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Alitalia, il ‘fronte del no’ va dai magistrati

Autore: barbera. Data: mercoledì, 26 novembre 2008Commenti (0)

Mentre l’opinione pubblica è esempre meno informata Alitalia taglia voli su voli. Intanto dopo la firma dell’accordo per la cassa integrazione Anpac, Up, Sdl, Anpav e Avia ricorreranno al Tribunale del lavoro.

Anpac, Up, Sdl, Anpav e Avia spostano sul fronte legale la battaglia contro il verbale sottoscritto al ministero del Lavoro da Filt-Cigl, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl e chiedono al Tribunale del lavoro il puntuale rispetto di quanto previsto dall’accordo quadro sottoscritto a Palazzo Chigi nello scorso settembre.

Il coordinatore di Sdl Andrea Cavola  ha detto: “Sulle procedure di Cigs e sull’accordo quadro sottoporremo le carte al giudice dal momento che sembrano emergere palesi violazioni di quanto da noi sottoscritto. La nostra battaglia continua perchè questa operazione comporterà 8-9mila esuberi e noi vogliamo che, come previsto dagli accordi, che queste persone abbiano un futuro. Non permetteremo che questi lavoratori in esubero possano morire dentro il serbatoio della cassa integrazione. Non so quale potrà essere la reazione di quegli 8-9mila dipendenti che riceveranno la lettera di cassa integrazione e che non saranno riassunti in Cai. Abbiamo, però, avvisaglie, che la gente non possa reagire secondo parametri normali solo perchè 16 imprenditori coraggiosi devono fare l’affare del secolo”.

Intanto dovrebbe essere partito l’invio da parte del commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, delle lettere per la messa in cassa integrazione straordinaria di tutti i dipendenti della Compagnia.

Sulla decisione del ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, di differire lo sciopero proclamato per ieri cavola ha aggiunto: “Matteoli  ha spiegato questa decisione dicendo che la protesta era stata proclamata dalle sigle più rappresentative del settore e quindi avrebbe avuto pesanti ripercussioni. Una argomentazione che ci sembra assurda. E poi se non si può più scioperare quando si rispettano le regole, se non si può più scioperare quando si difendono 8-9 mila posti di lavoro, se non si può scioperare per mantenere i livelli di sicurezza, quando è che si può scioperare in questo Paese? Tutto questo è di una gravità inaudita”.

Secondo le dichiarazioni delle sigle aziendali negli utimi giorni i lavoratori di Alitalia stanno cambiando sindacati. ” Il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, ha reso noto che “tra i navigantisiamo arrivati al 95 per cento e stiamo raccogliendo molti consensi anche tra il personale di terra. Noi siamo un fronte compattissimo, non siamo il ‘fronte del no’ ma il fronte di chi vuole tutelare i lavoratori e per questo tanti vengono a iscriversi da noi”.

Secondo Berti l’operazione Cai- Alitalia è solo un tassello di una strategia orientata a ridurre i diritti dei lavoratori: Governo e ‘poteri forti’, con la complicita’ delle tre confederazioni sindacali, sarebbero i protagonisti dell’operazione.

Il presidente di Anpac è convinto che dopo i lavoratori dell’Alitalia toccherà ad altre categorie, tra le quali anche i giornalisti. Il capo di Anpac, poi, ha dichiarato di essere rimasto stupito nel vedere la Filt-Cgil tra le organizzazioni che hanno sostenuto l’operazione Cai-Alitalia, perchè a livello nazionale il sindacato di sinistra è sottoposto ad una offensiva messa in atto da governo,Cisl e Uil con lo scopo di isolarlo.

Anpac, Up, Sdl, Anpav e Unione piloti hanno poi spiegato che a loro parere le cancellazioni di voli decise, in questi giorni, dal commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, non dipendono dagli effetti dello sciopero bianco dei dipendenti dell’aviolinea nè da un aumento delle malattie del personale. Piuttosto, si sta riducendo l’operativo per agevolare al massimo lo start up di Cai, previsto per il prossimo mese di dicembre.

