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La vita in Alitalia

Autore: barbera. Data: mercoledì, 8 ottobre 2008Commenti (2)

Un assistente di volo racconta la sua vita in Alitalia. La vendita a Cai, il futuro, i sogni che se ne vanno e la dignità di una persona. Una storia per ‘Tu inviato’

Sono un assistente di volo Alitalia, amo il mio lavoro, e non credevo che un giorno mi sarei dovuto trovare, dopo anni di fatica vera, notti insonni, rischi vari e radiazioni assorbite, a rimanere solo, con i miei colleghi, a difendere la mia Azienda, la sua storia e il suo patrimonio culturale, tecnico e materiale. A parlare una lingua preziosa che mi fu pazientemente insegnata ma che oggi nessuno sembra voler capire, tramandata a suo tempo con cura e dedizione da insegnanti esperti, nonchè gentiluomini, professionisti del trasporto aereo.

E così non posso non pensare a quei colleghi che un tempo mi trasferirono il senso profondo dell’assistere, nell’offrire sicurezza, e un po’ di casa e di cultura nostrana a un mondo variegato fatto spesso di piccoli impauriti, di anziani stanchi, di malati in cerca di speranze o di gente un po’ smarrita e affidata al desiderio di accrescere se stessa e i propri sogni varcando l’orizzonte.

Alitalia. In tutto il mondo, siamo stati un riferimento spesso più immediato ed efficace di qualunque ambasciata.

In primis, per i nostri “fuoriusciti”, quegli italiani spesso invisibili agli occhi della nazione, come forse oggi lo siamo noi.

Come una coperta per emigranti smarriti, così può scaldare una semplice parola, in lingua, attaccati al vero e solo significato, quello sì concreto, dell’italianità…

E oggi siamo qui a resistere. Non solo dal Potere o dagli interessi ma, soprattutto, dal cialtronaggio, da quella minaccia qualunquista  pronta a placare i suoi timori di giornata sacrificando sull’altare di una comodità inebetita ogni piccolo sforzo di spontaneo contributo personale.

A traslare l’ignoranza da un semplice “non sapere” a un rozzo ma conveniente “punto e basta”.

A occupare un territorio fatto di certezze virtuali e abitudini omologate e rassicuranti nella loro vuotezza.

Con la fatica insopportabile di difendersi dalla realtà scomoda di doversi impegnare. Finanche nel capire.

E l’estensione autoritaria della svogliatezza di mettersi in gioco o migliorarsi…

Anche dall’alto di un aereo, rivendico la ricchezza insita nella possibilità di vedute più ampie e cosmopolite, stimolate da confronti multiculturali.

Così, se penso a tutte le volte che, lontano da casa, ho voluto e forse saputo difendere in tutti gli idiomi il mio Paese dai luoghi comuni o da facili stereotipi, non posso oggi non dover rivedere il canovaccio degli argomenti che dovrò sciorinare, nel tentativo di rendere credibile una storia così assurda. E soprattutto renderla accettabile a me stesso, ai miei cari, ai miei amici.

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Commenti (2) »

  • danilazz ha detto:

    Caro collega non so chi tu sia, ma sottoscrivo in pieno le tue parole. Hai riassunto in modo perfetto ciò che la maggior parte di noi pensa e ha vissuto. Ciao Daniele

  • susi ciolella ha detto:

    …mai come in questi giorni mi sono tornate alla memte le parole,le storie e le vite dei personaggi di kundera ..mai come ora ho percepito il senso della dittatura..è toccato a noi lavoratori di alitalia scontrarci con il sistema italia , ma è solo l’inizio..io ho aperto gli occhi e non credo riuscirò piu neanche a socchiuderli..susy

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