Studenti, la discussione sul web
La blindatura parlamentare e la levata di scudi della maggioranza non fermano gli studenti: che sui forum si mobilitano, ne parlano, si confrontano. Con la gravità di chi si sente il fiato sul collo.
“Manifestano persino gli universitari, quando noi all’Università non abbiamo tagliato nemmeno un euro”: l’ultima trovata mediatica della maggioranza – variamente esplicitata da Quagliariello, Gasparri, Cicchitto fino al ministro Gelmini e al premier stesso – può considerarsi la conclusiva e plateale cartina di tornasole dell’ormai insanabile divaricazione tra palazzo e società civile.
Giovani, quindi disinformati: un’equazione facile facile che fa comodo ritirar fuori dal cassetto ogni qual volta i movimenti si svegliano dal letargo (ma ovviamente mai da usare nelle campagne elettorali, quando l’accusa rituale per lo schieramento avverso è quello di “non saper parlare ai giovani”). E invece basta un semplice giretto sui tanti forum studenteschi per notare – scontando alcune ovvie quanto marginali eccezioni – non solo una informazione ben più puntuale di ciò che si potrebbe pensare, ma anche una capacità di visione prospettica che va molto al di là di quella della nostra classe politica. L’equazione potrebbe anzi trasformarsi in “giovani, quindi pessimisti”, visto che il comune denominatore dei mille argomenti presenti sull’argomento sembra essere la preoccupazione per un domani quantomai fosco.
Sono vari i thread dedicati all’analisi punto per punto della famigerata 133, e si rivela alla portata di molti svelare i giri di parole con cui nel decreto legge si mascherano i punti critici. Sostanziale nota dolente è la possibilità di passaggio (esentasse) da Università a fondazioni private: Viandante68 trova pericolosa la “valutazione a fini perequativi” che, secondo il comma 9 del decreto, il Governo potrà fare riguardo i fondi da destinare alle Università:
“Se leggete il comma 9 c’è una cosa carina: costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione. Cioè lo Stato deciderà i fondi da destinare alle università in base alle loro disponibilità di capitale privato. NON SI STABILISCE UNA SOMMA FISSA, ma un contributo variabile: quanti più aiuti privati, tanto meno aiuti pubblici…”
Ma anche riguardo la privatizzazione degli enti universitari ci sono posizioni più sfumate, da parte di studenti consci che la 133 non è che l’avamposto della futura riforma Gelmini per l’Università.
Dice Marte2007: “Non sappiamo se con la privatizzazione delle università IN ITALIA (che è diversa dall’america) ci sarà davvero una progressiva eliminazione dei baroni e della gente che occupa il posto all’università con interessi differenti rispetto a quelli per cui l’università è destinata; oppure, un domani, con l’abolizione dei concorsi (perchè in America funziona a chiamata diretta e mi pare che sia anche la linea di Forza Italia) chi non verrà scelto per motivi non legati alla preparazione non avrà neppure più la possibilità di rivolgersi alla questura, perché diventerà legale prendere quelli che ora chiamiamo ‘i raccomandati’”.
Se i tagli indiscriminati non piacciono alla gran parte degli studenti, è però infondata l’accusa di immobilismo che il centrodestra fa del macrocosmo studentesco universitario. Anzi: anche “a microfoni spenti”, che le Università spendano e spandano oltre il dovuto – e senza ottenere i relativi risultati in termini didattico-formativi – pare opinione sostanzialmente condivisa fra gli studenti.
Un altro stralcio dai forum: “L’università di Siena ha un buco di 140 milioni mi chiedo come questo sia possibile (credo che nemmeno l’A.S. Roma che paga milioni di stipendi abbia un buco di quel livello). Il problema di fondo è che c’è troppo personale nelle scuole e una percentuale altissima dei fondi stanziati viene destinata a loro, sono d’accordo nel dire che si potrebbe cercare di tagliare altrove, però anche la scuola ha bisogno di tagli, visto che i soldi non vengono investiti correttamente.”
Di certo c’è la confusione di ruoli, per cui – se nelle piazze le associazioni di sinistra marciano con gli studenti di AN – anche sul web la scissione tra appartenenza politica ed opinione riguardo il decreto Gelmini si rivela, più che una presa di posizione, una cocente necessità. Dice Butterfly: “Io ho votato per il partito che ha proposto questa legge,ma ho una testa per valutare quali possano essere i disagi ai quali uno studente come me può andare in contro se questa dovesse essere approvata!!!!
l’adesione ad un partito non implica di condividerne appieno l’operato!!!
se c’è qualcuno che approva questa proposta di legge solo per una questione ‘di partito’ lo invito gentilmente ad aprire gli occhi e a ragionare con la propria testa così da poter appurare personalmente tutti i contro della 133”
Insomma, il confronto è vivo e costante anche nella grande Rete; e il fatto che, da destra come da sinistra, i partiti sembrino incapaci tanto di inseguire gli studenti sul terreno della contestazione quanto soprattutto di proporre un dialogo costruttivo in materia, dà davvero sostanza al recente proclama veltroniano secondo cui “l’Italia è migliore di chi la governa”. Purtroppo, però, nemmeno gli universitari dichiaratamente vicini alle posizioni del Partito Democratico sembrano voler salvare dalla condanna la propria fazione politica, memori dello stagnante bipolarismo che da quindici anni intrappola l’Italia e, con essa, il suo sistema di istruzione pubblica.
Carlo Crudele


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