Ombre cinesi
La dura vita dei lavoratori in Cina
Con il boom del tessile in Cina, Feng Xianfa, un padre di famiglia di 30 anni, decide di trasferirsi a Shengze, la capitale cinese della seta. All’inizio del 2008, però, l’economia prende una piega negativa e le fabbriche tessili diminuiscono anch’esse la produzione. Gli operai non qualificati, emigrati da altre regioni, come Feng e la moglie Hu Jinmei, sono i primi a essere licenziati.
Troppo spesso si parla della Cina come il gigante in espansione, senza conoscere le realtà interne al Paese, dove aumenta il divario fra poveri e ricchi, fra campagne e città. A far luce sui problemi della società cinese c’è dal 1994 il China Labour Bulletin (CLB), un’organizzazione di Hong Kong che difende i diritti dei lavoratori.
Feng ha raccontato alla China Central Television che la sua famiglia vive con 1.300 yuan al mese (190 dollari). A malapena riesce a sbarcare il lunario, ma non è in grado di allevare il figlio di sette anni che ha rimandato indietro alla sua città di provenienza.
Un altro dramma sottolineato dal China Labour Bulletin è quello dei 58 milioni di bambini lasciati in campagna dai genitori che sono invece emigrati in città. Uno studio del CLB denuncia che questi bambini possono essere vittime di abusi, e soffrono di disturbi psicologici e del comportamento a causa della lunga separazione dai genitori. Al tempo stesso, I ragazzini che emigrano in città con la famiglia, sono vittime di discriminazioni che li costringono a frequentare scuole poco qualificate e a non avere un’assistenza medica adeguata.
Secondo il CLB i lavoratori migranti sono i più sfruttati all’interno della forza lavoro. Il 90 percento dei casi di cui si occupa il CLB a livello legale riguarda proprio loro.


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