Alitalia: silenzio totale sui ritardi di Cai
La giornata di ieri e stata come tutte le altre: incocludente. Nessuno tra politici, sindacalisti confederali e ministri ha speso una sola parola per l’annunciato ritardo della partenza di Cai.
Le ‘garanzie’ di cui gode la ‘cordata patriottica’ dovrebbero preoccupare i cittadini italiani. Dopo mesi di trattative durante le quali gli imprenditori di Cai non hanno mai mostrato di accettare il rischio di impresa, ma piuttosto chiesto solo garanzie (largamente ottenute), adesso l’inadempienza sui tempi della partenza della Compagnia non ha indotto nessuno a chiedere spiegazioni a Colaninno e soci.
Il Commissario straordinario Fantozzi, tra voli cancellati e pasticci organizzativi, ha a che fare con un bilancio difficile. Ad ottobre scorso disponibilità e crediti finanziari a breve di Alitalia ammontavano a 229 milioni di euro, in calo rispetto ai 245 al 30 settembre. L’indebitamento finanziario ad ottobre scorso è stato di 1.477 milioni di euro con un incremento di 49 milioni rispetto al mese precedente.
I numeri non dicono molto, perchè solo tra qualche mese si riuscirà a capire (o sapere) lo stato reale delle cose.
Comunque il commento di una lettrice di InviatoSpeciale ci sembra degno di nota. Scrive un’assistente di volo: “A Fiumicino ci sono molti problemi perchè parecchi lavoratori di terra erano precari e non ci sono più. Ad altri a tempo indeterminato è scaduto il tesserino, indispensabile per accedere all’aeroporto. Non è stato rinnovato. Non possono andare a lavorare”.
Insomma, la farsa.
Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale del Sdl, ha detto: “‘Qualcuno dovrebbe spiegare ai lavoratori, al sindacato e ai contribuenti che cosa sta accadendo nella paradossale e drammatica vicenda Cai-Alitalia. Enac comunica che Cai non partirà il primo dicembre, ma non indica una nuova data e non si comprende più su cosa e come la stessa Enac stia vigilando sull’intera operazione. Fantozzi aveva dato come data ultima dell’attività di Alitalia il 30 novembre, non commenta il rinvio ed in queste ore chiede paradossalmente ai sindacati di trattare per un nuovo contratto di lavoro Alitalia. Cai non motiva il rinvio e non fornisce date certe, ma sembra aver concluso l’accordo con Airone (anche se non si sa chi ne assumera’ i debiti). Il numero uno di Lufthansa, Mayrhuber, afferma che “Colanninno ed i suoi collaboratori …. devono ancora sviluppare il loro business plan e noi non lo abbiamo ancora visto”: dichiarazione questa sconcertante che mette in discussione tutti gli ok dati da Governo e da Enti vari e che dimostra che non esiste un vero piano industriale. Il ministero del Lavoro ha predisposto una procedura che fa acqua da tutte le parti e che potrebbe essere impugnata legalmente, come altrettanto possibile è un pronunciamento della magistratura rispetto al ricorso che Sdl intercategoriale e altri sindacali stanno presentando per evidenziare le differenze tra gli accordi di settembre e quelli di ottobre”.
Come avevamo fatto notare già alcuni giorni fa le dicharazioni del presidente di Lufthansa, Mayrhuber, ed il rinvio della partenza di Cai rientrano in una evidente fragilità delle scelte industriali del gruppo di imprenditori che hanno comperato così a buon prezzo Alitalia.
Tomaselli, concludendo ha aggiunto: “Il Paese è sbigottito ed i contribuenti non comprendono più che cosa sta accadendo ma sanno benissimo chi pagherà la trasformazione di un’operazione industriale in una speculazione finanziaria. E intanto i lavoratori non sanno più che pensare, o forse un pensiero sta emergendo: dovremmo forse fare all’Aeroporto di Fiumicino ciò che si sta facendo in quello di Bangkok?”.
Le speranze del sindacalista dell’Sdl sulle consapevolezze dei cittadini italiani sembrano comunque azzardate. Le informazioni urlate dai giornali nei gorni della trattativa ed il silenzio di queste ore stanno seguendo un copione ormai tristemente abituale per i media nazionali. Annunci roboanti e poi il nulla, con il risultato di non offire più ai lettori elementi concreti di gudizio.
Intanto, a smentire alcune fonti, anche giornalistiche, che indicavano nell’Antitrust uno dei responsabili per il rinvio della partenza di Cai, l’Autorità di controllo ha reso noto di aspettare alcuni documenti da Cai per chiudere il dossier Alitalia.
A margine del congresso di Adiconsum il presidente dell’Autority, Antonio Catricalà , ha dichiarato: “Stiamo aspettando i documenti a noi serve di acquisire una copia del contratto di acquisizione di Air One e una ripartizione di quote dopo l’aumento di capitale. Aspetto che mi arrivino queste carte per completare il fascicolo e decidere”.
Il presidente Antitrust ha aggiunto che “oggi Meridiana sta guardando gli atti, oggi è la giornata dedicata all’accesso del fascicolo. Poi c’è un termine per presentare memorie e deduzioni. Noi fatte queste operazioni aspettiamo alcuni documenti che ci deve mandare Cai e poi siamo pronti a deliberare gia’ da lunedi’”.
Sempre dal congresso di Adiconsum, riferendosi alla vicenda Alitalia, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, parlando coi giornalisti ha rilevato che: “è sbagliato” posticipare la partenza di Cai perchè ”ormai è tutto pronto. Loro conoscono i motivi tecnici, credo debbano rendere trasparente la motivazione che fa ritardare ancora il decollo, che prima arriva e meglio è”.
Le parole del leader della Cisl appaiono imbarazzanti. Dopo aver appoggiato quasi senza condizioni le posizioni di Cai oggi Bonanni chede “motivazioni” per il ritardo e nello stesso tempoaggiunge che “loro conoscono i motivi tecnici”. Per un sindacalista che dovrebbe essere preoccupato per la sorte di oltre dodicimila lavoratori da ‘assumere’ e di quasi altrettanti che rimarranno senza lavoro si tratta di un comportamento singolare.
La prossima settimana, forse, scioglierà il nodo complesso, quello dei tempi delle assunzioni. Mentre tutto il personale Alitalia sta a guardare senza ricevere alcuna indicazione sul futuro. E questo è senza dubbio censurabile.


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