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Myanmar, attacchi al confine

Autore: . Data: martedì, 7 ottobre 2008Commenti (0)

Popolazione Karen in pericolo

Al confine fra Myanmar (ex Birmania) e Thailandia sono in corso attacchi violenti da parte dell’esercito birmano, aiutato da un fazione armata di dissidenti Karen (la Democratic Karen Buddhist Army (DKBA), contro la minoranza etnica birmana dei Karen, perseguitata da oltre 60 anni. A dare la notizia è l’Onlus Aiutare Senza Confini che opera nell’area.

I combattimenti hanno luogo in una vasta zona di confine tra la Birmania e la Thailandia. A farne le spese sono gli abitanti, che già in precedenza sono state oggetto di violenze, saccheggi e costrette a rifugiarsi in una zona di confine, ritenuta sicura.

I combattimenti hanno luogo a sud della cittadina di frontiera thailandese, Mae Sot. Sono già stati occupati diversi villaggi come Wah Leh e Kha Hser. Gli abitanti sono stati in parte cacciati, magazzini di viveri e riso sequestrati o distrutti, gran parte dei campi di granoturco bruciati, come anche alcune case.

“Tutte le scuole e cliniche di Aiutare senza Confini – riporta la Onlus – e di altre ONG nella zona sono chiuse. Nel frattempo un’avanguardia dei due eserciti ha raggiunto Pa Bu Hla Hta minacciando i pochi abitanti rimasti, preannunciando l’imminente occupazione. Nonostante il pericolo, alcuni infermieri coraggiosi mantengono in vita un servizio di emergenza nella clinica Kathi Zeschg di Aiutare senza confini, curando malati gravi non trasportabili e vittime dei combattimenti”.

Come Aiutare senza Confini riferisce, citando fonti locali, questa offensiva è principalmente dovuta a un conflitto di interessi economici nel quale sembrano coinvolte fazioni Karen e uomini d’affari tailandesi. Alcuni soldati della coalizione SPDC/DKBA hanno oltrepassato il confine con la Thailandia commettendo diversi atti di violenza. La conseguenza ora è che la Thailandia, per tutelarsi, rimanda in patria tutti i profughi birmani rifugiatisi nella zona degli scontri. La gente è disperata e Aiutare senza Confini teme una tragedia umana, mentre la comunità internazionale continua a tacere.

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