Giordano, uno su mille ce la fa?
Un articolo per “Tu Inviato”
E’ il nuovo caso letterario, un boom editoriale. Il successo de “La solitudine dei numeri primi”, opera prima dell’esordiente autore, apre un nuovo dibattito sul mondo dell’editoria contemporanea.
Si chiama “La solitudine dei numeri primi”, opera prima di Paolo Giordano. Tralasciando la bravura dell’autore, giovane ricercatore di fisica, inoppugnabile nella sua idea innovativa e fresca, vien da chiedersi: quanti Giordano saltano alla ribalta in un paese statisticamente nei bassifondi della cultura europea? Quanti salgono non meritandolo e quanti rimangono invischiati in quel sottobosco confuso nonostante abbiano le qualità per emergere?
Il dibattito è aperto. E una cosa è strana: l’Italia, secondo una statistica più o meno attendibile, legge poco (o niente) e scrive tantissimo. Non è forse un po’ incongruente tutto ciò?
Tra quelli che scrivono e che inviano i propri manoscritti come fossero letterine per Babbo Natale il passo è abbastanza breve. E il lavoro degli editor, il processo di “scouting”, è laborioso e faticoso, così è possibile che tra i centinaia di scritti (in Rizzoli, per fare un esempio, all’anno ne arrivano circa ottocento, alla Einaudi più di mille), qua a là , di sovente, più di un buon prodotto venga scartato.
E poi, per un esordiente, meglio la piccola o la grande casa editrice? Il dilemma permane. Se si punta sulla piccola, la possibilità di vedere il proprio nome sugli scaffali di una libreria è meno remota, benché il bacino d’utenza di questa sia senz’altro limitato rispetto ad una Mondadori. Per una piccola casa editrice, 1.500 copie vendute sono un buon risultato; per una grande, invece, la tiratura minima di solito ne prevede 5.000. La proporzione è fedele.
Melissa P., per fare un esempio, ha avuto un successo su scala nazionale (grazie a “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”), con un paio di milioni di copie vendute, essendo partita dal rischio di un editore che, con occhio lungo, aveva predetto un caso editoriale nel racconto di una ragazza appena maggiorenne, malgrado il contenuto dell’opera sia quantomeno discutibile.
Paolo Giordano ha avuto la fortuna di trovare una porta aperta abbastanza grande da farci passare insieme a lui tutti i suoi sogni possibili. Ma quanta di quella fortuna è radicata nell’acume del suo “genio”? Ognuno darà la sua risposta. Ma in una società come la nostra, complicata e precaria, un po’ di questo condimento è fondamentale.
Davide Bottero


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