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Di lavoro si muore

Autore: . Data: martedì, 21 ottobre 2008Commenti (0)

Nove casi in tre giorni Lo stillicidio quotidiano nelle fabbriche e nei cantieri non conosce sosta. Pochi giorni fa è intervenuto al riguardo anche il presidente del Senato, Renato Schifani, con una equivoca dichiarazione: “Basta – ha detto inizialmente – il Paese è stanco, le leggi ci sono, servono più controlli”.

Poi (immemore del fatto che il suo partito ha supportato Confindustria nelle feroci critiche contro il nuovo Testo Unico approvato dalla scorsa maggioranza di centrosinistra) ha avuto da ridire sull’atteggiamento degli operai e sulla scarsa cultura in materia di prevenzione: “Bisogna educare al rispetto del regole la classe operaia”, ha aggiunto, senza rammentare che da almeno quindici anni le tute blu non riescono nemmeno a recuperare l’erosione dell’inflazione: figuriamoci dunque se possono riuscire a contrattare migliori condizioni di lavoro e di salute.

Schifani, in seguito, è tornato nuovamente sul nuovo assetto normativo ereditato dal precedente governo, specificando che “nella precedente legislatura è stato approvato un ottimo intervento legislativo proposto dalla vecchia maggioranza e votato anche dall’ex opposizione, oggi maggioranza. Se c’è qualcosa da inserire nell’attuale legge affinchè questa possa essere più rigorosa, io credo che il Parlamento farà la sua parte”. In verità Forza Italia, nella scorsa legislatura, si astenne, non votò a favore: in quanto alle possibili migliorie sul “rigore”, Schifani dovrebbe forse chiarirsi prima con il collega Sacconi, allergico a qualunque intervento in grado di “punire” maggiormente le imprese.

La cronaca ha comunque riproposto quella delle morti bianche come vera e propria “emergenza nazionale”. Così era stata definita pochi giorni fa anche dal Capo dello Stato, secondo il quale “la realtà quotidiana ci ripropone casi drammatici (persino ripetitivi nella loro dinamica), storie personali e familiari di dolore e sofferenze. C’è indubbiamente anche un problema di risorse – aveva aggiunto Giorgio Napolitano – ed è decisivo qualificare quelle disponibili perchè si investa in formazione ed informazione, si persegua con determinazione l’obiettivo dell’abbattimento degli incidenti sul lavoro, si rafforzino le tutele dei lavoratori e si sostengano le famiglie delle vittime sul lavoro”.

Particolare significato, aveva concluso, “assumono le numerose iniziative promosse in ambito scolastico per una più diretta presa di coscienza da parte dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. E’ doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative: è questo un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro”.

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