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Il regime contro gli studenti

Autore: . Data: mercoledì, 29 ottobre 2008Commenti (0)

Le prove generali di regime proseguono al Senato della Repubblica. Migliaia di studenti, ricercatori, genitori e professori protestano, ma per il governo si tratta di un colossale fraintendimento. E’ il crepuscolo della democrazia.

Nella giornata di ieri la capitale è stata avvolta dall’Onda, ovunque cortei, manifestazioni, proteste contro il decreto Gelmini. Lo stesso in tutto il Paese, mentre i media, in tutti i modi possibili, inseguivano gossip improbabili, conflitti tra ‘gruppi di sinistra’ e ‘movimenti di destra’, intervistando studenti contrari agli scioperi e diffondendo dichiarazioni della maggioranza al limite dell’incredibile. Anche i pochi giornali non allineati e coperti sulle posizioni di Berlusconi risultano incapaci di uscire dal vortice di autoritarismo generato dal centro-destra. Intanto l’opposizione, pur battendosi a Palazzo Madama contro le scelte dell’esecutivo, ha dovuto assistere alla dimostrazione concreta della sua impotenza.

Lasciano stupiti le parole del leader del Pd, Walter Veltroni: “Considero un atto di arroganza andare avanti con il decreto Gelmini. Un politico intelligente deve capire quando una proposta rompe con la società. Insisto con la richiesta al governo di ritirare il decreto Gelmini e avviare il confronto. Non dico all’infinito, ci si dia un tempo e dopo aver ascoltato tutti si chiude”.

Nello stesso tempo, la capogruppo del suo partito al Senato, dopo un andamento discutibile del dibattito parlamentare, diceva al presidente Schifani: “Non metto in discussione quello che si è deciso in conferenza dei capigruppo, ma lei sta andando avanti con le votazioni come nulla fosse, negando il diritto dell’opposizione ad argomentare il voto degli emendamenti. Voglio dirglielo in tutta franchezza: è una delusione e parlo da capogruppo”.

Come fossero ‘Alice nel paese della meraviglie’, i rappresentanti del centro-sinistra scoprono ogni giorno che c’è una qualche anomalia nei comportamenti della maggioranza, ma non sanno trovare il coraggio di guardare in faccia la realtà.

Dopo le scelte sulla ‘sicurezza’, l’essenza della manovra finanziaria, le continue esternazioni bislacche il capo insiste nel parlare di ‘confronto’ e la capogruppo parla di ‘delusione’.

Dov’erano negli ultimi anni?

Per chi ha una memoria svogliata ricorderemo alcune parole del 2001 di un giornalista discusso e discutibile, certamente anticomunista e conservatore, non sospettato mai di simpatie rosse, Indro Montanelli: “Veramente la scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo… Ma forse è peggiore la facilità, la spontaneità con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri. Lui racconta a modo suo la fine della mia direzione al Giornale, il giorno dopo la mia uscita, quando non ho potuto certamente influire più sulla stesura della cronaca. Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. Berlusconi sostiene che io ero al Giornale sognando di farne un altro: non sta né in cielo né in terra. Questa menzogna è semplicemente una scemenza: quanta volgarità, quanta bassezza”.

Altro da aggiungere?

I ragazzi dell’Onda erano zuppi ieri sera, sotto una pioggia torrenziale, rimasti in pochi davanti al Senato, lì a gridare “andate a lavorare” ai parlamentari che stavano ‘lavorando’ per risolvere al più presto la pratica Gelmini per aprirne altre eguali al più presto.

Mentre il premier della libertà cercava di essere libero in assoluto. Di nominare anche chi dovrà andare al Parlamento europeo, dichiarando candidamente: “Dobbiamo mandare in Europa dei professionisti delle varie materie nelle Commissioni”, per giustificare l’abolizione delle preferenze anche per le elezioni europee.

“Pacatamente” cosa, onorevole Veltroni?

Il senatore Gasparri, che qualche divinità misteriosa ha portato ai vertici della politica nazionale, sull’approvazione del decreto 133 ha sostenuto: “‘La maggioranza degli italiani e degli studenti è dalla parte di questa riforma e non si presta a strumentalizzazioni. Noi siamo qui a difendere la scuola pubblica, unitevi a noi e andiamo avanti con l’esame di questo provvedimento nel rispetto degli impegni presi all’unanimità in sede di conferenza dei capigruppo per quanto riguarda il calendario”.

I ragazzi sotto il Senato gridavano il dissenso e lo rifaranno domani. Poi arriveranno da tutt’italia per farlo alla fine del mese, tra poche ore. E lì, nel Palazzo, chi decide neppure ascolta e chi dovrebbe opporsi si è dimenticato.

Questi ragazzi inesperti, soli in un deserto e persi nel labirinto dei partiti italiani, ancora credevano al ‘blocco’ di Gelmini, mentre una ragazza francese diceva: “Come mai con tutta questa gente a protestare vanno avanti?”. Ovvio per un transalpino, perché la democrazia, anche quella del clone del Cavaliere, Sarkò, dispone di padiglioni auricolari.

Che accadrà domani?

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