La “Barcelona” di Allen
Nelle sale italiane la nuova commedia trasgressiva di Woody Allen sul sesso, la passione e l’amore, ambientata in una Barcellona estiva color seppia. La recensione per “Tu inviato”
Un’americana medio-borghese, fidanzata, studiosa, classica brava ragazza. Una biondina sognatrice e interessata al nuovo e al bello. Un ricco pittore bohémien separato, amante delle donne e del buon vino. Una donna sensuale, intelligente e nevrotica, costante morbosa ma necessaria nella vita dell’ex marito. Infine, Barcellona e dintorni. Questi gli ingredienti dell’ultimo film di Woody Allen, “Vicky Cristina Barcelona”, dove il regista newyorkese traccia vizi e virtù della sessualità contemporanea attraverso la messa in scena di un quadrangolo amoroso in cui anche l’omosessualità femminile trova il suo spazio.
Con la coppia Javier Bardem-Penélope Cruz, Allen non rinuncia neanche questa volta a evidenziare le nevrosi della coppia intesa in senso tradizionale del termine: tradimento, possessività, gelosia, paranoia, depressione emergono nuovamente come caratteri inevitabili del matrimonio. I due ex coniugi non sanno fare a meno l’uno dell’altra, si amano fino ad odiarsi, non sono in grado di lasciarsi ma neppure di vivere insieme, sfiorano il limite della follia ma mai quello dell’ipocrisia.
Così, senza mentire né a se stessi né agli altri, finiscono per trovare l’equilibrio con l’arrivo di Cristina (Scarlett Johansson), giovane, bionda, sensuale, annoiata dal falso perbenismo americano e attratta invece dall’originalità con cui Juan Antonio (J. Bardem) vive la propria esistenza e i propri impulsi sentimental-sessuali. Nella triade creata dal ritorno dell’ex moglie Maria Elena (P. Cruz), anche Cristina rintraccia una sorta di risposta al suo continuo cercare l’amore. Grazie ai due ex coniugi, infatti, oltre a soddisfare il proprio bisogno di arte, di conoscenza, di piacere nel senso più ampio del termine (godimento della vita attraverso l’amore per la tavola e il buon vino, l’eccitamento fisico dei sensi, l’appagamento materiale dei bisogni più immediati), Cristina scopre di avere un talento naturale per la fotografia e impara a coltivarlo, attraverso i consigli dei due personaggi con cui vive e con cui intrattiene relazioni sessuali. La novità del rapporto a tre e della relazione saffica con Maria Elena non la sconvolge più di tanto, anzi, la diverte e la incuriosisce. Tuttavia, ben presto si rende conto che l’originalità della situazione creatasi a Barcellona non appaga del tutto la sua ricerca di felicità e di amore eterno e decide di abbandonare sia Maria Elena che Juan Antonio.
Vicky (Rebecca Hall), intanto, l’amica del cuore che l’aveva trascinata in Spagna per l’estate e che aveva disapprovato da subito la sua relazione con il pittore, le ha nascosto di avere avuto, prima di Cristina, una notte di sesso con lo stesso. La scappatella ha riempito di dubbi e tormento l’estate di studio dell’americana tutta casa e chiesa e l’ha allontanata dal futuro marito che però, inconsapevole, decide di raggiungerla e sposarla a Barcellona. Vicky non è in grado di opporsi, prigioniera delle sovrastrutture sociali che la vogliono moglie solerte, capace, pratica, senza grilli per la testa. Figurarsi se può essere preda di un amore passionale, istintivo, fatto di carnalità ed emozione, come quello provato una volta soltanto con Juan Antonio. No di certo, ma il dubbio le arriva e, quando Cristina parte e il pittore torna all’assalto, Vicky prova a scrollarsi di dosso il cliché della mogliettina perfetta. Senza però riuscirci.
Alla fine tutto torna al punto di partenza, come un circolo vizioso e inespugnabile in cui l’abile Allen fa cadere tutti i suoi personaggi, facendo sorgere una domanda: qual è la scelta migliore da intraprendere nel campo dei sentimenti? Il matrimonio convenzionale di Vicky e marito, quello tormentato di Juan Antonio e Maria Elena o la ricerca senza fine di Cristina di un amore che forse non esiste? La risposta, come in tutti i film di Allen, non arriva, ma il regista se la cava egregiamente anche questa volta a seminare confusione nell’intimità degli spettatori.
Annalisa Andruccioli


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