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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Alitalia, politica e media

Autore: . Data: mercoledì, 12 novembre 2008Commenti (2)

Il comportamento dei media sulla vicenda che riguarda la Compagnia di bandiera e la capacità dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali a saper parlare al Paese suggeriscono alcune considerazioni.

I fatti sono semplici. Nella giornata di lunedì un piccolissimo numero di lavoratori di Alitalia, in una assemblea confusa, ha votato per uno sciopero immediato di 24 ore.

I motivi per i quali si è arrivati alla decisione sono principalmente tre: l’ira determinata da mesi di trattative nelle quali da parte di Cai e governo si è applicata una linea autoritaria ed intransigente; la paura dei dipendenti della Compagnia per un futuro che non appare chiaro a nessuno, considerata la genericità del piano Fenice; l’assenza di ipotesi di miglioramento della situazione per volontà di Cai, governo, Cgil, Cisl e Uil e dell’Ugl, che negando alle associazioni professionali Anpac e Up, Avia e Anpav ed al sindacato Sdl intercategoriale il riconoscimento della rappresentanza della quasi totalità di piloti e assistenti di volo, ha prodotto una ferita gravissima delle regole democratiche.

In situazioni del genere è facile perdere lucidità e così i pochi esponenti di una mini-corrente avventurista e velleitaria hanno lanciato nello stagno la parola ‘sciopero’ ed un numero piccolissimo di lavoratori stanchi, giustamente esasperati e al digiuno di ‘politica’ ha detto: “Va bene”.

Chiunque, dopo una lite terribile col proprio grande amore, non rimane seduto a guardare le anatre passare nel cielo, ma decide di far qualcosa. E quasi sempre sbaglia. Così è stato in un maledetto lunedì.

In quel momento si sapeva che la scelta non avrebbe avuto alcun successo. I proponenti hanno un seguito esiguo, sarebbe arrivata la precettazione, il numero dei votanti era talmente piccolo da non poter ottenere risultati. Insomma è stato deciso uno sciopero fantasma.

L’unico risultato cercato dai proponenti era di carattere politico, serviva a dimostrare la propria ‘presenza’ in un movimento che fino a quel momento li aveva visti marginali, se non esclusi. Infatti in serata sono comparsi da Vespa a Porta a Porta. E senza aver mai firmato nulla sono diventati (per tale Cecilia Primerano) parte del ‘fronte de no’, anzi causa della rottura dell’unità delle organizzazioni ancora contrarie allo scempio di Alitalia.

Nessuno di loro ha spiegato ai ‘lavoratori semplici’ che si stava per aprire la porta ad un’offensiva durissima della controparte e che, forse definitivamente, si sarebbe distrutta qualsiasi possibilità di ‘aggiustare’ le cose. Forse e, deve esser chiaro, per sempre.

In questo processo la responsabilità delle associazioni e dei sindacati aziendali, pur indiretta, è evidente. Perché la stanchezza, il senso di frustrazione, la solitudine delle persone sono parte della vita umana.  E loro non ne hanno tenuto conto.

Nelle battaglie di libertà si deve pensare all’anima, oltre che alla ragione, ed offrire a chi attraversa un mare in tempesta non solo la certezza di raggiungere il porto in un giorno non ben definito, ma anche il conforto del momento, la rassicurazione di un attimo, la possibilità di uno sfogo. Insomma quello che gli americani specialisti in relazioni sociali interpersonali chiamano ‘stroke’, carezza.

Sbaglia chi pensa che la ‘razionalità’ sia la genesi del cambiamento, perchè il progresso è invenzione, desiderio, fantasia. Fin dalla comparsa della ruota. Invece la burocrazia e il burocratese si sono impossessati dei processi di riforma, dimenticando la storia stessa delle conquiste del lavoro.

Intendere le relazioni sociali e le battaglie per l’estensione della democrazia recuperando il protagonismo dei cittadini e limitando lo strapotere degli apparati fa fatica ad imporsi in Italia, anche se la recente elezione del senatore Barack Obama negli Stati Uniti e la dinamica con la quale la sua equipe ha condotto la campagna elettorale dovrebbero far molto pensare i politici ed i sindacalisti indigeni. Senza lo spazio dato dal candidato afro-americano alla parte emotiva e sentimentale dei cittadini (oltre che alla loro maturità politica, naturalmente) mai il successo sarebbe stato raggiunto.

Lo strumento per parlare al cuore, oltre che alla mente, è la comunicazione.

I media italiani, per motivi vari di interesse politico, di vendite, per scarsa professionalità degli operatori e chi più ne ha ne metta, hanno seguito la vicenda Alitalia distorcendo sistematicamente i fatti e presentando i lavoratori della Compagnia in modo negativo. Privilegiati, viziati, scarsamente produttivi, legati ad arcaiche visioni ‘garantite’, eccetera.

La trasmissione di Bruno Vespa, ieri sera e per chi l’ha vista, sarebbe da utilizzare in una scuola di comunicazione per capire come si possa manipolare, per altro in modo tanto rozzo da lasciar basiti. Ed è triste che la Fnsi (il sindacato dei giornalisti) non intervenga a difesa del diritto dei cittadini, perchè possano ricevere una corretta informazione, almeno dal servizio pubblico.

Il mondo politico ha utilizzato questa informazione zoppa e così chi voleva raggiungere attraverso il successo di Cai un risultato ancora più ampio, cioè imporre un modello di contrattazione sindacale in grado di restringere gli spazi di manovra e rivendicazione dei lavoratori ha preso la palla al balzo, lanciandosi nell’arena con dichiarazioni roboanti e demagogiche, attacchi indiscriminati, fantasiose descrizioni della realtà

Chi invece avrebbe dovuto difendere gli interessi dei lavoratori, in particolare il Partito democratico, ha deciso per il basso profilo esterno e per la pressione sotterranea verso la Cgil, perchè si arrivasse alla rapida chiusura della vertenza. Il Pd non vedeva alternative a Cai, ma prima di tutto non ha compreso quanto l’intero quadro fosse diverso da quello che appariva.

