Romeni, media e panico
Dopo una rivelazione sulla tubercolosi fatta dall’associazione dei medici internisti riuniti in congresso a Genova, i media italiani hanno continuato a seminare paura. L’articolo per “Tu inviato”
Non c’è proprio pace nei rapporti tra Italia e Romania: rientrato, almeno parzialmente, l’allarme criminalità grazie anche agli accordi stipulati tra i due governi, è ora la volta dell’allarme sanitario. Il popolo danubiano è infatti stato accusato di essere l’autore della diffusione della tubercolosi in Italia.
“ Da quando in Italia è aumentato il numero degli immigrati dall’Est Europa, specialmente romeni, si è arrestata la diminuzione dei casi di Tbc”, questa l’accusa lanciata da Genova dai medici internisti italiani riuniti a congresso. La Romania è un paese che ancora, soprattutto sotto il profilo sanitario, sta scontando gli ultimi folli anni della dittatura comunista di Nicolae Ceausescu quando alle spese per il benessere socio- sanitario della popolazione vennero anteposte quelle per l’arricchimento della cricca criminale al potere ed allora ecco che tra Valacchia, Moldavia e Transilvania le malattie infettive sono ancora diffuse.
A Bucarest però la notizia apparsa stamattina sui maggiori quotidiani italiani e diffusa dagli schermi della Rai è stata presa molto male: “ Fino a quando, periodicamente, i vostri mass- media e le vostre istituzioni continueranno a lanciare allarmi contro i romeni con il solo scopo di diffondere il panico tra la popolazione italiana?”, si chiedono i membri del governo di Bucarest.
Ovviamente le imminenti elezioni politiche generali hanno infiammato il paese e la gran parte dei partiti di opposizione ha accusato il governo Tariceanu di non aver sufficientemente difeso la dignità romena in faccia ad uno Stato, quello italiano, bollato “ tourt court” come razzista. Il leader nazionalista Giugi Becali ed il suo collega dell’estrema destra Valadimir Tudor hanno addirittura promesso, in caso di vittoria alle imminenti politiche, una politica di spietate ritorsioni contro gli interessi economici italiani in Romania.
Il ministro della sanità del gabinetto Tariceanu, Eugene Nicolaescu del Partito Liberale, ha difeso invece l’operato del governo che, a suo dire, è riuscito a smorzare gli eccessi anti- romeni degli italiani. “ L’Italia non si rassegna a pensare che anche noi facciamo parte dell’Unione Europea, probabilmente perché il nostro ingresso, con il conseguente allargamento anche ai nostri connazionali da voi immigrati dei diritti e dei doveri di cui gode un cittadino comunitario, ha sconvolto equilibri consolidati. Se in Romania esista un’alta percentuale di soggetti risultati positivi al bacillo di Koch, è dovuto al fatto che facciamo parte di uno stato serio che notifica all’Organizzazione mondiale della sanità ogni caso sospetto, come previsto dalle procedure internazionali. Forse stati meno attrezzati, sotto il profilo sanitario, come gran parte di quelli africani od anche alcuni di quelli balcanici, hanno maggiore difficoltà a rispettare i protocolli internazionali a causa del cattivo funzionamento delle loro strutture istituzionali. Credevo che i medici italiani queste cose le sapessero”, la risentita replica del ministro della sanità romeno.
I clinici riuniti a congresso a Genova infatti hanno aggiunto che sino a quando l’Unione europea manterrà le frontiere aperte verso la Romania, la salute degli italiani rimarrà in pericolo. Dopo l’omicidio della signora Reggiani più di un politico propose il ripristino di norme draconiane contro l’immigrazione romena quali l’obbligo del visto, ora anche i sanitari italici fanno balenare questo provvedimento come il più atto a preservare la penisola dalla tubercolosi.
Intanto però si scopre che, nonostante l’occidente sia stato scelto come destinazione da un’enorme massa di migranti, da oltre vent’anni l’Italia non attua politiche attive nel campo della prevenzione delle malattie infettive che non siano l’Aids. L’allarme l’aveva già lanciato il professore Ferdinando Aiuti, il nostro maggiore immunologo, anni fa, ma nessuno se ne accorse. Ora è l’ingresso della Romania in Europa ad essere messo sotto accusa come fattore scatenante l’aumento dei casi di Tbc in Italia, ma subito dopo i medici internisti italiani hanno aggiunto: “ Non è il caso di criminalizzare ogni romeno immigrato qui da noi”. Un ottimo modo di gettare il sasso e nascondere immediatamente la mano.
Sergio Bagnoli


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