L’impreciso Giletti
E’ ricominciata la domenica televisiva ed immediatamente il Barnum si è rivitalizzato. Molti esempi di approssimazione, lasciano perplessi alcuni argomenti trattati nell’Arena.
Domenica si chiacchierava di ‘fannulloni’ con il ministro ‘persecutor’ della categoria, Renato Brunetta.
Naturalmente la tesi è scontata, i dipendenti della pubblica amministrazione non lavorano.
Due i passaggi di disinformazione pura. Giletti, che per nulla aveva studiato l’argomento, ha deciso di parlare di ‘bidelli’. Da Milano, con un bellissimo gatto sulle ginocchia, era collegato Vittorio Feltri.
Il quotidiano Libero, diretto da Feltri, in un articolo di Gianluigi Paragone aveva deifinito l’Italia il Paese della “pubblica distruzione”, dove ci sono più bidelli nelle scuole che carabinieri per le strade. ”Uno scandalo” a parere del giornale.
I ‘bidelli’, da alcuni anni denominati ‘collaboratori scolastici’, in servizio nell’anno scolastico 2006-2007, secondo le cifre fornite dal Ministero della Pubblica Istruzione, erano 160.446.
Nel suo articolo Paragone scrive di 167mila ‘bidelli’, “quindici virgola sei per istituto, praticamente due virgola due per classe”. Il giornalista un po’ approssimativo, potrebbe aver tenuto conto del numero di persone impegnate nell’anno scolastico 2000/ 2001, quando il governo Prodi, per rendere più efficiente la scuola dell’autonomia, permise l’utilizzazione di 80mila lavoratori con contratto annuale.
I successivi governi Berlusconi tagliarono, poi, quasi diecimila precari. Infine, il Ministro Gelmini, nella finanziaria dello scorso giugno, ha disposto per i prossimi tre anni un ulteriore taglio pari al 17 per cento dell’intero organico nazionale.
In pratica nel corrente anno i collaboratori scolastici sono 147mila, 20mila in meno dei 167mila dichiarati dal ‘Libero’. Paragone non ha colpa, in Italia ai giornalisti la precisione non è richiesta.
Se si misura il numero complessivo degli studenti, dai bimbi della scuola d’infanzia ai ragazzi delle superiori (circa 7.700.000), e si divide per il numero dei ‘bidelli’ si scopre che ogni collaboratore scolastico ha da controllare una media di 52 alunni. Non pochi, considerando l’esuberabza dei ‘giovani moderni’.
L’attività del ‘lavoratore ausiliario degli insegnanti’ comporta la pulizia giornaliera di almeno tre aule, due bagni, un paio di laboratori, uno spazio esterno. Oltre la cura dell’igiene e la sorveglianza, questi lavoratori debbono provvedere all’accoglienza di studenti e professori, alla manutenzione degli stabili, all’assistenza igienica dei bambini con handicap.
Infine, da quando il mansionario degli ex ‘bidelli’ comprende l’assistenza ai docenti durante le prove di laboriatorio e sperimentali, sono definiti ‘collaboratori scolastici’, con un ampliamento di funzioni ed uno stipendio invariato.
Per quanto riguarda le retribuzioni, lo stipendio medio di un ‘collaboratore scolastico’ si aggira intorno ai 900 euro mensili.
Giletti e Feltri hanno parlato per minuti, ma nessuno dei due si è reso conto di farlo partendo da dati inesatti, insomma un esempio tipico di ‘corretta informazione’.
Il secondo punto riguarda ‘persecutor’ Brunetta in persona, ‘intervistato’ dal presentatore, in realtà lasciato libero di dare i numeri da un Giletti compiaciuto di stare nello studio del ministro.
Ad una lavoratrice precaria dell’Isfol, che dopo aver vinto un premio per la sua ricerca, ha scoperto di esser prossima a perdere anche il suo contratto a termine (rinnovato di volta in volta per oltre otto anni), Brunetta ha detto: “Non è vero quello che dici, io non ho fatto nulla per bloccare il tuo contratto, è una questione che riguarda il tuo Ente”. Lasciamo perrdere l’educazione del ministo che si è rivolto alla lavoratrice dandole del ‘tu’, mentre la signora utilizzava la foma di ‘ripestto ‘ Lei, e veniamo ai fatti.
E’ stato stato presentato alla Camera dei deputati un emendamento che accompagna il ddl 1441 (in iter di approvazione), ovvero il disegno di legge chiamato burocraticamente “Misure per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione”.
Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil spiega perchè l’emendamento “modifica l’articolo 37 del ddl revocando le risorse destinate dalle precedenti finanziarie 2007-2008 alla stabilizzazione dei precari della P.a e prevedendo che, alla data di scadenza, i contratti non si possano rinnovare a tempo ma vanno sciolti”.
Secondo il sindacalista una volta approvata la normativa sarà devastante per i lavoratori pubblici, perché “porterebbe al licenziamento migliaia di persone e metterebbe in ginocchio il sistema pubblico di ricerca e università”. Spiega sempre Pantaleo che queste norme “unite a quelle che limitano a 3 anni la possibilità di lavorare con contratti flessibili non solo impediranno stabilizzazioni e assunzioni ma anche il mantenimento in servizio dei precari”.
Al momento la situazione è di difficile decifrazione. Una riformulazione fatta da Brunetta rinvia gli effetti della riforma fino all’1 luglio del 2009. Le amministrazioni avranno sei mesi in più per assumere i loro precari, ammesso che abbiano i soldi e i posti disponibili. Nel frattempo, in questi sei mesi, il Dipartimento Funzione pubblica farà un “monitoraggio”.
Chi prevede di assumere (dopo il primo luglio) un dipendente utilizzato fino a quel momento con contratto flessibile, dovrà comunicare alla Funzione pubblica che tipo di contratti ha avuto finora il dipendente, di che durata, che tipo di selezione ha superato. Se non si trasmette la comunicazione, non si sarà poi autorizzati ad assumere. Né sarà autorizzata l’assunzione di quei precari che non hanno già sostenuto un vero concorso pubblico.
Anche in questo caso, di fronte ad una complicata vicenda, resa ancor più intricata da normative macchinosissime, Giletti ha trattato l’argomento senza contraddittorio. La protagonsta era una comparsa da far ‘mostrare’, non una ricercatrice da far parlare, un sindacalista della Cisl non è stato messo in grado di affontare l’argomento senza essere interrotto dal Barnum dei chiacchieroni, da Feltri, dallo stesso Giletti, ipnotizzato da se stesso mentre si guardava ripreso dalla telecamera.
E alcuni milioni di spettatori, a patto abbiano capito qualcosa, hanno e non per loro reponsabilità subito un modo di fare informazione da dilettanti.
Secondo una notizia assolutamente non confermata, ma che vogliamo lo stesso sottoporre al lettore, nel 2005 un ‘bidello’ perceviva un reddito di 15.900 euro l’anno, Giletti era a 150mila. Numeri, solo numeri


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