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Oltre sette milioni di poveri

Autore: . Data: lunedì, 6 ottobre 2008Commenti (0)

Secondo l’Istat versano in grande difficoltà oltre due milioni e mezzo di famiglie e gli indigenti superano i sette milioni. Peggio di noi solo Grecia e Portogallo. Iniziato il confronto su una mozione del Pd

“Tra i Paesi dell’Europa dei quindici la situazione italiana è tra le peggiori, insieme a quella degli altri grandi Paesi mediterranei, con un livello di disuguaglianza più elevato e una situazione di gravità della povertà più marcata. In Italia, secondo l’Istat, le famiglie povere sono 2 milioni 623 mila, mentre gli individui poveri sono 7 milioni 537 mila”.

Presentata alla Camera una mozione del Pd, che lancia l’allarme sul dramma-povertà in Italia e chiede una discussione parlamentare su un’emergenza gravemente sottovalutata.

Tra l’altro, tutto fa pensare che le cose peggioreranno nei prossimi mesi con l’impatto di una crisi che si può trasformare in recessione e depressione. Già oggi il rapporto fra la quota di reddito totale percepito dal 20 per cento più ricco della popolazione e quella del 20 per cento più povero è superiore alla media europea, con un valore di 5 e mezzo che, tra i paesi dell’Europa dei quindici, è più basso solo di quello di Grecia e Portogallo. In Danimarca è meno di 3 e mezzo; non c’è nemmeno bisogno di ricordare che la situazione è particolarmente critica nelle regioni meridionali e tra alcune fasce di popolazione.

Sbaglia però chi pensa che la povertà aggredisca solo gli anziani soli o le donne con figli a carico, magari senza marito o divorziate, bensì colpisce anche i minori e i giovani. Lo sanno bene i volontari alle mense dei poveri sparse per le grandi città, che da anni denunciano l’incremento notevolissimo di cittadini “normali” in fila per un piatto di minestra. In Italia, a differenza del resto dell’Europa, la povertà riguarda in modo particolare i minori. Secondo l’Istat, gli individui con meno di 18 anni che vivono in famiglie relativamente povere sono 1 milione e 728 mila (il 17,1 per cento). Il 72 per cento dei minori poveri vive nel Mezzogiorno, dove risiede il 40 per cento del totale dei minori; al contrario, nel Nord, dove risiede il 42 per cento dei minori, vive appena il 16,5 per cento dei minori poveri. Particolarmente critica, e in peggioramento nel corso degli anni, è la situazione delle famiglie con 3 o più minori, che sono povere nel 30,2 per cento dei casi, mentre la povertà femminile si concentra tra le madri sole e le donne anziane sole.

Peraltro i dati ufficiali sulla povertà under 34 non destano il necessario scalpore: stiamo parlando di 1 milione 546 mila giovani tra i 18 e i 34 anni. In particolare, è povero il 13,1 per cento dei giovani che vivono come figli nella famiglia di origine, ma tale quota aumenta al 22,6 per cento se i figli sono tre o più. Soffre economicamente il 12,3 per cento dei giovani, persona di riferimento della famiglia o coniuge, ma si arriva al 50,9 per cento se vive in coppia con tre o più figli. Il quadro appare particolarmente critico se si considera che, secondo l’Istat, alla fine del 2006, poco più di 1 milione di famiglie dichiara di non aver avuto denaro per comprare il cibo, quasi 2 milioni e mezzo per pagare spese mediche, l milione e 700 mila per il trasporto, 2 milioni e 800 mila per le tasse e 4 milioni per l’acquisto di vestiti. Inoltre, quasi 3 milioni e mezzo di famiglie riferiscono di arrivare con molta difficoltà a fine mese, 6 milioni e 800 mila famiglie non riescono a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro con risorse proprie o della rete familiare.

Di fronte a questa situazione, la mozione Pd dovrebbe rappresentare il classico sasso lanciato nell’acqua dello stagno: chiede un impegno del governo affinché si adottino tutte le misure atte a prevenire le condizioni di povertà, assumendo come riferimento l’Agenda sociale europea. Con più di una finalità: creare una strategia integrata che garantisca un’interazione positiva delle politiche economiche, sociali e dell’occupazione; promuovere la qualità dell’occupazione, della politica sociale e delle relazioni industriali, consentendo, quindi, il miglioramento del capitale umano e sociale; adeguare i sistemi di protezione sociale alle esigenze attuali, basandosi sulla solidarietà e potenziandone il ruolo di fattore produttivo; tenere conto del “costo dell’assenza di politiche sociali”; prevenire e combattere tutte le forme di povertà, incidendo su alcuni aspetti strutturali del nostro Paese, attraverso la buona e piena occupazione femminile e l’adozione di misure fiscali e monetarie a sostegno dei figli.

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