E’ Brunetta il “fannullone”
Scrive per “Tu inviato” un funzionario ministeriale. La pubblica amministrazione? Prodotto di politiche sbagliate nonché serbatoio elettorale e clientelare
Sono un funzionario dello Stato con 20 anni di carriera alle spalle e assisto sconsolato alla banalizzazione delle questioni riguardanti il pubblico impiego.
Da anni la categoria è stata unificata dai media in un generone omnicomprensivo che va dai dipendenti degli enti locali a chi si occupa di sanità, dal personale della scuola a quello dei ministeri.
Si tratta, come è evidente, di funzioni, professionalità e modalità di servizio differenti. Il pubblico ludibrio a cui siamo spesso sottoposti è cresciuto negli ultimi anni.
Al riguardo, ricordo una trasmissione condotta da Ilaria D’Amico in cui si intervistavano impiegati nullafacenti del Comune di Roma, nonché il prof. Ichino, con le sue tesi sui fannulloni. La posizione del Ministro Brunetta non è quindi nuova né mi sorprende.
Ritengo però necessario fare alcune considerazioni. La Pubblica Amministrazione non è frutto di una partenogenesi, ma è il prodotto di pluriennali politiche sbagliate che hanno usato la PA come ammortizzatore sociale, come serbatoio elettorale e quindi strumento di potere clientelare. Aggiungo che l’utilizzo delle risorse umane è sempre stato il peggiore possibile, subordinando l’efficienza del servizio e la valorizzazione del merito alle regole dell’opportunità, della convenienza politico/sindacale e, financo, del caso.
Così il più adatto ad un ruolo non viene quasi mai scelto, favorendo magari il più sponsorizzato – se l’incarico è redditizio – oppure il più influenzabile – se l’incarico è delicato e quindi è preferibile una personalità non indipendente – ovvero il più inadeguato, nei casi in cui è prioritario rimuovere un funzionario da un incarico mandandolo in qualsiasi altro posto.
Infine, l’obsolescenza delle competenze nel pubblico impiego è una realtà nota, il personale è spesso ignaro della normativa di settore, in quanto o non aggiornato, o aggiornato maldestramente da colleghi chiamati a quel ruolo più dai gettoni di presenza e dal punteggio che l’insegnamento attribuisce, piuttosto che dalle reali capacità tecnico/didattiche.
In questo quadro interviene Brunetta che, con una legge dello Stato, entra in una materia già demandata alla contrattazione, per sanzionare l’assenza per malattia, ritenendo implicitamente che chi si assenta, invocando una stato di malessere certificato, sia un bugiardo o esageri la propria condizione.
Ciò posto, a parte ogni considerazione sulla comunicazione istrionica del Ministro, è nel merito che il provvedimento indigna. Il personale più valido viene punito per colpe commesse da una minoranza e non premiato per le logiche perverse di cui sopra.
Un’ultima considerazione: è consapevole il professor Brunetta che la sua sovraesposizione mediatica lo ha trasformato nel futuro capro espiatorio del Governo? Personalmente non lo credo, ma è probabile che se i sondaggi dovessero punire le politiche governative per il Pubblico Impiego, sarà facile scaricare la colpa sul Ministro della Pubblica Amministrazione e sulla sua entusiastica attività.
Sono paziente, nei prossimi 20 anni di politici come questi ne vedrò tanti.
L’articolo appartiene ad un lavoratore con nome e cognome, che si è rivolto ad InviatoSpeciale. Non è firmato per richiesta esplicita dell’autore.



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