Afghanistan, oppio e grano
Aumenta la produzione di grano
Meno droga venduta, meno possibilità di acquistare armi. Sarebbe questa l’equazione secondo la quale l’Afghanistan potrebbe ridurre il suo potenziale potere d’acquisto. Nel 2008 calano la coltivazione e la produzione di oppio, che vanno a concentrarsi quasi esclusivamente (per il 98 per cento) nelle cinque province meridionali: Farah, Nimroz, Helmand, Kandahar, Uruzgan, sempre più sotto il controllo dei taleban.
A fotografare la situazione della coltivazione oppiacea, di cui l’Afghanistan è monopolista mondiale, è il Rapporto 2008 stilato dall’Ufficio Droga e Crimine delle Nazioni Unite e presentato ieri a Roma dal direttore, Antonio Maria Costa che ha evidenziato “il circolo vizioso creatosi tra la produzione di oppio nelle aree fuori controllo del Sud e l’acquisto di armi da parte delle bande di guerriglieri, taleban in prima linea, con i proventi della droga”.
Un circolo che potrebbe tuttavia non avere più vita tanto lunga: coltivazione e produzione sono infatti sensibilmente in calo: rispettivamente meno 19 per cento, e meno 6 per cento. Su questo trend si attestano anche le prospettive per il 2009. Ma cosa ha determinato la riduzione di un’attività tanto remunerativa? Più fattori, ha spiegato Costa.
Il primo è a carattere politico: “La riduzione della semina grazie alle pressioni di governatori e capi villaggio”. Ma molto più incisivi sono i due fattori economici: “La produzione di oppio afghano supera ormai la domanda e l’eccedenza ha comportato il calo del suo prezzo”.
Inoltre è aumentato il prezzo del grano, rendendo questa coltivazione altamente competitiva. Resta il fatto che la lavorazione e il traffico di oppio abbiano generato un’entrata addizionale di 200-400 milioni di dollari. Soldi che sono andati “alle potenti signorie locali – ha spiegato Costa – grazie a un sistema di tassazione su base locale delle attività al 10 per cento. Non sorprende, quindi – ha aggiunto – che la macchina da guerra dei taleban mostri ottime capacità di resistenza agli attacchi di governo e alleati”.
Il funzionario Onu propone due strategie: innanzitutto continuare a sfruttare l’alto prezzo del grano che non accenna a calare, intervenendo però con generose distribuzioni di cibo nelle città afghane per evitare rivolte e proteste. L’altro aspetto riguarda l’impiego delle forze militari in attività di contrasto della criminalità . A questo proposito, Costa ha ricordato che “la decisione politica è stata presa ma ancora non si sono avute operazioni in questo senso”, come la distruzione dei mercati di droga all’aperto, lo smantellamento dei laboratori dove viene lavorata l’eroina e il blocco dei convogli di trafficanti che si muovono sul confine sud-ovest.
Nel complesso non va dimenticato che in Afghanistan c’è una grande quantità di oppio stoccato. Secondo gli operatori Onu, i taleban lo conserverebbero in vista di un calo nella produzione. Il conseguente rialzo del prezzo favorirebbe infatti una rivalutazione degli stock in loro possesso, con il risultato di aumentare i mezzi di finanziamento della guerra.


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