Scuola, verso lo sciopero generale
Aut aut anche da Cisl, Uil e Gilda: se il governo non cambia ci mobilitiamo. La Gelmini tira dritta: “Non accetto insulti”
Data probabile, il 31 ottobre. Il mondo della scuola è in subbuglio e agli scioperi dei Cobas accanto ai duri moniti della Cgil, si affiancano ora anche Cisl, Uil e Gilda. Il suo segretario Bonanni, intervenendo ad una manifestazione a Roma, ha sfidato il governo: “Se non si vuole che la Cisl faccia lo sciopero presenti un nuovo programma per una scuola che deve essere di tutti”.
Maestro unico, taglio delle ore di lezione, cesoia anche sugli organici (131 mila posti in meno in tre anni): gli argomenti portati dalla Cisl sono ormai di dominio pubblico. Rincara la dose Francesco Scrima, numero uno della Cisl Scuola: “E’ chiaro che lo sbocco naturale ed inevitabile della grande mobilitazione che da tempo contesta e contrasta l’odiosa manovra del Governo non può che essere lo sciopero.
Il ministero ha deciso di destrutturare la scuola pubblica e di mettere a rischio il diritto allo studio e la qualità dell’istruzione, il lavoro e il grande patrimonio professionale del personale, il futuro delle giovani generazioni e di tutto il paese. La Cisl – aggiunge Scrima – sin d’ora si adopererà per raggiungere la più ampia convergenza possibile”.
Ha annuito Massimo Di Menna, segretario generale Uil scuola: “Tagli e basse retribuzioni non fanno la qualità della scuola e sono alla base – dichiara il segretario generale, Massimo Di Menna – del disagio che vivono i lavoratori della scuola e della mobilitazione proclamata oggi”.
Anche i sindacati autonomi raccolgono l’appello: il Gilda Insegnanti ha chiesto con insistenza alle altre sigle di agire unitariamente. “Continuiamo a insistere – ha dichiarato il coordinatore nazionale Rino Di Meglio – per realizzare un’azione di protesta unitaria con le altre sigle sindacali, ma i tempi stringono e ormai riteniamo che l’unico giorno disponibile per indire lo sciopero sia il 31 ottobre”.
Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, non si è lasciata impressionare e ha replicato decisa: “Noi andremo avanti con le riforme, gli insulti non riusciranno a fermarci. Una volta la sinistra lottava contro la guerra in Vietnam e per la pace nel mondo, ora lotta contro il maestro unico. Mi sembra un passo indietro.
La cosa che più mi ha dato fastidio è vedere i bambini utilizzati per la battaglia politica”. Il riferimento del ministro è alla grande protesta organizzata il primo giorno di scuola in un istituto del quartiere romano Casilino: qui si diedero appuntamento maestre elementari, genitori (ovviamente con i figli al seguito) e insegnanti per denunciare “l’attacco alla scuola pubblica” e le sue conseguenze. A cominciare dai possibili tagli al tempo pieno.


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