Maestro unico e squattrinato
Colpo di genio del governo
Che l’educazione dei bambini delle scuole primarie (le vecchie “elementari”) debba tornare a carico di un unico maestro (come vent’anni fa) è ormai noto, almeno ai lettori di questo giornale. Che però alcuni costi della “riforma” (nello specifico le due ore in più di lezione richieste ad ogni insegnante tuttofare) debbano gravare sui già esigui fondi d’istituto è una novità.
La geniale idea è contenuta in un emendamento presentato dalla relatrice in Parlamento della conversione del decreto legge “Gelmini”, la deputata berlusconiana Valentina Aprea (già vice dell’ex ministra Letizia Moratti nel precedente governo Berlusconi).
La proposta della parlamentare viene incontro alla richiesta di copertura finanziaria della commissione Bilancio, dal momento che – nonostante i 7 miliardi di tagli decisi dal governo per la scuola pubblica – l’aumento delle ore lavorative da 22 a 24 non ha copertura finanziaria.
L’aumento delle ore di lavoro dei maestri ha anche un risvolto contrattuale, ancora da mettere a fuoco. Infatti le due ore aggiuntive si configurano come “straordinario”, il quale presenta ovviamente dei costi e richiede la riscrittura del contratto di lavoro dopo una trattativa con le organizzazioni sindacali di categoria.
Il Pd non ha comunque atteso le reazioni dei rappresentanti degli insegnanti per sparare ad alzo zero contro il provvedimento: “Siamo alla farsa – ha commentato Manuela Ghizzoni, capogruppo del partito di Veltroni in commissione Cultura alla Camera – è un modo del tutto inconsueto di finanziare un provvedimento governativo, e non si capisce per quale ragione debbano essere le scuole, che sono con l’acqua alla gola, a pagare le scelte populiste di questo governo”.
Il decreto Gelmini verrà votato dalla aula di Montecitorio la prossima settimana, a partire da lunedì.


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