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Povertà, malattia endemica

Autore: . Data: giovedì, 16 ottobre 2008Commenti (0)

Oltre sette milioni di italiani soffrono per povertà ed altri sette si salvano per miracolo.  Mentre il premier compra case sul lago, 14 milioni di cittadini non sanno come vivere.Il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Fondazione Zancan, non si presta ad interpretazioni: nel nostro Paese si contano circa 15 milioni di poveri, il doppio dei 7,5 milioni ufficialmente censiti.

Commenta monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana: “La questione povertà non è né di destra né di sinistra e non può certo essere affrontata con colpi di genio e ad effetto ma solo con un piano nazionale strutturato e permanente”. Dal momento che l’Italia, come sottolineato dal Rapporto, “non è il posto dell’uguaglianza e nemmeno quello delle opportunità”.

Infatti, nel Belpaese le misure contro questa emergenza “sono le meno efficaci dell’Europa dei Quindici”. E se in alcune realtà come Svezia, Danimarca, Olanda, Germania, Irlanda, l’impatto della spesa per la protezione sociale riesce a ridurre del 50 per cento il rischio povertà, da noi si raggiunge un magro 4 per cento.

“Più di altri Paesi europei – aggiunge monsignor Nozza – l’Italia presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della povertà e chi dentro la povertà ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro”.

La Caritas non si sottrae al tentativo di individuare le cause della situazione, per bocca del prelato: “Le priorità? Lotta alla povertà, promozione del Mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati. Parlamento e governo – osserva ancora – agiscano per ridurre la vulnerabilità nel Paese”.

La quale traspare anche dai dati Istat, citati nel Rapporto Caritas: il 13 per cento degli italiani vive con meno di 500-600 euro al mese e le difficoltà si acuiscono per chi è costretto ad accudire in casa anziani o per chi deve mantenere tre o più figli; il 48,9 per cento delle persone che rientrano in queste caratteristiche, secondo l’Istat, vive al Sud.

Manco a dirlo, l’Italia è al di sotto della spesa media per la protezione sociale e se le stime sull’incidenza di tali costi appaiono sovrastimate lo si deve al livello della spesa previdenziale: nel 2007, infatti, lo Stato ha erogato prestazioni a fini sociali pari a 366.878 milioni di euro, di cui il 66,3 per cento per pensioni (+5,2 per cento rispetto al 2006).
“Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l’assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)”, si legge nel Rapporto.

Si tratterebbe di destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, per quanto non sia facile. “Eppure – conclude monsignor Nozza – assistiamo in questi giorni alla rincorsa di chi mette sul piatto montagne di soldi pubblici per correre, giustamente, al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perché non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà? Perché non tentare una seria alleanza tra politica, società, terzo settore e associazioni di volontariato?”.

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