo del trasporto aereo, Colaninno, ha aggiunto durante la sua intervista: ”La nuova Alitalia aumenterà le rotte intercontinentali, in particolare quelle verso l’Oriente. Aggiungeremo tra le nuove destinazioni della compagnia di bandiera Shangai, Pechino e Seul…Rifiuto la logica del grande o del piccolo. Quello che conta è il successo di una compagnia e la capacità di soddisfare il cliente. Anche il piano industriale può evolversi e cambiare: partendo da quello su cui si è aggregata la cordata, si dovrà seguire il mercato. Tra tre anni, quindi, è possibile che il piano non sia più lo stesso. Abbiamo creato le premesse per avviare una nuova impresa, accettando una sfida complessa”.

L’organizzazione di un articolato sistema tecnologico, come è una compagnia aerea, prevede prima di ogni altra cosa la programmazione. La scelta del medio o corto raggio, annunciata fino ad oggi, sembra confliggere con le ultime affermazioni di Colaninno. A Pechino o Seul non volano le stesse macchine che vanno da Napoli a Venezia, così come l’organizzazione del personale ha differenti forme di pianificazione a seconda della tratta e del dimensionamento della Compagnia. Ed ancora il marketing e la rete commerciale richiedono, a seconda degli indirizzi generali, equipe specializzate e con formazione specifica. Infine il partner straniero (per ora fantasma) che ne penserà del largo raggio?

Lascia perplessi, se ancora fosse possibile, la superficialità con la quale i rappresentanti di Cai parlano dell’impresa che vorrebbero mettere in piedi ed ancor più difficile è capire la posizione dei media, che di fronte ad evidenti ‘svarioni’ non obiettano mai.

Già ieri, poi, era stato spiegato ampiamente a Colaninno che ogni aereo richiede una specifica abilitazione per il pilota e che non si assumono i comandanti come se si andasse al supermercato. Per motivi tecnici, ma anche di sicurezza. Nulla, il presidente di Cai insiste nella sua fantasiosa idea.

Al nervossismo del personale di Alitalia il presidente di Cai oppone una singolarissima tesi, secondo la quale il contratto “non è un rogito, non è immodificabile, può evolvere sulla base del mercato e dei risultati futuri della società”.

Questo aspetto, noto ai più, tanto che i contratti stessi hanno per qualsiasi categoria di lavoratori una scadenza e vengono rinegoziati, secondo Colaninno autorizzerebbe le imprese a chiedere ‘la fiducia preventiva’ dei lavoratori, ma senza offrire ai dipendenti in cambio alcun rispetto per la dignità della persona e per i diritti di rappresentanza.

Le coperture politiche, in parte del governo e in parte dell’opposizione, di cui Cai gode, nonostante la scarsa competenza nel campo del trasporto aereo, hanno permesso fino ad oggi che un gruppo di imprenditori, al di fuori di una qualsiasi logica di concorrenza, possano comprare a prezzi di saldo una compagnia aerea pubblica, lasciare i debiti in carico ai cittadini, non rischiare nulla, licenziare (secondo stime ancora incerte) almeno 15mila lavoratori (tra contratti a tempo determinato e indeterminato in Alitalia e Airone) e diventare ‘salvatori della identità nazionale’.

In previsione dell’avvio delle attività della ‘cordata patriottica’ Vito Riggio, presidente dell’Enac vede Cai come un “nuovo soggetto nel settore del trasporto aereo” e nella necessità quindi di ottenere le necessarie autorizzazioni per operare.

Il presidente dell’Enac allora spiega: “Stiamo facendo una istruttoria sia economica che tecnica. Siamo confidenti sulla possibilità che entro questo mese sia pronta…Cai dovrà già essere in possesso di aerei e rotte, e dei relativi equipaggi con tutte le abilitazioni. Dovrà avere i soldi per lavorare e tutto quello che serve per la sicurezza. Ci auguriamo che ci sarà tutto, al momento non possiamo saperlo. Lo speriamo”’.

Intanto il presidente del Consiglio,  durante la sua visita al polo fieristico di Rho-Pero, parlando dell’opposizione del personale Alitalia alle proposte contrattuali di Cai ha affermato: “Ho pensato che gli imprenditori Cai avrebbero rinunciato, invece sono rimasti e li incontrerò la settimana prossima” e poi aggiunto che “farò i complimenti a questi imprenditori che vogliono fare di Alitalia una Compagnia dedita al profitto”.

