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Politkovskaia, due anni dopo

Autore: . Data: venerdì, 10 ottobre 2008Commenti (0)

Il 7 ottobre 2006 veniva uccisa Anna Politkovskaia, la giornalista russa di Novaya Gazeta, nota per il suo sostegno alla popolazione cecena.  Un articolo per “Tu inviato”
Anna Politkovskaia non era una giornalista qualunque. Oltre a raccontare la vita politica e sociale della Russia in un momento storico di grande cambiamento come quello post- perestroika,  la Politkovskaia prese poi spesso posizione contro gli abusi compiuti dalle truppe federali durante la guerra in Cecenia, denunciandoli pubblicamente sia attraverso i suoi articoli sia tramite le interviste che sempre più spesso rilasciava ai mass media, facendosi portavoce dei più deboli e indifesi.
Quando fu assassinata nell’androne di casa sua a Mosca, il 7 ottobre di 2 anni fa, l’ex presidente dell’U.R.S.S. Mikhail Gorbaciov definì il suo omicidio come “un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi, un colpo all’intera stampa democratica e indipendente”.

Anna Politkovsaia, infatti, fu certamente uccisa per molti motivi ma, di certo, primo fra tutti è che le sue battaglie giornalistiche erano diventate intollerabili per qualcuno. Nella sua lunga attività di paladina dei diritti umani nella Cecenia, Anna si era fatta parecchi nemici, sia tra le forze russe che tra i guerriglieri.

Sposata e poi, in seguito al suo forte attivismo, separata, con due figli, Anna scriveva per il quotidiano d’opposizione moscovita Novaya Gazeta, esponendosi e mettendo a repentaglio la propria vita in più di un’occasione. Seguendo le sorti della Cecenia, Anna si era spinta nel piccolo staterello caucasico a intervistare le persone più deboli, dapprima cercando di descrivere semplicemente i fatti ma poi facendosi coinvolgere sempre più dai destini di quella gente, fino a portarsi in prima fila nella loro difesa, fino a rischiare la vita per loro.

Lei stessa dice, in un’intervista: “La Cecenia mi ha cambiata, mi ha reso più saggia”. Basti pensare che già nel 1999 fu lei a portare in salvo 89 anziani, organizzando la loro evacuazione, sotto una pioggia di bombe, dall’ospizio di Grozny. Nel 2002 fece da mediatrice con i terroristi ceceni che tenevano in ostaggio gli spettatori del teatro Dubrovka di Mosca, anche se alla fine i suoi tentativi furono vanificati dall’intervento delle forze speciali russe che irruppero nel teatro in maniera violenta. Nel 2004, infine, fu vittima di un tentativo di avvelenamento mentre si recava a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi in una scuola dell’Ossezia del nord. Lavorò anche a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al ministero della Difesa e del contingente russo in Cecenia.

Se fosse saggia, come lei stessa si era definita, o piuttosto incosciente, non è questo il luogo deputato a risponderne. Certo è che non era una giornalista come tante. Certo è che, ad un certo punto, il suo impegno è andato oltre a quanto richiesto professionalmente, perché lei non si è più limitata a riportare i fatti, ma li ha vissuti in prima persona, ha avuto un ruolo attivo nel corso storico di quegli eventi e ha espresso giudizi forti e chiari su chi era al potere in quel periodo. Certo è che il suo modo di fare giornalismo ha posto, e solleva ancora oggi, delle importanti questioni su dove un’inchiesta può definirsi obiettiva e imparziale e dove, invece, sfociare in una posizione dichiarata ed esplicita.

La sua morte, di sicuro inaccettabile, ri-apre comunque importanti questioni, probabilmente mai risolte: è giusto utilizzare la stampa per dare voce alla propria posizione socio-ideologica? Dove finisce il giornalismo obiettivo e dove comincia quello di parte? Dove sta la vera libertà di espressione? Il vero giornalista deve limitarsi a descrivere i fatti o indirizzarne l’interpretazione? Questioni delicate, mai realmente risolte, che risaltano agli occhi in momenti gravi come quello dell’assassinio di Anna Politkovskaya.
Il processo per la sua morte si aprirà il 15 ottobre. Al banco degli imputati 4 uomini: Sergei Khadzhikurbanov, ex funzionario dell’unità anticrimine della polizia di Mosca, Pavel Ryaguzov, ex funzionario del servizio segreto (Fsb), e i fratelli Makhmudov,. Nel secondo anniversario della morte di Anna Politkovskaia sono stati organizzati in più parti del mondo diversi presidi per ricordarla. A Roma, a Campo de’ Fiori, sono state accese molte candele di fronte alla foto della giornalista e all’evento hanno partecipato, oltre che cittadini e turisti di passaggio, anche alcuni parlamentari, tra cui Beppe Giulietti, Andrea Marcucci e Pietro Marcenaro. La scritta davanti alla foto diceva “Per non dimenticare Anna Politkovskaja”. Ma, soprattutto, per non dimenticare tutti quei giornalisti che, per fare al meglio il proprio lavoro e raccontare la realtà dei fatti, finiscono per rimetterci la vita: con loro, forse, muore anche la verità.

Annalisa Andruccioli

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