“Riducendo i voli si rende più fluido il passaggio dalla vecchia Alitalia a Cai. Mantenere, infatti, l’operativo a pieno regime rischierebbe di comportare intoppi e disagi anche a fronte del fatto che questo passaggio avverrà senza mettere le macchine a terra neanche per un giorno” hanno detto i sindacalisti aziendali ed Berti ha insistito: “Fantozzi addebita al personale di Alitalia le cancellazioni di voli per malattia e sciopero bianco. Non è così anche perchè lo sciopero bianco non esiste. L’azienda sta deliberatamente cancellando i voli per facilitare il passaggio a Cai: con un’operativo più piccolo è sicuramente più facile gestire l’operazione”.

Berti ha parlato di “pressioni e intimidazioni che il personale navigante è costretto a subire in questi giorni. Alcuni lavoratori hanno ricevuto contestazioni disciplinari, basate sul nulla. Ad esempio, a fronte di un esposto presentato alla Polaria da alcuni passeggeri di un volo in ritardo, agenti di polizia si sono recati sottobordo a parlare con il comandante del volo. Queste sono pressioni pesanti e faremo degli esposti anche perchè con queste intimidazioni si butta a mare la nostra cultura aeronautica di 60 anni. Abbiamo avvisato le autorità internazionali e ci sorprende il fatto che il presidente dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo e il direttore generale dell’Enac non ritengano opportuno intervenire”.

Sempre ieri il Consiglio di amministrazione di Cai ha conferito le deleghe al presidente e all’amministratore delegato, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, per dare esecuzione all’aumento di capitale per massimo 1,1 miliardi di euro per dotare la società delle risorse necessarie a perfezionare le acquisizioni e a finanziare il piano di rilancio della nuova compagnia.

Il Cda ha ratificato l’esito positivo della trattativa con il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, relativo all’acquisto di beni e asset di Alitalia per un importo complessivo pari a 1.052 milioni di euro. In merito alle condizioni vincolanti e necessarie al perfezionamento dell’acquisto da parte di Cai degli asset di Alitalia, il Cda ha preso atto delle decisioni della Commissione europea del 12 novembre scorso e rimane in attesa di conoscere l’esito dei lavori del monitor trustee europeo nonchè la decisione dell’Autorità garante per la Concorrenza e il mercato.

Forse con eccessivo ottimismo Cai ha espresso piena soddisfazione per i risultati della trattativa con il commissario, che secondo i soci della ‘cordata patriottica’ dovrebbe consentire a Cai di procedere ”il più rapidamente possibile allo start up operativo della nuova Alitalia, fondato su un progetto industriale di ampio respiro per il rilancio del comparto aereo nazionale intorno ad Alitalia e Air One. La nuova compagnia contribuirà a dotare il paese di un sistema di infrastrutture del trasporto aereo capace di soddisfare i consistenti fabbisogni di collegamenti domestici, internazionali e intercontinentali da e per l’Italia, rispondendo al meglio alle specifiche esigenze delle diverse aree dell’intero territorio nazionale’.

Il quadretto idilliaco fornito da Cai si scontra contro il caos operativo, normativo e strategico. Infatti i dubbi sulla fattibilità di un piano industriale per altro ancora del tutto ignoto sono stati espressi da numerosi esperti del settore.

A confermare la genericità di dichiarazioni propagandistiche anche la nebulosita delle notizie sul partner straniero per la nuova Alitalia. In un comunicato diffuso al termine del Cda è si dice solo che ”la credibilità del progetto industriale e la determinazione di Cai nel portarlo avanti hanno reso possibili proficui contatti con i vertici di alcuni fra i principali operatori mondiali del settore, allo scopo di definire i termini di una importante alleanza industriale di natura strategica con forti prospettive di crescita comune, che porti all’ingresso di un partner internazionale nell’azionariato della nuova compagnia”.

Insomma più pubblicità a buon mercato che fatti. Intanto si estendono nel Paese le critiche di amministratori locali ed Istituzioni per il taglio dei voli, che da Palermo a Parma, Bari e Brindisi stanno falcidiando il trasporto aereo nazionale.

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