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I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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AAA, giornalisti cercansi

Autore: barbera. Data: venerdì, 14 novembre 2008Commenti (1)

InviatoSpeciale è un giornale di Citizen journalism. Vuol dire che è costruito coi cittadini, insieme. L’Italia attraversa un momento difficilissimo, anche nel campo delle libertà democratiche. Chi vuol parlare allora lo faccia.

In questi giorni sembra di vivere in uno strano Paese. Non che fosse molto diverso in passato, ma adesso la cosa è facilmente percepibile. Protestano i lavoratori Alitalia, gli studenti, gli insegnanti, i genitori degli studenti, i lavoratori pubblici, i precari di ogni tipo, i ferrovieri, gli autisti dei tram, persino i distributori di farmaci.

Scioperano l’Associazione Forense Isola Ischia, l’Ordine degli Avvocati di Alba, i lavoratori degli Istituti di vigilanza, i Magistrati professionali e onorari, i lavoratori di Roma Multiservizi, lo Snater alla Rai, la Polizia municipale di Caserta e Taranto, i ricercatori, i piloti di Eurofly e Meridiana e ci fermiamo qui. Chi volesse può consultare l’elenco.

L’Italia bella ed efficiente del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sembra esistere. Eppure non si sa, perchè i giornali raccontano un’altra storia. Ci sono la stampa filogovernativa e quella di opposizione, una guarda con favore all’esecutivo, l’altra dovrebbe fare il contrario, ma nel concreto la distanza tra cittadini e informazione è diventata immensa. Di media indipendenti nemmeno a parlarne.

Le prime pagine narrano di improbabili e bislacche querelle politiche, di riunioni segrete tra alcuni sindacalisti e Confindustria, di interminabili contenziosi sulla commissione di vigilanza per la Rai, oppure delle avventure di una velina e di un calciatore, dell’amante della moglie del candidato sconfitto alle ultime elezioni americane o ci mostrano il lato B più bello del mondo.

Il Cavaliere, intanto dà dell’imbecille a chi non la pensa come lui e racconta in televisione che il settanta per cento di italiani lo ama. Chissà com’è allora che in tanti protestano?

Nelle case, sui luoghi di lavoro, ovunque ci siano ‘persone’ si respira disagio, si sente parlare d’altro. Non sempre in modo lucido, anzi. Spesso i ragionamenti sono confusi, generici, mostrano quanto sia dilagante la disinformazione.

Se si entra in un’università, tra chi combatte la Gelmini e chi no, si scopre che molti vorrebbero fare i giornalisti e non sanno come fare. Se ci si ferma in un bar quasi tutti contestano l’ultimo articolo letto sul giornale. Sul tram il lamento per i programmi televisivi è un coro permanente. Tutti borbottano, ma pochi hanno la voglia di cambiare.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line ‘strano’. Perchè rientra tra quei media che sono definiti di Citizen journalism. In Italiano vuol dire ‘giornalismo partecipativo o democratico’.

In poche parole. L’idea che sta dietro il citizen journalism, a InvitoSpeciale, è semplice: anche chi è senza formazione professionale può utilizzare gli strumenti della tecnologia moderna e la distribuzione globale di Internet per creare, ampliare e orientare la conoscenza dei fatti.

Ad esempio, è possibile scrivere della propria città è denunciare un disservizio, un problema, un un disagio. Anche si può rendere noto che l’articolo pubblicato da qualcun altro contiene inesattezze, se non proprio bugie. Oppure con una foto da un telefonino far vedere quello che potrebbe rimanere invisibile.

Per chi, poi, volesse fare il giornalista è una possibilità, perchè senza filtri e raccomandazioni consente di fare esperienza, con l’ausilio di professionisti che insegnano le regole sul campo e non in teoria.

Insomma il Citizen journalism è una opportunità ed un luogo di democrazia.

Anche in questo l’Italia è un Paese strano, perchè in moltissimi si lamentano per la qualità dell’informazione, ma poi non fanno nulla.

Noi cerchiamo reporter, cronisti, fotografi. Li cerchiamo bravi, attenti e sinceri. E cerchiamo cittadini che vogliano partecipare.

Per chi volesse noi siamo qui allora per collaborare insieme a cittadini-giornalisti. Non più persone che stanno in panchina, ma gente con la voglia di essere protagonista della propria esistenza. Sciveteci.

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Commenti (1) »

  • Elio ha detto:

    Come sono lontani i tempi in cui un cronista, per far pervenire gli articoli alla redazione di un qualsiasi giornale doveva, necessariamente, fare ricorso all’uso del “Fuori Sacco”, oppure al posto pubblico telefonico, da cui, con l’ausilio di 2 operatori (uno in loco e l’altro presso la centrale della SIP), richiedendo la cosiddetta procedura “R” ( prevedeva l’addebito del costo della telefonata sul conto dell’azienda editoriale destinataria ) doveva dettare, prima agli stenografi, successivamente ai dimafonisti – che provvedevano a registrarne, su apposite bobine, il contenuto – i vari articoli!
    Poi fu inventata la telescrivente, anni dopo ci furono i primi apparecchi idonei alla trasmissione/ricezione dei telefax, oggi c’è un meraviglioso strumento di comunicazione, offertoci dal web. E tutto diventa più facile, più celere, più immediato e, quindi, più attuale, perchè le distanze sono state, di fatto, abbattute, polverizzate, rese quasi inesistenti. Come in questo caso!
    Sono passati 41 anni da quando (ero appena sedicenne) cominciai la mia esaltante avventura nel mondo del giornalismo. Ho lavorato per diversi quotidiani (quattro siciliani e tre del centro sud), ho curato rubriche e programmi presso una delle prime emittenti radiofoniche libere e sono stato direttore di due testate giornalistiche televisive, ma non finisco mai di stupirmi dei progressi e dei successi che il mondo della comunicazione ha conseguito con il tempo. Anzi, riesco ancora ad entusiasmarmi per ogni novità, cercando – se me ne viene data la possibilità – di portare un mio piccolo contributo e, nel contempo, per riceverne il più grande ed incommensurabile beneficio: l’arricchimento del mio personale limitato sapere, come insegna Socrate, di cui, fin dai tempi del Liceo, sono stato un convinto seguace.
    Grazie, grazie, grazie!
    Elio

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