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Università in bancarotta

Autore: . Data: mercoledì, 15 ottobre 2008Commenti (0)

Tra pareri difformi e discussioni emerge con chiarezza una grave crisi finanziaria per gli atenei. Mentre si allargano le proteste di tutto il mondo universitario si scopre un’ennesima situazione di crisi.

Se le cose non cambieranno rapidamente nel 2010 tutte le 66 università italiane saranno in uno stato di emergenza. Per ora ce ne sono due con i conti in rosso e altre sei in gravi difficoltà: è l’inizio di una crisi. Sono alcuni dati rivelati da Alessandro Mazzucco, rettore dell’università di Verona e membro della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui).

Ecco il pensiero del Rettore dell’università veronese.

“L’università di Siena spende per il personale il 104 per cento del suo finanziamento statale e la Federico II di Napoli il 101 per cento: entrambe hanno superato il 100 per cento della spesa reale sul finanziamento statale”, osserva Mazzucco spiegando che “quelle di Siena e la Federico II di Napoli sono le prime università a trovarsi in questa situazione. Se le cose continueranno a seguire questa direzione senza interventi, come riduzione dei corsi i laurea, riduzione delle sedi decentrate e blocco del turnover, nel 2010 tutte e 66 le università statali italiane saranno in emergenza”.

Gli altri sei atenei in grave difficoltà sono quelli di Bari, Cassino, Firenze, l’università Orientale di Napoli e inoltre Pisa e Trieste: spendono oltre il 90 per cento del finanziamento statale per il personale, dove il 90 per cento delle risorse è calcolato in modo ‘virtuale’, introducendo alcuni correttivi. Secondo Mazzucco, “di questo passo si ridurrà progressivamente la possibilità di fare ricerca nelle università italiane a causa delle difficoltà create dai tagli del finanziamento ordinario”.

I primi segnali arrivano già dall’università di Bologna, un vero fiore all’occhiello del mondo universitario italiano, che si trova però a spendere per il personale l’84 per cento dei finanziamenti che riceve dallo Stato. “Una crisi – sostiene Mazzucco – recentemente denunciata dal quotidiano inglese ‘Times’, che ha osservato un calo nella qualità della sua ricerca che l’ha portata a retrocedere nella graduatoria internazionale delle eccellenze”. Tuttavia, prosegue l’esponente Crui, “il livello della ricerca in Italia è eccellente e bisogna cogliere le opportunità per migliorare la situazione”.

La Crui, aggiunge il rettore dell’Ateneo veronese, “sta cercando di concertare con il governo alcune misure, ad esempio nuovi meccanismi di reclutamento del personale docente e modifiche dello status giuridico del personale universitario allo scopo di razionalizzare le risorse disponibili, data l’impossibilità di aumentare i finanziamenti”.

Mazzucco condivide l’analisi del ministro per l’Istruzione, università e ricerca Mariastella Gelimini, secondo la quale il numero di corsi di laurea attivati in passato è eccessivo e che è opportuno incentivare il ricorso a contratti esterni o supplenze.

E non esclude nemmeno l’ipotesi di trasformare le università in fondazioni: “potrebbe funzionare – sostiene – ed è interessante perché permetterebbe di aprire delle partnership, ma andrebbe formulata secondo un progetto più preciso”.

Per quanto riguarda una riforma dei Policlinici, Mazzucco conclude dicendo di “non aver sentito il ministro esprimersi in proposito ma si tratta di una voce di spesa impropria per il bilancio delle università. Credo sia auspicabile che passi alle Regioni”.

Diamo ora la parola al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione dell’università di Bari che spiegano: gli Organi di governo dell’Università degli Studi di Bari, riuniti in seduta congiunta il 13 ottobre 2008, esprimono estrema preoccupazione per le conseguenze delle misure adottate dalla legge 133/08, che minano profondamente il futuro delle Università pubbliche italiane”.

