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Giornalisti: “Bugiardi, corrotti, di parte”

Autore: . Data: giovedì, 2 ottobre 2008Commenti (0)

Una indagine commissionata dall’Ordine della Lombardia mostra cosa gli italiani pensano dell’informazione. Pochissimi organi di stampa l’hanno resa nota al pubblico, meglio far finta di niente.

L’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha commissionato alla società AstraRicerche un’indagine sul giornalismo in Italia. I risultati, per una volta, mostrano consapevolezze e capacità critiche da parte dei cittadini.

Infatti, il 68 per cento degli italiani definisce i giornalisti “bugiardi”.

Il 60 per cento del campione ritiene i giornalisti “non o poco informati”. In quanto a “mancanza di indipendenza” ne sono certi il 52 per cento degli intervistati.

Per il 48 per cento dei cittadini i giornalisti sono “di parte”, mentre per il 40 addirittura “corrotti”. Solo il 15 per cento considera la professionalità dei giornalisti “ottima”, il 10 la trova “sufficiente”, il 20 “buona”. Il 55 per cento, la maggioranza, è insoddisfatta. Per il 32 per cento i giornalisti sono professionalmente “pessimi”, per il 32 hanno una “cattiva” formazione.

Sul ruolo del giornalismo nella società la gran parte del campione lo ritiene importante. Il 30 per cento definisce “altissimo” il ruolo sociale del giornalismo, il 16  “alto”, il 19 “medio” e solo il 15 definisce “scarsa” l’utilità dell’informazione. Per il 12 per cento, infine, il giornalismo non serve a nulla.

L’indagine di AstraRicerche, individua anche le caratteristiche principali che un giornalista dovrebbe avere nell’immaginario dei lettori. La prima è la “competenza tematica”, derivante dalla specializzazione settoriale o dal metodo di lavoro: la chiede il 90 per cento degli intervistati.

La seconda, indicata dal 79 per cento del campione, è “la professionalità e il corretto utilizzo del know-how”.

Seguono la chiarezza (77 per cento), la capacità di coinvolgere emozionalmente (73 per cento), l’efficacia comunicativa (65 per cento), l’eticità (64 per cento), la pacatezza non aggressiva o ansiogena (62 per cento), il rispetto degli altri (53 per cento), l’aiuto a capire (50 per cento), l’utilità informativa (47 per cento) e la cosiddetta ‘education’ (37 per cento), cioé la capacità di far ‘crescere’ nel tempo la capacità del lettore o dell’ascoltatore nel seguire i temi di proprio interesse.

Smentendo i tentativi, il più delle volte goffi, specialmente dei mezzibusti televisivi gli italiani pensano che un giornalista può anche non essere simpatico. Solo il 36 per degli intervistati ritiene infatti la simpatia una caratteristica cruciale per chi scrive articoli, legge notiziari televisivi o comunque veicola le informazioni al grande pubblico. Non si ha notizia di cosa i nostri concittadini pensano di lampade abbronzanti e atteggiamenti “sportivi”.

Insomma, gli italiani hanno le idee chiare. La crisi della professione giornalistica, i livelli di improvvisazione e pressapochismo di gran parte della categoria hanno evidentemente superato i limiti di guardia e il sondaggio lo dimostra.

Andrebbe ricordata la scarsa trasparenza dell’accesso alla professione, mentre l’attuale assetto direttivo di testate giornalistiche a stampa e televisive per nulla premia le capacità, ma anzi tende a far prevalere modelli di comportamento spesso deteriori e negativi, utilizzando i giovani senza contrattualizzarli e inserendoli nelle redazioni il più delle volte coma stagisti non pagati.

Secondo la ricerca “la categoria risulta non apprezzata, mentre singoli giornalisiti (le “eccezioni”) sono stimati ed amati, esempi del giornalista “ideale”  (poco diffuso). Emerge fortissima la domanda di un giornalismo forte, competente, avvocato della verità, appassionato ed utile.I giornalisti italiani hanno un grave porblema di immagine e di reputazione”.

Non crediamo il problema si risolverà in tempi rapidi.

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registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008