Politica, memoria, cronisti e bit
Le bugie nel digitale
Pochi giorni fa c’è stata una esternazione del nostro Presidente del Consiglio, seguita dalla classica e canonica precisazione ed interpretazione, che riportava alla mente il problema della memoria come ausilio al giudizio, in questo caso politico, ma valido anche in generale.
Data l’ampia copertura data ai media della dichiarazione (che riguardava il “problema” delle occupazioni nelle scuole ed università) quasi tutti gli italiani avranno avuto modo di ascoltarla, anzi vederla trattandosi di un video trasmesso ripetutamente in prima serata da tutti i telegiornali.
La susseguente precisazione, anzi la smentita, anzi la ritrattazione, non ha avuto la stessa copertura, ma comunque è stata anche questa trasmessa in prima serata, come notizia letta dal giornalista, ed è stata quindi ascoltata da 10-20 milioni di italiani.
Per chi è dotato di una normale quantità di memoria la totale contraddizione tra dichiarazione e smentita è apparsa evidente, nemmeno in termini politici ma di parole. In questa sede non è importante il fatto in se, ma come è stata recepita la notizia a livello degli ascoltatori e come è stata trattata dai media, particolarmente quelli televisivi.
Da una parte, in piccolo campione di persone sondato casualmente, non è apparsa indignazione per la contraddizione in sé; chi era favorevole alla persona è rimasto favorevole e chi era contrario è rimasto contrario. Nessuno però ha giudicato disdicevole il fatto che due dichiarazioni da fonte autorevolissima ed a poche ore di distanza fossero così contraddittorie fino nelle singole parole, e quindi evidentemente frutto di falsità.
Le televisioni hanno (comprensibilmente) glissato sulla questione smentita, limitandosi a riferirla. Nessuno l’ha commentata, ma anche questo sembra “comprensibile” dato il contesto politico italiano. Una cosa però, che non è stata fatta da nessun telegiornale, colpisce: nessuno ha ripassato il video della dichiarazione dopo quello della smentita, senza fare ulteriori commenti.
Lo ha fatto invece, sempre senza commenti ed unica sulle sei reti nazionali, la sera stessa Serena Dandini nel suo contenitore “Parla con Me”.
Ora, omettere una cosa così elementare e doverosa dai tiggì per delegarla ad un contenitore in seconda serata sull’ex Telekabul la dice lunga su dove è arrivata la coscienza professionale (ne avevano una?) dei giornalisti radiotelevisivi in generale.
Non c’è davvero da sorprendersi o preoccuparsi di questo, sorprende invece come chi ha sollecitato o soggiaciuto a questa omissione di cronaca ritenga che la memoria storica, anche a brevissimo termine, sia ormai scomparsa dai neuroni della grande maggioranza degli italioti.
A costoro andrebbe detto “Attenti ai bit!”, attenti a Youtube, attenti ai media digitalizzati in Rete.
Sono una memoria storica sempre funzionante anche se quella cerebrale fosse ormai persa in questo momento politico italiano.
Le parole, le omissioni, non sono più destinate all’oblio delle onde radio che si perdevano nello spazio e non tornavano più indietro (al massimo le ascolteranno su Alpha Centauri, forse pensava qualche reporter radiotelevisivo).
Oggi restano congelate in Rete, sugli hard disk e sui Dvd. Quanto più saranno grosse tanto più, prima o poi, tornano a mordere il naso.
Magari in una puntata di “La Storia siamo noi” tra trent’anni, ma torneranno.
Marco Calamari


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