Pericolo tecnototalitario
Una possibilità non lontana
Cosa manca alla nostra democrazia per diventare ‘moderna’ e ‘stabile’? Domanda difficile, specie di questi tempi.
Una saggia massima sostiene che chi non conosce la storia è condannato a ripeterla e, visto che nella storia la democrazia è stata un’eccezione, vediamo cosa già esiste oggi in Italia per costruire uno Stato totalitario, ‘moderno’ ed ‘efficiente’.
Attualmente nel nostro paese operano:
- un sistema di censura in tempo reale, che sovvertendo a vari livelli la struttura della Rete permette di oscurare qualsiasi informazione, cancellando o sostituendo qualunque sito web o risorsa informativa;
- un database dei movimenti di tutti i cittadini italiani possessori di un cellulare GSM, esteso almeno agli ultimi 7 anni;
- un database delle comunicazioni telefoniche con i dati di tutte le telefonate in qualsiasi modo effettuate, anche questo esteso agli ultimi 7 anni;
- un database con i dati di tutti i messaggi di posta elettronica scambiati con mittente e/o destinatario italiani;
- centri di ascolto, cioè sistemi intercettazione telefonica, che consentono di iniziare in tempi rapidissimi e condurre in maniera automatizzata intercettazioni telefoniche, con memorizzazione digitale delle chiamate e riconoscimento vocale automatico di parole chiave, senza necessità di intervento da parte del gestore telefonico;
- database di mezzi e transazioni finanziarie accessibili ai poteri pubblici, aumentati tramite la contemporanea riduzione della possibilità di utilizzare denaro contante;
- telecamere, tag a radiofrequenza, documenti obbligatori rilasciati solo con il deposito di dati biometrici.
Le polizie di molti Paesi totalitari non hanno mai potuto disporre di strumenti così potenti e con molto meno hanno comunque costruito e stabilizzato regimi. Cosa avrebbero potuto fare, per fare due esempi, Pinochet in Cile o la Stasi in Germania orientale con questi mezzi?
Oggi i cittadini hanno paura. Un timore irrazionale, spesso scientificamente progettato, mediaticamente indotto, accuratamente nutrito tramite variazione degli stimoli. La crisi economica sta creando ulteriore e stavolta giustificato timore. L’invenzione del pericolo straniero e della religione musulmana, tra le tante cose, amplificato senza tregua negli ultimi mesi sta già  producendo fenomeni diffusi di razzismo e xenofobia.
Un mosaico così tratteggiato è quasi completo, si evolve per taselli conseguenti, di volta in volta sempre più pericolosi e mediaticamente sfruttabili: “Hai sentito, gli stranieri si organizzano contro di noi”, “Forse potrebbe essere stato un attentato” e subito segue una richiesta di provvedimenti ‘speciali’.
La strada per un nuovo Stato tecnototalitario è aperta. Non agenti vestiti di nero per le strade, ma un intreccio di cultura della paura e della diffidenza, necessità di rassicurazione attraverso la delega all’uomo ‘forte’ per le scelte, strumenti legislativi di controllo e banche dati per la classificazione di abitudini, movimenti e pensiero dei cittadini.
Fantascienza?
Una domanda: possiamo correre questo rischio? Non è necessario disinnescare alcuni di questi tasselli prima che possa essere troppo tardi?
Marco Calamari


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