Fabio Fazio e i fatti
Tronchetti Provera a ‘Che tempo che fa’. Era possibile spiegare ai telespettatori una storia controversa e difficile. Non è avvenuto. Un articolo per ‘Tu inviato’.
Alcuni mesi fa Marco Travaglio fu invitato come ospite alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, dove venne intervistato a proposito del suo libro “Se li conosci li eviti” e fece alcune dichiarazioni sui trascorsi e sugli attuali “problemi” giudiziari del Presidente del Senato Renato Schifani.
Le dichiarazioni, naturalmente, suscitarono il finimondo. Fazio si sentì in dovere di scusarsi e di dissociarsi dalle dichiarazioni di Travaglio, in molti tuonarono contro la mancanza di contraddittorio e le querele (minacciate e presentate) fioccarono a tutto spiano. Sembrava di rivedere lo stesso film dell’intervista di Daniele Luttazzi allo stesso giornalista e molti “aficionados” del programma rimasero stupiti dal comportamento del presentatore. Fu la stessa Luciana Littizzetto (ospite fisso della domenica) a sottolinearlo il giorno dopo: se inviti Travaglio (per garantirti ascolti record) non puoi lamentarti se poi le spara grosse.
In un quadro televisivo dove le banalità la fanno da padrone, in molti non ce l’hanno fatta ad abbandonare l’appuntamento con questo show così deliziosamente improntato al “volemose bbene”.
Eppure Fazio è scivolato, più recentemente, su un’altra buccia di banana: dopo aver invitato Marco Tronchetti Provera (apparso ‘casualmente’ tra scrittori, politici e cantanti) gli ha consentito di parlare a ruota libera su argomenti caldi e discussi. E non ha fatto una piega quando il manager ha affermato che i soli responsabili dei dossier illegali Telecom sono i fornitori della security, anche se l’imputato al processo è Giuliano Tavaroli, ex capo della security del colosso telefonico e assunto proprio da Marco Tronchetti Provera.
Il capo di Pirelli ha aggiunto: “E’ emerso che noi non c’entravamo niente”, mentre la Telecom è imputata insieme alla Pirelli nel processo per lo spionaggio organizzato dalla medesima security. Il manager sembra volerci dire che Tavaroli lavorava ‘in proprio’, senza aver nessuna relazione coi dirigenti dell’azienda. O meglio, nessuno sa per chi raccogliesse dati, ma di certo non per Telecom.
Secondo i magistrati di Milano, invece, Tavaroli avrebbe potuto ragionevolmente lavorare per l’azienda di cui era dirigente, Telecom appunto.
Il processo a Tavaroli sui 9mila dossier su giornalisti, politici e manager vedrà imputate le due società che all’epoca dei fatti erano dirette da Tronchetti Provera. Che aggiunge davanti alle telecamere di “Che tempo che fa”: “L’abbiamo mandato via noi (Tavaroli, ndr) quando l’abbiamo scoperto”.
Informazione non precisa: Tavaroli è stato spedito in Romania all’epoca delle prime indiscrezioni, poi richiamato in Italia. Il licenziamento vero e proprio è arrivato in seguito, poco tempo prima dell’arresto.
Comunque sembra strano che un manager dia al suo responsabile della security dai 50 ai 60 milioni di euro, senza sapere come questo denaro verrà utilizzato. Non sarebbe stato corretto ricordargli quanto gli hanno contestato i giudici? E cioè che il denaro serviva finanziare un sistema di indagini che spiava migliaia di persone illegalmente “nell’interesse della società”?.
Insomma, Fazio ha applicato due pesi e due misure: ammesso che sia stato “giusto” dissociarsi dalle polemiche di Travaglio, perché lasciar correre sulla ricostruzione (molto partigiana) di Tronchetti Provera?
Nicola Salerno


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