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La carica dei referendum

Autore: . Data: venerdì, 31 ottobre 2008Commenti (0)

Tre nei prossimi due anni

Tre referendum potrebbero chiamare gli italiani ad esprimere il proprio parere nei prossimi due anni. Gli argomenti sui quali verterà la questione referendaria sono: legge elettorale, lodo Alfano, e la riforma della scuola, approvata mercoledì dal Senato.

Approfondiamo.

Delle tre iniziative referendarie, l’unica che ha già completato l’iter della raccolta delle firme (necessarie almeno 500mila per dar luogo a un referendum), è quella che chiede la modifica della legge elettorale per la Camera e il Senato. La consultazione referendaria avrebbe dovuto svolgersi quest’anno, ma è slittata di 12 mesi per la concomitanza con le elezioni politiche anticipate. Si svolgerà dunque nel 2009 e riguarderà due proposte: attribuire un premio di maggioranza alla lista più votata e abrogare il listone bloccato dei candidati.

Il referendum contro il lodo Alfano, invece, ha da poco cominciato il suo cammino. Promosso dall’Italia dei valori e dai partiti della sinistra radicale subito dopo l’approvazione in Parlamento dello scudo giudiziario per il presidente del Consiglio e le altre alte cariche dello Stato, il referendum anti-lodo è nella fase della raccolta delle firme, partita l’11 ottobre. L’obiettivo è quello di portare in Cassazione oltre due milioni di firme entro il settembre del 2009, scadenza prevista dalla legge per la consegna. In caso di successo nella raccolta delle sottoscrizioni, questo referendum sarà votato nel 2010, tra due anni, in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Stessa finestra temporale per il referendum sul decreto Gelmini: gli organizzatori avranno tempo per raccogliere le firme fino al settembre del 2009 e il voto dovrebbe esserci l’anno seguente. Ma c’è già una piccola complicazione riguardo al quesito da sottoporre agli elettori. Poiché il decreto Gelmini tocca anche la legge di bilancio dello Stato (che non può essere sottoposta a referendum) i proponenti dovranno stare attenti a non farsi bocciare il quesito dalla Corte Costituzionale. Gli esperti del Pd sono già al lavoro.

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