Il razzismo è un crimine
La Camera dei Deputati ha approvato la mozione della Lega Nord che separa i ragazzi stranieri e quelli italiani nelle scuole. Il razzismo e la cultura dell’apartheid continuano a nascondersi dietro la menzogna di voler ‘facilitare’ l’integrazione.
I ‘padani’ insistono nel nutrire le spinte segregazioniste e sono inseguiti dalle altre forze del centro-destra, spaventate dal rischio di perdere voti. Intanto l’opposizione protesta, ma senza riuscire a definire un confine invalicabile, che divida civiltà e barbarie. Perché il razzismo italiano, implicito e mascherato, non ha diritto a nessuna comprensione. Il risultato è che non si guarda più alla realtà e l’Italia sta diventando un inferno.
Tra poco, forse, sarà possibile istituire classi di “inserimento” per i bambini stranieri, ghetti nei quali rinchiudere i ‘diversi’. La proposta è nata da una mozione del leghista Roberto Cota, che però parlava di “classi ponte”.
Il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, probabilmente consapevole dell’obbrobrio, ha chiesto di cambiarne il nome per “rendere più evidente l’obiettivo della proposta, ossia l’integrazione degli studenti”. Da ‘ponte’ a ‘inserimento’. Che cambia?
Secondo i nuovi segregazionisti del centro-destra l’integrazione parte dalla separazione. Un nuovo apartheid all’italiana, nel quale i bambini appena arrivati nel nostro Paese immediatamente impareranno a “stare tra loro”, fino a che non avranno “imparato” la lingua e i “doveri legati alla legislazione italiana e alle tradizioni territoriali regionali del Paese accogliente”.
All’asilo o alle elementari col passaporto in mano. A quando la purezza della razza? E’ vero, in padania, entità geografica fantasiosa quanto sciocca , il lavoro rende liberi. “Arbeit macht frei” in tedesco, l’ingresso nei lager nazisti.
In un suo commento Piero Fassino, del Partito democratico, parla di “una regressione culturale prima ancora che politica”, “che non solo produce un principio di discriminazione ma, e questa è la cosa più grave, discrimina tra i bambini e i più piccoli, che è la cosa più abbietta”.
L’esponente dell’opposizione, tuttavia, non utilizza le parole ‘razzismo e segregazione’, le uniche adatte a descrivere il senso profondo della decisione scellerata della maggioranza.
Il testo della mozione è passato con 256 sì, 246 no e un astenuto e chiede al governo “di rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”.
I piccoli stranieri, spesso fuggiti dalla miseria e dalle persecuzioni politiche, invece di essere accolti con tenerezza e amore dovranno sottoporsi a test, per valutarne la ‘compatibilità ’ col sistema scolastico degli indigeni italiani.
Nel caso i ragazzini non superassero l’esame saranno inseriti in “classi ponte, che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.
E pensare che le famiglie italiane quando mandano i figli a studiare le lingue all’estero cercano scuole nelle quali i ragazzi siano immediatamente immessi in un sistema in grado di produrre una formazione ‘full immersion’, per accelerare l’apprendimento.
Per i deputati segregazionisti il governo non dovrà “consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole”.
Insomma, se si ha la sventura di ‘emigrare’ il primo gennaio si perde l’anno scolastico.
Secondo la mozione, ancora, si dovrà ottenere “una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri”.
Il nuovo razzismo vigliacco, che non ha neppure il coraggio di esprimere la propria genesi, prevede quote razziali per classi e introduce “percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”.
Poiché i parlamentari sono espressione del proprio elettorato, ecco due post inviati da elettori leghisti a ‘Radio padania libera’.
Scrive Iperboreo75 che si definisce “Geneticamente orgoglioso e irascibile: “Ma qualcuno di voi ha notato una pubblicità assurda che ultimamente sta passando in tv, che invita a conoscere “meglio” il popolo dei romeni? Io credo che li si conosca già abbastanza… personalmente sto apposto così, grazie… Roba da non credere… mah… domani ci pubblicizzeranno gli zingari? poi bulgari? e poi… Che paese di dementi… non finisce mai di stupire…”.