Inoltre i ‘lavoratori volanti’ erano e sono antipatici a tutti, per cui nessuno ha voluto rischiare per difenderne i diritti. Il peso di battaglie ‘impopolari’ spaventa non poco i nostri cuor di leone della politica.

Insomma, una situazione allarmante.

La decisione di scioperare non ha determinato la confusione dei voli. Probabilmente nessuno si è astenuto dal lavoro. I ritardi e le cancellazioni sono stati prodotti dall’applicazione rigida dei regolamenti e la cosa dovrebbe far riflettere, perchè in un settore così delicato se quando si è pignoli succede il finimondo la conclusione dovrebbe essere non quella di gridare alla luna, ma di ripensare alle regole e tentare di renderle più efficienti ed efficaci.

I lavoratori e le organizzazioni sindacali e professionali non hanno tenuto in nessun conto la posizione dell’opinione pubblica, fin dall’inizio della vicenda. Per il solito disguido prodotto da un ricorso maniacale alla ragione e per la sottovalutazione dell’emotività hanno parlato tra loro, per loro e su di loro. Si sono riuniti in un luogo lontano dal mondo reale, il varco per il personale di Fiumicino, e lì hanno vissuto in solitudine la propria avventura, in un gigantesco psicodramma collettivo che fino ad oggi li isolati sempre di più dal Paese. Non hanno cercato gli ‘altri’, mai.

Le domande allora vengono spontanee. Perchè hanno deciso di non parlare ai concittadini direttamente? Perchè non hanno affrontato le città, la altre persone come loro, per mostrare quanto il ‘lavoro’ dei media fosse incompleto e fazioso?

In fondo gli studenti erano un buon esempio: lezioni all’aperto, ‘street parade’, spettacoli con la Guzzanti e conferenze con la Hack, davanti a migliaia di individui incuriositi che per questi motivi li hanno riconosciuti come persone serie e non fannulloni intenti a saltare la scuola.

La risposta non è troppo difficile. Il Paese sta perdendo fiducia nella democrazia e le strutture istituzionali vengono considerate come monolitiche opere impossibili da ri-orientare. Gli ‘adulti’ lavoratori di Alitalia e i loro rappresentanti sindacali non hanno la meravigliosa freschezza dei giovani studenti ed hanno dato per scontate cose che scontate non sono. In un meccanismo inceppato hanno scelto di non smontare l’aggeggio per vedere di rimetterlo in funzione, ma hanno preferito piuttosto lasciar perdere, subendo le conseguenze delle propria pigrizia. In parole semplici hanno pensato: “Non c’è niente da fare”.

I giornali non funzionano più, non sanno raccontare il Paese, ma osservano attraverso la lente deformante di background professionali miopi, se non strumentalmente legati a gruppi di pressione o potere più o meno organizzati. I cittadini credono sempre meno all’informazione, le vendite dei giornali scendono, i ‘free press’ si espandono proponendo una piattezza qualitativa spaventosa e nessuno si domanda come possa un Paese civile e moderno tollerare un simile stato delle cose. Meglio non parlare della televisione.

Ancora una volta il laboratorio Alitalia permette di vedere con maggior chiarezza i ritardi drammatici dell’Italia Spa voluta dal presidente del Consiglio. Ritardi ai quali collabora, involontariamente, anche chi vorrebbe opporsi.

Perchè la vita democratica di un Paese è esattamente nello slogan del futuro presidente americano: “Yes we can!”.  Mentre la realtà italiana è tutta nella traduzione che alle ultime elezioni ne ha fatto il segretario del Pd, Veltroni: “Si può fare” (se pò fa’). A tutti risulta chiara la differenza.

C’è da sperare che in futuro chi vorrà combattere per ricostruire la democrazia devastata di questo Paese ricordi l’esistenza dei sentimenti, la passione per la libertà e la fantasia, sappia immaginare un futuro nel quale la vita dei cittadini è prima di ogni altra cosa legata alle antiche parole della rivoluzione francese: Liberté, Égalité, Fraternité.

Ed esca dal proprio individualismo, personale e collettivo, per andare ad incontrare gli ‘altri’, per restituire alla politica la sua parte migliore, la voglia, oltre che gli interessi.

Libertà, Eguaglianza e Fraternità non sono solo di parole, ma un modo laico di intendere la vita e la politica di cui il mondo sconfitto dai subprime adesso ha infinito bisogno. E l’Italia ancora di più.

Roberto Barbera

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Commenti (2) »

  • francesco ha detto:

    I piloti, specie all’inizio della vicenda, hanno cercato ogni spazio e opportunità mediatica per far passare il proprio messaggio; il risultato è stata una costante mistificazione o trasformazione della comunicazione che ha sistematicamente travisato i contenuti e il fine. Evidentemente i giornalisti hanno abbandonato la “mania” travisante nei confronti del nostro Cavaliere e hanno spostato la mira.
    da qualche settimana la comunicazione verso l’esterno è cessata; il problema non si sposta: senza piloti gli aerei non volano, non esiste un bacino di piloti disoccupati sostanziale, ben poche proposte economiche sono così poco attraenti come quella della neonata CAI.

  • MissMcGonegall ha detto:

    Concordo con quanto sopra, spero il popolo alitalia e il popolo italiano si sveglino dal torpore prima che sia troppo tardi…

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