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Zingari senza luce dalle 17

Autore: . Data: martedì, 28 ottobre 2008Commenti (0)

Le istituzioni? Non pervenute La lettera è accorata, l’ha scritta una mamma del quartiere Talenti (si chiama Orietta Pacioselli), periferia residenziale a nord est della Capitale: “Noi mamme non siamo razziste, lo diciamo subito – ha spiegato a ‘Dnews’ – e lo vogliamo precisare, ma nella seconda D della scuola media statale ‘Renato Fucini’ ci sono tre zingari. Il problema – continua la signora Orietta nella sua missiva – è che purtroppo vivono in una condizione molto brutta: hanno la corrente fino alle cinque del pomeriggio e quindi, quando ritornano al campo, non possono farsi la doccia e vanno a letto vestiti per non morire di freddo”.

In classe sono giunte lamentele a causa dell’odore sgradevole “e noi genitori non sappiamo a chi altro rivolgerci (abbiamo scritto una mail anche al sindaco che naturalmente non ci ha risposto). Noi non vogliamo che se ne vadano, ma vogliamo più pulizia. Se devono stare nei campi che gli lascino la corrente 24 ore su 24: l’anno scorso sono andati in gita scolastica e la professoressa ci ha riferito che si facevano più docce al giorno, quindi non è che vogliono essere sporchi – conclude – è che per forza di cose lo devono essere”.

Secondo le stime della Caritas di Roma, lo riferiva proprio ieri Famigliacristiana.it, gli insediamenti zingari spontanei e in seguito ‘attrezzati’ (con acqua, luce e fogne) sarebbero circa 33 con più di 8 mila presenze.

Circa 400 gli zingari italiani (sinti e kalderasha); 2-3 mila i romeni; gli altri provengono quasi tutti dalle diverse Repubbliche dell’ex Jugoslavia. “Si tratta di persone particolarmente esposte al rischio di esiti negativi per la salute, a causa delle condizioni di marginalità sociale e del ridotto accesso ai servizi”, ha spiegato Salvatore Geraci, medico, responsabile dell’area sanitaria della Caritas romana e curatore, insieme con le Asl locali, di una ricerca presentata a maggio sui risultati di una campagna per l’accessibilità dei servizi socio-sanitari da parte della popolazione rom e sinti.

“La campagna – ha raccontato il settimanale dei Paolini nella sua versione online – dal titolo Salute senza esclusione ha dato risultati significativi, tanto che il collaudato modello di prevenzione e cura attuato a Roma verrà esportato a Firenze, Palermo, Messina e Trento”.

Eppure, dopo gli sgomberi agostani, “i risultati raggiunti sono stati vanificati – ha aggiunto Geraci – e siamo tornati indietro di quindici anni sul coinvolgimento delle Asl competenti nei campi e sul rapporto fiduciario e di continuità creatosi con i rom. Se ci fosse una prospettiva non ci troveremmo ora in questa situazione: i nomadi non sono un’emergenza in Italia, almeno nelle grandi città, dove sono insediati da tempo”.

Tuttavia le resistenze si constatano anche nella comunità cristiana: “I pregiudizi – ha concluso – sono trasversali, purtroppo. Invece la conoscenza di una popolazione al di là dei luoghi comuni, basata sull’incontro e sulla relazione, ci cambia sempre”.

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