Studenti: una nuova speranza
In marcia a Milano con i giovani anti-Gelmini, che lottano pacificamente per il loro futuro. E accanto a loro, a sostenerli e consigliarli, genitori e insegnanti. E’ nato un nuovo movimento
I primi ad arrivare, ieri 30 ottobre, nelle strade del centro di Milano, sono stati i bambini delle elementari, accompagnati da maestri e genitori. Sembravano ancora più piccoli uniti per mano in lunghe catene orizzontali fra centinaia di adulti. Il Paese che ha costretto i ragazzini a scendere in piazza, per farsi sentire e vedere dai vecchi baroni della politica, è un’Italia al punto più basso della sua storia. Il decadentismo italiano significa uno stato d’incertezza in tutti i settori dell’esistenza, che fa temere per il futuro di questi figli. Al signore in doppiopetto che ha detto “che ne sanno loro”, un genitore ha ricordato che fin dai sei anni si può formare la coscienza civile di una persona.
Il cielo era ancora grigio, quando il signore in doppiopetto se n’è andato senza replicare. Dopo qualche minuto il vento freddo è diventato tiepido e le nuvole hanno lasciato passare qualche raggio di sole. Con questa nuova luce e i canti degli studenti dei licei e delle università, Milano è finalmente uscita dal suo grigiore per almeno tutta la mattina. Ordinati, ma gioiosi, i giovani del capoluogo lombardo e delle altre città di provincia hanno dimostrato che nella capitale dell’apparenza e del neo-yuppismo, che si rifà all’ormai datato stampo berlusconiano, è cresciuta suo malgrado una nuova generazione libera e pensante.
Altro che bamboccioni. La mamma di un liceale ha detto: “All’inizio è stato l’intuito, grande risorsa della gioventù, a far capire loro che le cose non andavano bene. Ma dopo settimane di lotta civile stanno andando verso una vera e propria consapevolezza. Era dagli anni Settanta che non assistevo a un movimento simile”.
Il camioncino avvolto dalla scritta “Gelminator”, in testa al corteo, passava diffondendo la musica dei 99 Posse, “Curre, curre, guaglio”. L’energia era sempre più palpabile. Elena Mazza, 44 anni e con una figlia in seconda media, ha aggiunto: “Bisogna protestare perché i tagli sono già cominciati. Alla scuola media del comprensivo Riccardo Massa, dove va la mia bambina, hanno mandato via i professori della specialistica di francese e inglese. Credo che ciò sia avvenuto in base al decreto sui tagli della finanziaria”. Floriana, 43 anni, con due figli alle elementari sempre al Massa, conferma questa situazione: “Alle medie stanno già stravolgendo una scuola che funzionava bene. Chissà cos’accadrà alle elementari. Di questa ‘riforma’ non mi piace niente: né il maestro unico, né la nuova idea di tempo pieno, né le classi ponte. Gli allievi non potranno più fare il confronto con diverse metodologie d’insegnamento e frequentare laboratori, come quelli di scienze, teatro, informatica. Pur essendo una casalinga, difendo il tempo pieno attuale dal punto di vista pedagogico. Cancellarlo significa buttare via anni di studio sulla materia”.
“Curre, curre, guaglio”, intanto, continuava a uscire dal megafono degli studenti di Rho. “Corri, corri, ragazzo”, che non c’è più tempo da perdere. Davide Dovetti, 22 anni e studente di storia alla Statale, era inconsapevolmente in sintonia con quelle parole: “Qui c’è in gioco il mio futuro prossimo. Con una laurea come la mia, pensavo di fare l’insegnante, ma mi sa che invece finirò a fare il bibliotecario o l’archivista”. Eco come affossare una risorsa nella polvere di una biblioteca.
Questi ragazzi meritano di più, e ne è convinto anche Gaetano Delli Santi, professore di scultura, di 59 anni, al liceo artistico di Brera: “Vorremmo una vera riforma, non una buffonata. I miei studenti sono il riflesso della società vuota e consumistica, ma hanno anche singole personalità che vanno valorizzate. Il governo Berlusconi, con la gravità delle sue azioni, in un certo senso li ha risvegliati. Non sono qui per perdere tempo, ma per ragioni serie”. Una di queste è la difesa della scuola pubblica: “Bisogna ricordare – ha continuato Delli Santi – che le ultime due legislature, una di sinistra e una di destra, hanno stanziato in tutto per la scuola privata 7500 miliardi delle vecchie lire. Eppure negli istituti privati ci sono molti insegnanti senza titolo e vanno avanti i raccomandati. Se le privatizzazioni saranno ulteriormente promosse, inoltre, aumenteranno le discriminazioni e le emarginazioni. Le scuole pubbliche diventeranno ghetti per gli stranieri, che le private tengono lontani con la loro retta. Succederà come nel film la Classe (del regista francese Cantet ed ambientato in una classe difficile della periferia parigina, ndr.)”.
Secondo l’insegnante di Brera, la destra colpisce con la propaganda adatta a “un Paese di vecchi e ignoranti. Il ‘grembiule’, per esempio, è uno slogan di facile impatto, ma va contrastato. La sinistra, invece, non ha capito fino in fondo la furbizia di questa accuratissima strategia di comunicazione”. Una bara di cartone nero dell’istruzione pubblica, intanto, ci passava accanto, trascinata da un gruppo di ragazzi.
“Sono la nostra grande speranza, che può invertire la rotta”, ha detto Manfredi Trugenberger, riferendosi a suo figlio diciottenne e a tutti i giovani che con lui stanno manifestando. “Cantano: ‘né rossi, né neri, ma liberi pensieri’ perché non sono ideologici, e questa è una grande fortuna”.
I giovani anti-Gelmini nascono dalle ceneri dei partiti che non li hanno rappresentati. Dal rifiuto della destra e dalla sfiducia nella sinistra. Verso mezzogiorno piazza Duomo, meta del corteo, è diventata una festa di civiltà. Fra giocolieri, canzoni di oggi e di ieri, c’era anche chi si scattava una foto davanti alla Cattedrale finalmente ripulita dopo non si sa quanti anni di restauro. Dai sei ai venticinque anni, i manifestanti si porteranno dentro questa giornata come una traccia che segna un percorso. Sono cambiati e ne sono felici.
Ieri, 30 ottobre 2008, in tutta Italia hanno manifestato contro la riforma della scuola del governo Berlusconi centinaia di migliaia di persone. Di cui un milione a Roma e 100mila a Milano.
Francesca Lancini


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