Federalismo della discordia
Crepe nella maggioranza. Il governatore della Lombardia Formigoni contro il “suo” premier: “Basta regalie a Roma”. Mentre la Lega fa finta di nulla.
“Forse sarà necessario rifare i calcoli”. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, promette battaglia sul prossimo decreto in materia di federalismo fiscale allo studio del governo “amico”. Contraddizioni in seno al popolo, avrebbe commentato qualche vecchio comunista qualche decennio fa.
Già, perché sul federalismo Berlusconi e soci si giocano non solo una buona quota di credibilità, ma anche i presupposti che reggono l’accordo con la Lega.
A Formigoni non è andata giù la decisione del governo di stanziare nel decreto per il federalismo fiscale 150 milioni di euro per Catania, 500 milioni di euro per Roma e per aver previsto, nell’articolo 5 del decreto, anche altri 500 milioni che dal 2010 saranno attribuiti alla Capitale.
“Discuteremo di queste cose con le altri regioni – ha aggiunto – la prossima settimana al tavolo Stato-Regioni e chiederemo al governo i motivi di decisioni che non ci trovano d’accordo”. E se l’esecutivo non dovesse accettare emendamenti, “sarà difficile accettare un decreto di questo tipo”, che rappresenta “un’enorme regalia a Roma dal punto di vista finanziario”.
Di questo passo, è l’opinione di Formigoni, “il federalismo fiscale non darà vantaggi maggiori alle Regioni, ma inferiori. Mentre noi siamo in sofferenza, così come tutti gli altri, su una serie di partite importanti come, per citarne una, quella sul trasporto pubblico locale”.
La maggioranza, a livello nazionale, fatica a trovare la quadra. Preoccupato il presidente del Senato Schifani, che intravede “il rischio di una contrapposizione nord-sud”. Il ministro leghista Calderoli esclude questa eventualità, confermata invece dal pugliese Raffaele Fitto.
Mentre il ciellino lombardo, nonché vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (da tempo in rotta con Formigoni) non perde l’occasione di stuzzicare il suo ex amico: “Con il federalismo fiscale – dice – si potranno risolvere molti problemi e dunque si deve procedere alla riforma”.
Ma a dare una mano a Formigoni ci ha pensato il Pd lombardo, che ha risposto “no” al “federalismo all’amatriciana” e argomenta, per bocca dei suoi parlamentari locali: “Si stanno delineando scelte del governo fatte di finanziamenti ad hoc per gli amici degli amici’, nel silenzio assordante della Lega Nord”.


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