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Retequattro è salva, forse

Autore: . Data: venerdì, 17 ottobre 2008Commenti (0)

Dopo nove anni di battaglie legali “Europa 7″ dovrebbe avere le frequenze. Non quelle previste di Retequattro, ma il governo Berlusconi ha risolto la cosa in modo ‘rapido ed efficace’.

La vicenda è lunga e complicata. Nel 1997 fu necessario ‘aggiornare’ la legge Mammì, che regolava il sistema radiotelevisivo nazionale perché, secondo la Corte costituzionale, non era in grado di contrastare le posizioni dominanti e non difendeva il pluralismo dei media.

Fu varata allora la legge Maccanico e introdotti nuovi limiti alla concentrazione nel mercato televisivo. Si avviò un censimento delle frequenze di trasmissione ed fu indetta una gara per la loro concessione. Così, due anni dopo Europa 7 vinse la gara e ottenne la concessione a trasmettere in tutta Italia. Condizione indispensabile era Retequattro cedesse le sue frequenze e traslocasse sul satellite.

Il proprietario dell’emittente, Francesco Di Stefano, però, quelle frequenze non le ha mai ricevute .

Con una serie di leggi e decisioni giudiziarie Retequattro è riuscita ad evitare il suo spostamento nello spazio cosmico, fino ad ignorare una sentenza del 2002 della Corte costituzionale che stabiliva al 31 dicembre 2003 il termine ultimo per sgomberare l’etere.

Infine con la legge Gasparri, emanata dal governo Berlusconi (proprietario di Retequattro) fu permesso a chi non avrebbe dovuto di mantenere lo stesso le posizioni.

Europa 7, allora, si rivolse al Tar, che però negò le sue ragioni.

Di Stefano, caparbio, impugnò la sentenza del Tar di fronte al Consiglio di Stato che, a sua volta, ha rivolto alla Corte di giustizia della Ue una serie di quesiti “pregiudiziali” per capire se ci sia stata una violazione delle regole comunitarie.

L’Europa, dopo aver analizzato la ‘pratica’ bocciò Retequattro, dando ragione ad Europa 7.

I giudici della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo sostennero che il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva era “contrario al diritto comunitario”.

A quel punto Retequattro avrebbe dovuto migrare sul satellite per lasciare spazio all’emittente di Francesco Di Stefano. Era il gennaio del 2008, nove anni dalla concessione.

Dopo un’altra serie di complicate questioni procedurali si doveva trovare il modo per dare ad Europa 7 le frequenze di Retequattro ed il governo Berlusconi ha ‘trovato la soluzione’: la Rai “riorganizzerà lo spettro delle frequenze finora occupate dal primo canale” e renderà disponibile un nuovo spazio che il ministero assegnerà a Europa7.

Retequattro resterà, serena, al suo posto.

Gli avvocati di Di Stefano, dopo anni di lavoro sono soddisfatti e Ottavio Grandinetti, uno di loro.”La novità importante è che le frequenze ci sono: sia il ministero sia l’Agcom concordano nell’individuare gruppi di frequenze che si possono assegnare. A questo punto li aspettiamo alla prova dei fatti: è aperto presso il ministero un procedimento amministrativo che si può concludere con l’attribuzione delle frequenze. Poi valuteremo dal punto di vista tecnico che caratteristiche hanno queste frequenze, dal punto di vista della copertura e in termini temporali di messa a disposizione”.

Europa7, però, non rinuncia al risarcimento per gli anni di ‘esilio’. “Se ci verranno assegnate le frequenze – continua Grandinetti – andremo a discutere su un importo inferiore. Ma non esiste per noi un’ipotesi frequenze senza risarcimento dei danni pregressi. La quantificazione, ovviamente è rimessa alle valutazioni del Consiglio di Stato”.

Il governo Berlusconi, rapido ed efficiente, ha risolto la vcenda che riguardava l’imprenditore Berlusconi. Nessuno ci ha rimesso, se non lo Stato, ovvero la Rai. Come da copione.

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