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Alitalia mostra un Paese in pericolo

Autore: . Data: sabato, 1 novembre 2008Commenti (0)

Nella giornata di ieri il caso Alitalia è tornato ad essere al centro della scena mediatica. Oltre la cronaca ne emerge un panorama agghiacciante per l’informazione. Qui vogliamo sottoporre ai lettori alcuni fatti. Incontrovertibili. 

Poco dopo la fine della trattativa tra Cai, sindacati e governo si è riunito il consiglio di amministrazione della ‘cordata patriottica’, che sospendendo i suoi lavori ha temporaneamente bloccato l’offerta di acquisto di Alitalia.

Tutti i giornali, indipendenti, di destra e sinistra, le televisioni, le radio, le reti satellitari hanno, senza eccezione alcuna, gridato agli italiani che Alitalia era nel baratro e che il fatto era determinato dal rifiuto di alcune rappresentanze dei lavoratori a firmare l’accordo. Solo InviatoSpeciale, tra chi sta seguendo la vicenda dall’inizio, ha deciso di aspettare. La situazione non ci convinceva.

Va detto che, indipendentemente dal condividere o meno le loro posizioni, Anpac, Unione Piloti, Sdl, Avia e Anpav rappresentano oltre il 90 per cento dei dipendenti Alitalia nei settori del personale navigante. Per capirci meglio, piloti e assistenti di volo. Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono quasi del tutto inesistenti in queste categorie, strategiche per la Compagnia.

Puntuale come avviene da sempre in questa incredibile vicenda è arrivata la smentita. Alle 20, Cai ha presentato l’offerta.

Così ha spiegato la situazione l’amministratore delegato della Cai, Rocco Sabelli: “Con la firma dei quattro sindacati confederali sui contratti e i criteri di selezione del personale della nuova Alitalia, abbiamo gli strumenti per andare avanti. In questa fase difficile la ‘moral suasion’ del Governo è stata importante.

Questo è stato un primo passo. Siamo solo all’inizio e ci sono tante cose da fare. Questa tappa ci ha permesso di presentare l’offerta vincolante, coagulando il consenso delle forze rappresentative della base dei nostri futuri dipendenti. Dal punto di vista tecnico abbiamo i due strumenti che ci servivano per avviare le fasi successive: un criterio di selezione dei dipendenti e un contratto da offrire ai lavoratori che assumeremo”.

Sul rifiuto di Anpac, Unione Piloti, Sdl, Avia e Anpav, Sabelli ha detto: “Sarebbe stato meglio averle tutte. Ora però le fasi sindacali sono terminate e continueremo a lavorare nella logica di un clima aziendale di gestione”.

Ma come, il problema non erano le firme dei sindacati e delle associazioni dissidenti? Ed allora perchè l’intero comparto dei media italiani ha sparato la notizia della “responsabilità di alcuni sindacati”?

Questa mattina il quotidiano di Confindustria, ‘il Sole 24 Ore’, tra i meglio informati sul file Alitalia, scrive: “Il punto più delicato dell’offerta è il prezzo. La società non lo ha reso noto, salvo ricordare che il lavoro svolto ha consentito di «raccogliere (…) oltre venti gruppi imprenditoriali, disposti ad investire oltre un miliardo di euro per ristrutturare e rilanciare il comparto aereo del Paese intorno ad Alitalia e Air One”. L’offerta iniziale non vincolante ha indicato un valore di 3-400 milioni per le attività di Alitalia, in parte da pagare con l’accollo di debiti, in parte minore (circa 100 milioni) per cassa. Quest’offerta non assegnava alcun valore agli slot di Alitalia negli aeroporti europei, che alcuni esperti calcolano invece in almeno 6-700 milioni, se non di più. Da qualche giorno circola la stima di un valore di 900-1.000 milioni attribuito all’intera Alitalia dagli advisor del venditore, Rothschild (per Fantozzi) e Banca Leonardo (per il Governo). Se questa stima fosse confermata, Cai dovrebbe migliorare la sua offerta.

Non sono state date informazioni sui valori di acquisto di Air One. Colaninno ha guardato a fondo i valori degli aerei in leasing e della società e ha chiesto a Carlo Toto di abbattere il prezzo rispetto ai 300 milioni indicati dal piano Fenice. Come si concluda il confronto ancora non è chiaro”.

La tesi di InviatoSpeciale, ovvero la difficoltà per la “cordata patriottica” di trovare le risorse finanziarie necessarie per portare a termine l’operazione e le scelte industriali che i compratori di Cai intendono applicare alla Compagnia (corto e medio raggio, dimensione nazionale), rendono l’affare molto costoso e ad alto rischio. Anche nel caso di entrata di un partner straniero. Perché la base di acquisto sale ben oltre il miliardo di euro che i soci sono in grado di rastrellare e gli eventuali ‘utili’, in una fase così instabile per la finanza mondiale e nello specifico del comparto dall’aviazione civile potrebbero essere materia per gli studi di una cartomante.

Questo è stato il motivo del blocco di ieri e le due ore di terrore sono servite per ottenere dal governo alcune garanzie. Inutile entrare nel merito di quali esse fossero, perché sarebbero illazioni, voci, pettegolezzi o fantasie.

La domanda, a nostro parere drammatica, è semplice. Appare possibile che decine di agenzie di stampa, giornali, televisioni non abbiano preso in esame la possibilità che la firma dei sindacati (o la non firma di altri) fossero elementi del tutto ininfluenti?

Il bombardare l’opinione pubblica con notizie inesatte, l’indicare responsabili, il correre dietro il tempo pur di scrivere qualcosa, lo sposare tesi precostituite perché ‘gradite’ a qualcuno trasforma la libertà di espressione in arbitrio e la responsabilità dei media verso i cittadini in carta straccia.

La deriva sembra non aver tregua, perché ieri su un altro caso, quello dell’aggressione da parte di un manipolo di neofascisti agli studenti che manifestavano a piazza Navona, nella capitale, il governo in Parlamento ha raccontato una storia improbabile e nelle ricostruzioni della stampa, del tutto dissimili, l’accento è stato messo sulla cronaca e non sul fatto, ben più grave, che la verità era stata manipolata.

La situazione italiana sta degenerando di ora in ora, senza che le forze politiche, in particolare quelle di opposizione, si rendano conto che la ‘Glasnost’ è il principio fondante della democrazia. Senza non c’è libertà, alcuna.

L’allarme forse dovrebbe indurre qualcuno non solo a riflettere, ma a farlo anche in brevissimo tempo.

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