Insistendo nella tesi propagandata durante la campagna elettorale di aprile, sull’accordo Air France-Klm, Berlusconi ha commenttato: “Non l’abbiamo svenduta ai francesi. Conosciamo i nostri cugini: loro i nuovi ricchi dei paesi emergenti non li avrebbero portati in Italia”.

E’ possibile dover ricordare ogni giorno ‘all’uomo della provvidenza’ che Air France-Klm avrebbe comprato Alitalia, debiti compresi (adesso pagati dai contribuenti italiani oltre un milardo e duecento milioni di euro) e licenziato almeno die terzi in meno di lavoratori? E non coinvolto negli ‘esuberi’ anche il personale Air One.

Sulle contestazioni dei lavoratori è stato laidario: ”Mi sono venuti i brividi quando ho letto gli striscioni con scritto ‘meglio falliti che in mano ai banditi”’.

Inutile dire che la cultura “dell’impresa dedita al profitto” del presidente del Consiglio si sposa perfettamente con “l’etica del denaro” di cui aveva parlato alcuni giorni fa Colaninno. Per i due la prevalenza del prodotto nel processo industriale è un fatto sconosciuto. Ma la cosa non deve sorprendere, perchè la crisi italiana è stata in gran parte determinata da imprenditori del tutto incapaci di sviluppare strategie di ricerca, innovazione e svliluppo, ma piuttosto interessati alle alchimie dei mercati finanziari. Con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: chiusura della chimica, dell’elettronica, di una parte consistente del manufatturiero, cessione della larga distribuzione ad aziende francesi, svendita delle telecomuinicazioni a compagnie estere.

Marchionne, alla Fiat, con risultati lusinghieri ha dimostrato che le cose possono essere fatte anche in altro modo, ma non a caso arriva dalla Svizzera e nella sua differenza preferisce il suo ufficio ai salotti ed alle dichiarazioni. Ma questo è un altro discorso.

Oggi, intanto, si riuniscono i piloti di Anpac e Up nel quadro delle riunioni programmate da associazioni e sindacati per informare i lavoratori sullo stato delle cose.

Infine un fatto singolare. L’assemblea organizzata da Sdl, Anpac, Avia, Anpav e Up il 3 ottobre era chiusa ai giornalisti. Ma non a tutti. Lucio Cillis, de ‘la Repubblica on line’ era convinto di esserci e per questo ha scritto un articolo nel quale la racconta ‘dal di dentro’. Forse potrebbe occuparsene Federica Sciarelli, per ‘Chi l’ha visto’, poichè non risulta sia stato ammesso. Anche questa è la stampa, bellezza!


Aggiornamento – 5 novembre ore 18.52

Dopo quelle relative ad Alitalia spa (8.429 lavoratori) e Alitalia Express (597) ricevute ieri, i sindacati hanno avuto oggi le lettere riguardanti la procedura di mobilità e licenziamento collettivo del personale di Alitalia Servizi (3.344 dipendenti), Volare (466) e Alitalia Airport (3.239).

In totale per le cinque aziende, la procedura riguarda 16.075 unità. Sarà da questo bacino di lavoratori e da quelli di AirOne (per la quale è possibile una procedura di ristrutturazione di azienda) che Cai assumerà i 12.639 dipendenti della Nuova Alitalia.

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Commenti (1) »

  • f.muratti ha detto:

    Continuano i ricatti e le intimidazioni nei nostri confronti,pare non siano in grado di fare altro
    per convincerci della validità del loro “grande” progetto aeronautico, quanto sono poveri di spirito, oltre che privi delle più basilari conoscenze necessarie ad operare in modo efficace in questo campo. Ma si,avanti così, che ruolo avranno mai gli equipaggi in una compagnia aerea! Se fossero realmente in grado di fare impresa,cercherebbero di coinvolgerci nel loro progetto,di avere il nostro appoggio,non sembrano ricordarsi di avere bisogno del nostro sorriso per i quelli che saranno i loro passeggeri! Non si rendono conto che stanno spingendo i nostri piloti verso altri lidi, dove verranno senz’altro apprezzati per quello che valgono! Complimenti alla grande cordata di imprenditori italiani!

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