Europa, Asia e la crisi finanziaria
Se ne discute a Pechino
La crisi finanziaria mondiale e le misure per contrastarla senza “protezionismo e isolazionismo”. Poi, un timido accenno anche i diritti umani. Questi i grandi temi al centro degli interventi nella cerimonia di apertura dell’Asem di Pechino, il settimo vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione europea e di 16 Paesi asiatici, ieri nella Grande Sala del Popolo in piazza Tienanmen.
A tirare in ballo la questione dei diritti umani, senza mai citare Cina e Birmania, sono stati il presidente francese, Nicolas Sarkozy, contemporaneamente presidente di turno dell’Ue (sollecitato ieri anche da Amnesty International) e il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso.
“La dignità umana non dipende dalla storia e dalla cultura dei singoli Paesi, ma oggi è un diritto per ogni essere umano sulla terra”, ha detto Sarkozy aggiungendo: “l’Europa ritiene che il posto di un bambino di 10 anni non sia in fabbrica ma a scuola”.
Ma crisi finanziaria e Borse che continuano ad andare a picco, hanno subito rubato la scena alle preoccupazioni umanitarie. Incontrando la stampa, il premier Silvio Berlusconi ha sottolineato “che tutti i leader presenti hanno manifestato la stessa visione, chiedendo nuove regole”. “È stato denunciato che i sistemi di controllo e di previsione andati in tilt – ha detto il premier – con istituzioni finanziarie ed agenzie di rating incapaci di prevedere. Da parte di tutti si è espressa quindi l’esigenza che si cambi, con nuove regole per il mondo della finanza”.
Il presidente della Cina Hu Jintao ha d’altra parte osservato che “i fondamentali dell’economia cinese non sono cambiati ma la crisi finanziaria ha chiaramente aggravato le incertezze ed i fattori di instabilità ”. Per compensare il rallentamento delle esportazioni, ora Pechino aumenterà i consumi interni che permetteranno alle fabbriche di continuare a lavorare, e agli investimenti di proseguire. Sul piano internazionale, invece, si offre come punto di ancoraggio perché “il miglior contributo dell’ economia cinese al resto del mondo in questo momento”, ha spiegato Hu, “è proprio quello di mantenersi in salute”.
I leader europei, invece, puntano piuttosto a fare fronte comune, anche in vista del vertice del G20 in programma il 15 novembre a Washington. “Lavorare insieme non è una scelta, ma un dovere”, ha detto Sarkozy. “Una nostra azione congiunta può fare la differenza”, ha poi sottolineato Barroso, ricordando che i 43 Paesi dell’Asem rappresentano insieme il 60 per cento della popolazione mondiale.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel, dal canto suo, ha auspicato “che il vertice Asem trovi un’intesa per le nuove regole del sistema finanziario globale, una nuova carta basata su quattro principi: primo fra tutti il rafforzamento del ruolo del Fondo monetario internazionale (Fmi) e poi una maggiore trasparenza sui rischi delle banche, una più severa supervisione sui protagonisti finanziari e migliori garanzie sui capitali”.
Tutte queste proposte rientreranno in una serie di iniziative che saranno presentate a Washington dove bisognerà costruire una nuova architettura finanziaria mondiale.


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