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Quell’intralcio chiamato sciopero

Autore: . Data: giovedì, 23 ottobre 2008Commenti (0)

Fa discutere l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, delle linee-guida per riformare un diritto fino a ieri intoccabile.

Il governo non si ferma, incurante degli scioperi, dei cortei, delle proteste che si diffondono a macchia d’olio in tutta Italia.

Pochi giorni fa il Consiglio dei ministri ha approvato le linee guida per una riforma del diritto di sciopero, nei servizi pubblici essenziali ma anche nei settori produttivi: “Non si tratta ancora un disegno di legge perché prima avvieremo il confronto con le organizzazioni sindacali e gli imprenditori”, ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

Ma il percorso è tracciato, confidando nella maggioranza parlamentare notoriamente blindata.

Le linee guida prevedono il referendum consultivo obbligatorio prima dello sciopero; l’adesione individuale preventiva per sapere quanti servizi verranno toccati; le sanzioni affidate ai prefetti e non alla Commissione di garanzia, affinché siano “effettive”; il “no” al blocco di ferrovie, strade, aeroporti e al danneggiamento irreversibile degli impianti.

Il ministro ha chiarito che lo sciopero potrà essere proclamato anche nel caso in cui venga indetto da una minoranza di lavoratori: “Chiediamo però di sapere preventivamente quale sarà l’adesione perché vogliamo contrastare l’effetto-annuncio”.

La Cgil ha già denunciato “i tratti illiberali” contenuti nella proposta del governo. Ma è evidente come da palazzo Chigi intendano introdurre pesantissime restrizioni ai diritti e alla agibilità sindacale, “in una situazione – ha spiegato Epifani – nella quale le regole attuali offrono già all’utenza una protezione che non ha eguali negli altri Paesi europei”.

Sul versante dell’opposizione politica più radicale, polemizza il Pdci, per bocca del suo responsabile Lavoro Gianni Pagliarini: “Se pensiamo che, fino a pochi giorni fa, il Pd pensava di congelare la sua prossima manifestazione sull’onda del crack bancario e della necessità di ‘unire il Paese’, ben si intuisce come l’opposizione parlamentare intenda opporsi allo tsunami che potrebbe travolgere garanzie acquisite da cinquant’anni. Noi non ci stiamo – conclude – il diritto di sciopero non si tocca, e ci attiveremo dovunque possibile per difenderlo”.

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