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Vicenza, il voto contro la base

Autore: . Data: lunedì, 6 ottobre 2008Commenti (0)

L’articolo per “tu inviato” di una scrutinatrice del referendum autogestito di Vicenza. Su circa 24mila votanti oltre il 95 percento non vuole la base statunitense. Chi li ascolterà al governo italano e al Pentagono?

E’ lunedì, e a Vicenza comincia un nuovo giorno di dibattiti dopo la manifestazione di democrazia avvenuta ieri.

Lo scrutinio della consultazione popolare autogestita del 5 ottobre sul futuro dell’aeroporto Dal Molin è terminato durante la notte: ora tocca a chi di dovere riflettere sui dati emersi. A votare spontaneamente si sono recati ben 24.094 cittadini, pari al 28,56% degli aventi diritto al voto. Di questi, 23.050 voti espressi, pari al 95,66%, sono sì, ovvero voti favorevoli all’acquisizione, da parte del Comune di Vicenza, dell’area del Dal Molin per evitare che questa venga destinata a usi militari americani, ospitando quella che si vorrebbe far diventare la più grande base statunitense in Europa. Solamente 906 voti sono no, il che corrisponde al 3,76% dei voti totali.

Un risultato ragguardevole, se si considera che non più tardi di 4 giorni prima il Consiglio di Stato aveva azzerato le competenze dell’Amministrazione Comunale, costringendo associazioni e privati cittadini a rimboccarsi le maniche per costituire un comitato ad hoc attraverso il quale organizzare la consultazione (non più ammantata dei crismi dell’ufficialità) in pochissimo tempo.

Un risultato ancora più significativo, se si tiene conto degli innumerevoli tentativi di delegittimare questo atto democratico da parte di esponenti del Governo nazionale (Berlusconi, La Russa, Fini – quest’ultimo recatosi a Vicenza, guarda caso, venerdì scorso – oltre al commissario straordinario Costa), regionale (il Governatore del Veneto Giancarlo Galan, che ha parlato di “referendum grottesco”) e locale, a cura di esponenti del PdL che hanno invitato i loro simpatizzanti a non andare a votare.

Un segnale di grande determinazione spontanea della cittadinanza, quando si pensa che Vicenza è stata isolata anche dalla sua provincia: agli abitanti dei comuni contermini (tra cui Caldogno, confinante col terreno del Dal Molin) non è infatti stato concesso da parte delle rispettive amministrazioni (per lo più forziste o, ironia della sorte, leghiste del “paroni a casa nostra”) di esprimersi sulla questione. Ecco perché molti di loro sono venuti ai seggi cittadini, chiedendo inutilmente di poter votare, come tante sono state le iniziative di solidarietà che hanno portato simbolicamente a esprimersi, in alcuni paesi della provincia, circa 2 mila persone.

Grazie a uno sforzo organizzativo imponente, i seggi ricavati in appositi gazebi sono rimasti aperti dalle 8.00 alle 21.00 grazie alla presenza di centinaia di volontari in 32 punti di raccolta sparsi per tutta la città. Lo spoglio, effettuato da un apposito comitato di garanti, è stato poi ultimato presso il Media Center di Piazza Castello sotto gli occhi di centinaia di cittadini.

La consultazione popolare dunque, ha portato a votare migliaia di vicentini che, in questo modo, hanno risposto all’atto di autoritarismo del Consiglio di Stato il quale, allineato evidentemente ai desideri del Governo, aveva annullato il referendum ufficiale promosso dall’Amministrazione comunale, e tolto quindi il diritto di parola ai vicentini sulla base della sua presunta inutilità.

Lo stesso sindaco di Vicenza, Achille Variati, ha riconosciuto che il voto è stata “un’ottima risposta di partecipazione e democrazia a chi voleva imporre scelte che riguardano il futuro della comunità locale vicentina”. Per Achille Variati, che si è presentato a votare al gazebo del suo quartiere di prima mattina, il voto è stato “uno straordinario esempio di democrazia”. È un messaggio, per Variati, che è andato oltre Vicenza e “si è rivolto all’intero Paese” affermando con la forza della partecipazione “quanto sia sbagliato non permettere alla gente di esprimersi su ciò che li riguarda”.

Francesca Danda




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