Veltroni a Ballarò: ombra di un leader
Un uomo senza qualità
Ieri sera il segretario del Partito Democratico era ospite del programma di Raitre. La discussione avrebbe dovuto essere sulla crisi finanziaria che sta divorando le economie del mondo. Però tra spot autopropagandistici e cartelli elettronici da PowerPoint non si è approfondito nulla. Puntata dopo puntata Ballarò sembra diventare sempre di più il ‘Porta a porta’ del centro-sinistra.
Floris è riuscito a portare a termine il programma evitando accuratamente di produrre anche il minimo imbarazzo ad ospiti che per motivi diversi sono in evidente affanno.
Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze del Senato, che dopo aver ‘giurato’ sulla certa diminuzione delle tasse da parte del governo di centro-destra, poiché il fatto non è avvenuto, ha ‘dimenticato’ di averlo detto.
Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, uno dei protagonisti del fallimento della trattativa Alitalia-Air France Klm, che oggi scarica la responsabilità sui francesi e nasconde di aver firmato ‘in anticipo’ un accordo con Cai devastante per i lavoratori.
Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, dirigente di una organizzazione che ha grandi responsabilità nel gravissimo ritardo di innovazione dell’industria italiana, con le conseguenze per tutti visibili. Caduta della competitività, concorrenza straniera, diminuzione dell’occupazione.
Walter Veltroni, la star della serata, leader del Partito Democratico, formazione politica in difficoltà, divisa al suo interno e messa in scacco dalle mosse degli avversari del centro-destra.
Inutile analizzare il programma, potrebbero essere interessanti alcune considerazioni su Veltroni.
In queste ore il Paese è attraversato da un’ondata razzista senza precedenti, l’occupazione diminuisce, gli stipendi sono sempre più inadeguati, l’informazione sembra non essere più capace di esercitare il suo ruolo di controllo, il governo esautora il Parlamento e va avanti a botte di decreti e di voti di fiducia. Persino il cautissimo presidente della Repubblica, Napolitano, informa di seguire con “preoccupazione ogni erosione delle prerogative e degli equilibri costituzionali”.
Veltroni, con aria assorta, durante la trasmissione ha comunicato di sentirsi “anglosassone” e offerto la disponibilità dell’opposizione al governo per dare una mano sulle “grandi emergenze nazionali”.
Silvio Berlusconi, informato della cosa, uscendo dalla Camera, gli ha risposto: “Di Veltroni non me ne frega niente”.
Quando Floris gli ha riferito la dichiarazione del premier, il capo del Pd sconsolato ha commentato: “Mi dica in quale Paese al mondo il presidente del Consiglio dice parole del genere sul capo dell’opposizione”.
Di quale democrazia anglosassone parlava Veltroni?
Sarebbe utile ricordare a Veltroni che raramente nelle democrazie evolute l’opposizione e la maggioranza si incontrano.
In Germania, dove era impossibile comporre una governo, si è formata una coalizione e questa scelta ha prodotto risultati negativi per tutti. Gli elettori non hanno gradito.
Alle elezioni in Baviera la Csu è crollata al 43,4 per cento (rispetto al 60,7 del 2003) e ha così perso la maggioranza assoluta nel Land meridionale tedesco dopo 46 anni.
In Assia da pochi giorni si è formato il primo laboratorio in un Land occidentale per un ‘alleanza rosso-verde’ tra Spd, Verdi e Linke. Mentre il partito socialdemocratico è in una crisi interna drammatica la sinistra della Linke è data nei sondaggi al 13 per cento, un risultato inimmaginabile prima della große Koalition.
Insomma, il contrario di quello che Veltroni vorrebbe.
Il leader del Pd, però, continua a sentirsi “anglosassone”.
Allora, forse, pensava agli Stati Uniti in costume Wasp (White Anglo-Saxon Protestant), commettendo una grave violazione del politically correct (insomma, gli afroamericani o gli ispanici, non certo anglosassoni, Martin Luther King, il candidato nero Obama) o forse si riferiva al sistema politico, pensandolo di orgine inglese, ma dimenticando che il modello statunitense contiene, tra i primi nella storia, il principio della divisione dei poteri che ha origine nel pensiero del giurista francese Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu. Insomma gli Usa sono un posto complicato, sarebbe meglio informarsi prima.
