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Scuola, Napolitano: decida il Parlamento

Autore: . Data: mercoledì, 15 ottobre 2008Commenti (0)

In pochi giorni il Capo dello Stato ha ricevuto migliaia di e-mail di protesta contro il decreto Gelmini. Nel Paese le contestazioni alla ‘riforma’ crescono di ora in ora.

Non poteva tacere, Giorgio Napolitano, sommerso da e-mail di protesta contro il decreto Gelmini di riordino della scuola elementare, tuttora al vaglio delle Camere.

Dopo che a moltissime insegnanti era arrivato un sms (diffuso sul modello della catena di Sant’Antonio) che le invitava a farsi sentire direttamente presso la più alta carica del Paese, l’iniziativa è montata finchè le e-mail arrivate al Quirinale sono diventate moltissime e il Capo dello Stato ha dovuto emettere una nota ufficiale di precisazione.

“Giunge in questi giorni al presidente della Repubblica – si legge nella nota – un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 o, più propriamente, la legge di conversione di tale decreto.

Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione”. “Inoltre – continua – secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel parlamento stesso”.

“Il capo dello Stato – conclude la nota – non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo”.

Dunque bisognerà attendere la fine dell’esame del provvedimento in Parlamento e il successivo esame dei costituzionalisti del Colle per capire se il Capo dello Stato controfirmerà o meno la legge, così come prevede la Costituzione.

Il confronto si sposterà su un terreno scivoloso, al confine tra la giurisprudenza e le priorità sociopolitiche: molti insegnanti, infatti, continueranno a sostenere che misure quali il ritorno al maestro unico o la messa in crisi del tempo pieno entreranno in rotta di collissione con la Carta costituzionale (in particolare laddove riconosce diritto allo studio e pari opportunità di accesso all’istruzione). Mentre il governo ridimensionerà certamente tali preoccupazioni.

Resta da capire da che parte soffierà il vento sul Colle.

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