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Le denunce di Maroni e il ’68

Autore: . Data: venerdì, 31 ottobre 2008Commenti (0)

Adesso arriva la fase due nel comportamento del governo con gli studenti. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni ha dichiarato: “Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato”.

Il Paese ottimista e pacificato che la propaganda del centro-destra ha accuratamente costruito con l’aiuto della stragrande maggioranza dei mezzi di informazione rischia di essere messo in crisi dalla contestazione di genitori, insegnanti e studenti.

Gli studenti, in particolare, sono i più temuti, perchè incontrollabili. La ‘formazione lobotomizzante’ prodotta da Amici e Uomini e Donne, De Filippi e Costanzo, Paperissima e il finto radicalismo di Striscia non hanno saputo impedire la nascita di consapevolezze tra i giovani.

In un primo momento si è sottovalutato il fenomeno ed ancora lo si fa. Il governo è andato avanti, con la sua impronta da Italia Spa, senza cercare un dialogo neppure con la più che ‘ragionevole’ opposizione del Pd. Certo di non aver problemi nel ‘controllo’ dell’opinione pubblica.

La manifestazione di ieri ha, però, modificato lo scenario. Nel Paese un corpo sociale complesso, senza fratture generazionali e diffuso ovunque, da Bergamo a Catania, si è presentato all’attenzione di tutti con una frase che giammai Berlusconi immaginava qualcuno (escluso il ‘magistrato’ Di Pietro) potesse pronunciare: “Non ci stiamo”.

Il giorno prima, nella migliore tradizione ‘deviata’ della storia nazionale, un gruppetto di fascisti armati aveva assalito un corteo di studenti neppure troppo politicizzati, riuscendo ad entrare in una piazza nella quale è complicato portare un motorino, con un furgone carico di mazze da rissa.

Lo stuolo dei commentatori politici aveva subito rievocato “gli opposti estremismi”, nel reale terrore che un ‘nuovo ’68′ potesse attraversare le coscienze dei giovani. Perchè anche su questo una mistificazione dei fatti in corso da anni ha trasformato la realtà.

“La fantasia al potere” sulla quale nacque il movimento di quegli anni, il “vietato vietare” di ragazzi che si baciavano in pubblico e non avevano più paura di far l’amore liberamente, in un’Italia dove alle gemelle Kessler era proibito indossare un costume da ballerina in televisone è la materializzazione dell’incubo.

Si dimenticano la strage della Banca dell’Agricoltura, le infiltrazioni della polizia e dei servizi segreti di allora nel Movimento Studentesco e la necessità di farlo convergere verso forme violente per poi applicare politiche repressive è materia omessa.

Dire che il ’68, sull’onda del movimento americano della metà degli anni sessanta, intendeva prima di tutto cambiare le coscienze, le consapevolezze, forse l’anima stessa della società, durante uno dei conflitti più spaventosi del ’900, la guerra in Vietnam, è terribile per chi si è impossessato di posti di comando a prescindere dalle proprie reali capacità, ma solo in virtù di un sistema di occupazione partitica di tutto, dai giornali alle asl, dalle portinerie dei ministeri alle licenze dei taxi.

E così vai col commento. Il ’68 ‘violento’ uccide quello ‘vero’ delle lotte di operai e studenti, che avrebbero fatto scomparire le gabbie salariali, permesso la scrittura dello Statuto dei lavoratori, portato il divorzio in Italia e finalmente superato un concetto di ‘morale comune’ completamente appiattito sulle posizioni più bigotte del mondo cattolico.

La valenza politica del ’68 italiano, “operai e studenti uniti nella lotta”, mentre Veltroni cita Sarko e Berlusconi costruisce il Paese di Barbie è la variabile impazzita che nessuno vuole più dover affrontare.

Così riparte la macchina di allora, repressione ed opposti estremismi. Senza comprendere che i ragazzi di oggi non sono quelli degli anni sessanta, perchè per loro gli ultimi venti anni di melassa culturale sono stati devastanti. Non hanno Beatles e Rolling Stones e neppure Bob Dylan e Joan Baez, mai hanno visto “Fragole e sangue” e tantomeno letto “On The road” di Jack Kerouac.

Però molti dei ‘pacificatori’ dell’Italia SpA, “Fragole e sangue” lo conoscono bene e sanno che un ragazzo innamorato potrebbe imparare a pensare seguendo una ragazza in un’assemblea di ‘sovversivi’ e lentamente cominciare a riflettere, fino a diventare consapevole del valore dei diritti civili e dell’eguaglianza sociale.

Maroni, con la solita rozzezza leghista fa la parte del ‘cattivo’ nel duetto col Cavaliere ‘buono’ e compassionevole. Starsky e Hutch.

La Russa, che negli anni sessanta era vestito di nero e omaggiava il Duce, insieme a camerati più lesti coi pugni ferrati che con la grammatica, dice: “Per una volta c’è stata una mancanza di informazione da parte del governo: abbiamo comunicato bene sulle città sicure, invece questo decreto è passato all’improvviso. Si è sottovalutato che la carenza di informazione potesse alimentare un’opera di disinformazione interessata”.

E che altro di più voleva La Russa? Forse le ‘veline’ del regime fascista (da non confondersi con quelle del regime berlusconiano)?

E Berlusconi si ostina nel gochino di rivoltare il tavolo: “Una sinistra scandalosa che ha la capacità di rovesciare il vero e dire il contrario della verità”. Lui che arriva a smentire se stesso, continuamente, senza un minimo di pudore?

Ed infine l’aria di regime che gioca sui numeri e porta Maroni a sostenere: “”Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante”. Perchè nel Paese della cuccagna, dove la pasta costa duemila lire al pacco, non è necessario rispettare la verità. Tanto poi ci pensa la televisione ad amplificare le bugie.

Ma come Maroni, ieri a Roma c’erano centomila persone?  E gli atri cos’erano, turisti?

Le ultime dichiarazioni del governo mostrano un nervosismo preoccupante, intorno al quale si stanno saldando interessi più ampi, preoccupati dalla possibilità che nasca un  fastiodioso interlocutore in grado di bloccare il processo di ‘modernizzazione’ italiano, che dovrebbe permettere ai potenti di rimanere tali ed ai cittadini di pagare il costo totale di una crisi senza precedenti.

Ecco allora dov’è il punto in comune col ’68. I giovani di allora nutrivano il sogno di cambiare il mondo, di non fare la guerra, ma far l’amore, mentre quelli di oggi hanno un sogno più concreto, quello di cambiare il mondo per non fare la fame. Cose così lontane tra loro?

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