O immaginava il Regno Unito. Ma lì i suoi amici del Labour sono in coma profondo, mentre dilaga una crisi economica e sociale quasi all’italiana.
Certo, il viaggiatore Veltroni, per quanto si sappia, è un amante del cinema e forse durante qualche trasferta aerea deve essere rimasto folgorato da un movie con Julia Roberts o Reese Witherspoon, tanto da pensare di essere in una favola hollywoodiana.
In Usa, per tornare al mito di Walter, evitando di sottolineare cosa si dicono abitualmente repubblicani e democratici al Congresso e prendendo ad esempio solo la crisi degli istituti bancari americani delle ultime settimane, il presidente Bush si è visto bocciare la ‘prima soluzione’ alla catastrofe tanto da dover ‘trattare’ una manovra di salvataggio bis nella quale, pur di avere i voti, ha affrontato una specie di suk mediorientale, arrivando a concedere un credito economico per le piccole aziende delle Isole Samoa, oppure uno sgravio di 10mila dollari per l’addestramento di squadre di soccorso per minatori e anche agevolazioni per le piccole aziende che danno lavoro a dipendenti che provengono dalle riserve indiane e un piano di ammortamenti accellerati di sette anni per i proprietari di piste da corsa per auto o motociclette. Ed altre amenità del genere.
A Washington, tra lobby e scambi inquietanti di favori si sono varate misure anti crack che molti analisti non trovano poi così efficaci. Comunque l’intera vicenda ha mostrato quanto la ‘terra promessa’ del libero mercato sia il luogo delle scorribande, della truffa, della speculazione sulle spalle di ignari e fragili consumatori.
Insomma, il leader del Pd, nel suo provincialismo pseudoletterario, immagina e come tutti i sognatori non vede i muri che ha di fronte.
Durante il dibattito a Ballarò ha difeso la ‘scelta coraggiosa’ delle elezioni e rivedicato il merito di aver contribuito a ‘semplificare’ il sistema politico nazionale. Poi ha sentito il bisogno di definirsi ‘moderato’ ed infine ha tentato di parlare di economia.
Ha anche contestato l’azione del governo, con parole vigorose, salvo non spiegare quale a suo parere debba essere il sistema di alleanze sociali e politiche in grado di smantellare l’egemonia arrogante sulla quale si fonda il potere del centro-destra.
Secondo Veltroni l’accellerazione determinata dalla complessità del presente incide sullo sviluppo delle consapevolezze diffuse e induce una desiderio di ‘scelte concrete’ che i tempi della politica non sono in grado di soddisfare. Secondo il segretario del Pd questo problema è comune a tutto il mondo occidentale.
Soluzioni? Una sola Camera, meno partiti, efficienza, scelte rapide, semplificazione del sistema.
Sembrava di trovarsi di fronte ad allievo discolo di un corso serale di marketing.
Dimentica Veltroni che in nessun Paese al mondo il proprietario di un impero mediatico, di una banca, di una azienda quasi monopolistica di pubblicità, di interessi nei campi più vari è presidente del Consiglio e a capo di un partito che non fa mai congressi.
Dimentica Veltroni, che fieramente nega in Italia ci sia un rischio serio per la democrazia, che da mesi il Parlamento ratifica decisioni governative quasi senza dibattito.
Infine una stravaganza. Mentre durante le elezioni il leader dell’opposizione ombra evitava di nominare l’avversario Berlusconi, adesso è arrivato ad evitare di nominare se stesso. Si definisce “il capo dell’opposizione” in terza persona.
Risulta ignota la formula magica che gli permette di guidare un partito. Tuttavia, in Italia sono molte le pozioni misteriose, compresa quella che ha consentito a Berlusconi di diventare premier.


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