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Morti sul lavoro

Autore: . Data: giovedì, 16 ottobre 2008Commenti (0)

In Emilia-Romagna aiuti per i familiariLa premessa che ha portato alla prima legge regionale che si pone il problema dei familiari dei morti sul lavoro è brutalmente anagrafica: l’età media di chi perde la vita sotto i capannoni di una fabbrica o sul ponteggio di un cantiere è di 37 anni. A quell’età molte persone hanno figli, in larga misura piccoli.

Bambini diventati improvvisamente orfani di padre e, magari, con una madre occupata part-time.

Da queste premesse è partita la consigliera dell’Emilia-Romagna dei Comunisti italiani Donatella Bortolazzi per proporre ai colleghi dell’Assemblea regionale un progetto di legge con la finalità di istituire un fondo per il sostegno socio-educativo, scolastico e formativo dei figli di vittime di incidenti mortali sul lavoro.

Illustrando la legge ad “InviatoSpeciale”, Bortolazzi ricorda che “oltre il 10% delle vittime sul lavoro (circa 1.300 annue a livello nazionale, ndr) si concentrano in Emilia-Romagna. Siamo dunque partiti da quanto approvato in Parlamento durante il governo Prodi, vale a dire il nuovo Testo Unico per la salute e la sicurezza, e abbiamo cercato di agire concretamente per rispondere ad alcune emergenze”.

Il nuovo fondo regionale “vuole corrispondere almeno in parte – aggiunge la consigliera – alle gravi difficoltà vissute dai familiari delle vittime, che vedono mancare una fonte di reddito, a volte l’unica: ciò può provocare la riduzione delle spese destinate ai servizi socio-educativi per la prima infanzia, all’istruzione e alla formazione, sacrificate a vantaggio di altre esigenze primarie”.

La nuova legge prevede al riguardo che la Regione sostenga i figli delle vittime con i redditi più bassi, per garantire il diritto allo studio e contrastare i rischi di abbandono o dispersione.

Nel testo si prevede che le risorse del fondo possano essere integrate da entrate provenienti dallo Stato, da persone fisiche o giuridiche; potranno accedere al fondo i figli delle vittime che rispondano a precisi requisiti (non abbiano ancora 25 anni, il genitore sia residente in Emilia-Romagna al momento del decesso, il reddito del nucleo familiare non superi quanto indicato annualmente dalla Giunta regionale secondo i criteri ISEE).

“Sono finanziabili – osserva Bortolazzi – le tasse di iscrizione, le rette di frequenza, l’acquisto di libri di testo, l’acquisto di ausili scolastici per portatori di handicap, il servizio mensa, l’abbonamento al trasporto pubblico.

Le risorse del fondo sono destinate al rimborso delle spese sostenute e documentate per l’iscrizione e la frequenza a scuole e università pubbliche, parificate e private. I contributi potranno essere riconosciuti anche per gli incidenti mortali verificatisi ‘in itinere’, lungo i percorsi stradali verso il lavoro”.

La seconda notizia di un certo rilievo è che la normativa è stata approvata all’unanimità, non soltanto dalle forze che sostengono la giunta di centrosinistra in Regione Emilia-Romagna, ma anche dall’opposizione di centrodestra. A dimostrazione del fatto che non sempre prevalgono gli ideologismi sulla vita concreta (e spesso sofferente) delle persone in carne ed ossa.

Libero Panunzio

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