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Nobel per la medicina

Autore: . Data: giovedì, 9 ottobre 2008Commenti (0)

Dall’Hiv al Papilloma virus: le nuove scoperte contribuiscono a spazzare via il senso di impotenza nei confronti di alcune malattie. Grazie a Luc Montagnier, Françoise Barré-Sinoussi e Harald zur Hausen.

A pochi giorni dal verdetto emesso dal famoso istituto svedese di Stoccolma, fa ancora discutere il premio riconosciuto ai tre scienziati europei (tra cui una donna) per le fondamentali scoperte sull’Hiv, che scatena l’Aids, (grazie agli studi di Luc Montagnier e Françoise Barré-Sinoussi), e sul Papilloma virus (ad opera del tedesco Harald zur Hausen) che riguarda il tumore del collo dell’utero.

Ricerche che donano finalmente chiarezza spazzando quel senso di impotenza di fronte a questi flagelli dell’età contemporanea. La scelta degli accademici di Stoccolma, cioè quella di premiare studi per la lotta a due virus conosciuti come minacce universali per la salute ha uno scopo preciso: ridare speranza a tutti quelli che soffrono o hanno sofferto a causa di queste affezioni, proprio come sostiene Montagnier, il più famoso dei tre insigniti, il cui primissimo pensiero è rivolto “a tutti i malati, a tutti quelli che sono vivi e che combattono contro la malattia”.

L’Hiv, responsabile della piaga dell’Aids, è uno dei morbi più letali che l’uomo abbia mai conosciuto. Il Who (l’Organizzazione mondiale della sanità) ha stimato 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome. Nel solo 2005 i morti sono stati circa 3,1 milioni, tra i quali 570.000 bambini. Globalmente, un numero compreso tra 36,7 e 45,3 milioni di persone vive con l’Hiv (fonte Unaids, 2005), perlopiù residenti nei Paesi in via di sviluppo come l’Africa.

Montagnier e Barré-Sinoussi iniziarono ad occuparsi di questa nuova misteriosa malattia nel 1983. Isolarono il virus che causa l’Aids, identificandone la produzione nei linfociti prelevati nei linfonodi di pazienti nei quali l’infezione era all’esordio e nel sangue di pazienti agli ultimi stadi della malattia. La scoperta è stata accolta dal comitato per il Nobel come “essenziale” per uno studio più approfondito sulla biologia di questa malattia. Ciò ha permesso a Montagnier di prevalere nella lunga diatriba avuta con lo scienziato americano Robert Gallo, con cui ha da anni acceso una disputa per la paternità della scoperta del virus.

Montagnier nel giorno del Nobel si azzarda in una previsione che se fosse confermata dai fatti avrebbe del clamoroso. “Se ci saranno i mezzi finanziari necessari per proseguire gli studi”, dice lo scienziato francese, “un vaccino terapeutico potrebbe essere pronto entro quattro anni, e sarà destinato ai pazienti già colpiti dalla malattia, così da aiutare a tenerla sotto controllo”.

Il carcinoma della cervice uterina, invece, per esempio, fa registrare ogni anno, in Italia, 3.500 nuovi casi di donne che si ammalano di cancro al collo dell’utero. Quasi la metà muore, senza speranze. In Europa questa patologia colpisce più di 33 mila donne e circa 15 mila di queste muoiono. Si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la sua vita. Questo fa dell’Hpv il secondo tipo di tumore maligno più frequente e pericolo della donna.

Gli studi brillanti di zur Hausen hanno permesso di scoprire che il Papillomavirus non è che un tumore totalmente riconducibile ad una infezione, come viene affermato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Gli studi dello scienziato tedesco hanno poi portato alla luce lo sviluppo di vaccini contro questa malattia, riconosciuti con valore dagli studiosi dell’Assemblea del Nobel.

Il premio del Nobel di 10 milioni di corone svedesi, 1,4 milioni di dollari, verrà suddiviso in due ed elargito ai tre scienziati, per continuare gli studi ai propri progetti, ma soprattutto per dare una via di uscita a tutti quei malati che fino ad ora vedevano solo un vicolo buio davanti agli occhi.

Davide Bottero







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