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Giletti, Ventura, Annunziata e De Filippi

Autore: barbera. Data: lunedì, 20 ottobre 2008Commenti (0)

Venti minuti di zapping in una domenica televisiva. In pochissimo tempo emerge un quadro sconfortante, tra considerazioni insulse e modelli culturali inammissibili.

La giornata romana ieri era lieve, la temperatura mite, il cielo terso, la città finalmente calma e silenziosa. Così, verso le quattordici e quasi per sfida, sembrava possibile accendere la scatola catodica, cercare un film, assistere ad una favola per immagini e prepararsi ad affrontare il pomeriggio.

Click ed eccoli apparire: Giletti, De Filippi, Ventura, Annunziata. Una raffica di facce tra Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5. Programmi diversi, generi vari, dal talk show al varietà, dal giornalismo al reality demenziale, ma tutti egualmente drammatici per approssimazione, chiacchiericcio, demagogia e incosciente appartenenza all’universo dell’inutile dannoso.

La compagnia di giro di Giletti discuteva, tanto per cambiare, di galera, giudici, assassini e pene. Sullo sfondo Mario Giordano e  Daniela Santanchè erano i tribuni della giustizia. “Altro che trent’anni, in carcere si deve restare a vita” commentava Giordano, uno dei distributori di odio a buon mercato che tanto piacciono ai ‘nuovi’ cittadini italiani dell’era Berlusconi.

“Il problema delle carceri piene si risolve facilmente: mandiamo gli extracomunitari a casa loro a stare nelle loro galere” aggiungeva la Santanchè convinta ed aggressiva.

Nel tutto Giletti, sudaticcio, cercava ‘colpevoli’ tra giudici incapaci, psicologi non professionali, chiunque potesse ‘pagare’ per i suoi errori. “Chi sbaglia deve pagare? Voglio una risposta, voglio una risposta!” sentenziava il presentatatore guardando fisso la telecamera.

I nemici del ‘giustizialismo’, quelli che tanta ‘comprensione’ hanno di solito quando qualche ‘potente’ viene accusato di peculato o riscossione di tangenti, erano uniti in uno studio tv nella sacra lotta per l’inflessibilità della legge. Nessun dato concreto raccontato agli spettatori, solo grida demagogiche e senza un minimo di approfondimento.

Meglio cambiare canale.

Ecco, compariva la Ventura. Urlava come al solito, si agitava, camminava e presentava un balletto da ‘Televacca’ e dava la linea al Biscardi tornato dall’oltretomba di Calciopoli.

Meglio cambiare subito canale.

Voilà, l’Annunziata parlava con Rutelli. Si entrava in un dialogo tra sordi, una domanda di una giornalista che dopo trent’anni di attività ancora non ha imparato a parlare in italiano (ma è convinta di sapere tutto) e un politico che rispondeva con espressione intensa riuscendo in un fiume di parole a non dir nulla.

Meglio cambiare canale, di nuovo.

La De Filippi entrava tra gli ululati di una massa di adolescenti  e subito si lanciava nella sua attività distruttiva. Allievi di una penosa scuola di arti dello ‘spettacolo’ che litigavano coi professori, professori che litigavano tra loro, allievi uno contro l’altro. Poi un ‘referendum’ per chiedere ‘al pubblico a casa’  se ‘il banco’ di danza classica poteva essere eliminata e sostituito con l’Hi pop. Benvenuto il duro confronto tra i docenti Celentano e Paparo, una ragazza che se ne voleva andare perché nessuno la stima ed un ragazzo che sembrava venuto fuori da ‘Fuga da New York’, al quale veniva mostrato (insieme a tutti telespettatori) un bel filmato dove ululva alla solita Celentano un bel “bastarda, io la odio quella!”. Che belli la rissa ed il conflitto generazionale interpretati in tv.

Meglio spegnere e pensare.

Che Italia è questa? In quale Paese è tollerabile la follia a reti unificate. lo sperpero di denaro per garantire stipendi milionari e gettoni di presenza cospicui a presentatori e opinionisti senza arte e parte?

Il clima di odio, di esclusione, di razzismo, di strisciante ignoranza e pressapochismo ha ricevuto la sua dose quotidiana di nutrimento in soli venti minuti di televisione domenicale.

Domani il pomeriggio televisivo propinerà la stessa dose di nulla e così dopodomani e sempre.

Forse siamo davvero all’emergenza. Non abbiamo mai pensato fosse possibile ricorrere alla censura, all’autocensura, alla limitazione del diritto di espressione, in qualunque forma.

Tuttavia, crediamo, la misura sia colma. Questa spazzatura, questi prodotti televisivi rivolti a ragazzi, famiglie, poveri cristi e miliardari non sono più ‘quello che il pubblico chiede’, ma un vero e proprio doping omicida, in grado di devastare consapevolezze collettive, coscienze, l’intelligenza stessa dei cittadini.

Perché non danno scampo. Ma il consenso al governo dei proclami cresce e questo conta.

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