MAXX EBM, “poco tollerante, antirosso per eccellenza”, aggiunge: “Pubblicità -regresso. Questa è l’unica definizione per simili oscenità televisive. Roba da matti, ma in questo paesaccio è consuetudine smacchinare pensieri malati per cui non mi stupisco più di nulla. Sembrerebbe che il famoso “fondo” da raschiare sia ancora qualche chilometro più in basso…”.
Risulta chiaro chi sono i cittadini che votano Lega nord ed ormai in grado di condizionare la stessa politica del centro-destra.
Il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, dice che la decisione è “per me intollerabile come italiano. Noi siamo stati emigranti e non avremmo voluto che i nostri figli andassero in classi differenziate. Dio ci scampi dall’idea che possano esserci classi separate. Finora si è trattato di una mozione, ma se dovesse essere trasformata in una proposta di legge, noi faremo tutto il possibile in Parlamento per impedirne l’approvazione”.
Scetticismo anche a destra, per fortuna.
Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia e la deputata Souad Sbai (Pdl), hanno dichiarato: “Pur consapevoli della problematicità dell’inserimento dovuto alla lingua e alle diversità culturali degli studenti stranieri, riteniamo però fondamentale per una reale integrazione la possibilità di scambi di sapere. Chiediamo, quindi, di valutare con la dovuta attenzione la possibilità di creare “classi di transizione” che rischierebbero di dar luogo a diversità tra gli studenti suscettibili di trasformarli in cittadini socialmente diseguali”.
Per Renata Polverini segretario generale dell’Ugl, sindacato emanazione di Alleanza nazionale, “l’idea di ghettizzare bimbi immigrati in classi differenziate è contraria alla filosofia di integrazione degli stranieri che il sindacato persegue e che dovrebbe essere alla base delle politiche per l’immigrazione di questo Paese”.
Drammatica è la reazione degli italiani. Dalla lettura di numerosi blog, InviatoSpeciale ha tratto solo due interventi, ma esaustivi del parere della stragrande maggioranza dei partecipanti, d’accordo con la politica di segregazione.
Laura scrive: “L’introduzione delle classi ponti è validissima. per i bambini stranieri che avranno insegnanti per loro che possano insegnare la lingua ed introdurli nella nostra cultura, in modo da poter essere inseriti e meglio integrati poi nella classi successive, e per i bambini italiani che non saranno rallentati nei programmi. perché si deve sempre parlare di razzismo, addirittura apartheid,classi differenziali ecc. non è più onesto capire che ci sono esigenze diverse, e quindi metodologie diversi, che in questo modo possono essere soddisfatte?”.
Aggiunge Franco1: “E’ molto più dannoso inserire dei bambini (io adoro i bambini) migranti che non conoscono la nostra lingua in una classe “normale” che non fargli fare un anno di “inserimento” per farli partire alla pari con gli altri alunni. Sono solamente stupidaggini dei soliti ottusi comunisti che colgono sempre l’occasione per dare contro ad un governo che sta facendo solo bene. Fatela finita, siete davvero solo sfascisti, è il termine esatto per voi”.
Mesi di propaganda, di cronache deformate e rilanciate da giornali e televisioni, traboccanti di toni estremi e perniciosi, diffusi da media desiderosi di offrire prodotti più vendibili e suggeriti da chi non avendo nessuna idea politica cavalca i sentimenti “semplici” di una parte incolta e inutile della popolazione nazionale, hanno finito col generare il mostro.
La paura del “diverso” ha prodotto il “successo” di qualcuno e consentito di sviluppare politiche reazionarie.
Ma nel tempo sarà l’Italia a vincere o gli interessi dei soliti noti, che dietro il razzismo nascondono un progetto totalitario, morbido e mascherato, utile per continuare a coltivare i propri interessi di parte?
La risposta è ai lettori.


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