“Tali disposizioni di legge – dicono – stabiliscono quanto segue: che i finanziamenti vengano ridotti di 1,5 miliardi di euro nei prossimi 5 anni. Che le risorse rivenienti dal turn-over del personale universitario potranno essere riutilizzate dagli Atenei solo nella misura del 20 per cento per il reclutamento di nuove unità, con il conseguente trasferimento della quota dell’80 per cento al bilancio dello Stato”.

“La legge prevede ancora che le università possano, a richiesta, trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Una trasformazione dell’università italiana, così radicale per gli effetti che la citata legge produrrà, avrebbe meritato una riflessione ed un dibattito più attenti, con un coinvolgimento attivo del mondo accademico, produttivo e sindacale”.

“Le difficoltà economiche che il nostro Paese attraversa – proseguono – richiederebbero una maggiore valorizzazione della formazione e della ricerca, come accade nella maggior parte degli altri Paesi europei, e non già scelte che inevitabilmente porranno l’università e i Centri di Ricerca italiani in una condizione di declino e di pesante ridimensionamento”.

“Non v’è dubbio che il sistema universitario debba rinnovarsi correggendo tutto ciò che ne diminuisce l’efficacia d’azione e l’autorevolezza. Tuttavia, deve essere denunciato che le misure introdotte dalla legge 133/08, lungi dall’affrontare e risolvere i nodi critici dell’università, penalizzano la sua importante e strategica funzione in maniera indiscriminata. Ed è evidente che questi provvedimenti mortificano in particolar modo le realtà universitarie meridionali”.

In conclusione, riportiamo le misure che l’Ateneo di Bari ha già adottato in ordine ai seguenti punti:

Impegno etico e trasparenza degli atti amministrativi. Razionalizzazione delle risorse finanziarie a favore dei giovani e contenimento delle spese (i primi risultati di questo processo sono stati già riscontrati a livello del bilancio consuntivo del 2007 che ha visto, per la prima volta, una diminuzione in percentuale delle spese del personale rispetto ai finanziamenti statali).

Impegno per la realizzazione della programmazione triennale sul territorio.

Sostegno alla ricerca scientifica, come evidenziato dai relativi indicatori qualitativi e quantitativi. Rapporto sinergico con il sistema economico (realizzazione di brevetti e attività di incubazione d’impresa) e con le Istituzioni locali (convenzioni e accordi di programma con gli Enti). Cooperazione interuniversitaria e internazionale.

L’università degli Studi di Bari “condivide e fa proprio il documento Crui del 25 settembre 2008 per una riforma dei meccanismi di governance del sistema universitario, delle modalità di reclutamento della docenza e del suo stato giuridico, delle problematiche inerenti il dottorato di ricerca, del diritto allo studio e del trasferimento tecnologico. E conferma inoltre la volontà di sottoporsi a rigorose procedure di valutazione affidate a un organismo indipendente.

E’ imprescindibile che nel processo di revisione proposto le risorse di cui è previsto il trasferimento nel bilancio dello Stato siano riassegnate al sistema universitario in funzione del perseguimento di obiettivi di riqualificazione, di controllo della spesa e di incentivazione del merito e dei livelli qualitativi della formazione e della ricerca”.

Ed è per questo che “si chiede al rettore Petrocelli di farsi interprete del disagio della Comunità universitaria presso le forze politiche e il Parlamento affinché i problemi della formazione e della ricerca siano sottratti alla logica dello scontro ideologico. E’ necessario un patto nazionale che disegni una durevole e organica prospettiva riformatrice, mettendo fine al frenetico susseguirsi di interventi parziali che hanno finora prodotto soltanto un clima di disorientamento e di incertezza”.

“E’ indispensabile un confronto serrato che porti a una definizione normativa delle principali questioni attraverso la discussione e il dialogo. Si invitano dunque le Facoltà a promuovere assemblee aperte a tutte le componenti universitarie e si richiede alla Crui e al Cun (Consiglio Universitario Nazionale) l’impegno a difendere il ruolo centrale dell’università pubblica come elemento strategico nella costruzione della società della conoscenza”.


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