Castel Volturno nel caos
A pochi giorni dall’arrivo dell’esercito, la situazione a Castel Volturno peggiora. Secondo il sindaco, Francesco Nuzzo, le minacce della camorra sono cresciute con la presenza dei militari.
”Castel Volturno è una polveriera che rischia di esplodere da un momento all’altro per le tensioni sociali, mentre la criminalità minaccia gli amministratori comunali nonostante la presenza dell’esercito ed i rinforzi alla polizia”, dice Francesco Nuzzo, il sindaco del comune nel salernitano.
Francesco Nuzzo aggiunge: ”Nei giorni scorsi, in contemporanea con l’arrivo dei militari, un assessore è stato minacciato e ci sono amministratori che rischiano la vita e subiscono la pressione quotidiana del disagio sociale, della gente che viene in Comune a protestare”.
Secondo il sindaco a Castel Volturno vivono moltissimi immigrati, ”almeno 15 mila”, in un paese con 25 mila residenti, e questo a suo parere costituisce un fattore di ”tensione permanente e di degrado sociale ed igienico sanitario”.
Il sindaco Nuzzo, replica anche al Vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro: ”Non posso accettare accuse indiscriminate di corruzione”.
L’alto prelato, parlando durante un corteo anti razzista di qualche giono fa avava sostenuto: “La politica si è indebolita ed è spinta, non vorrei dire guidata, dal potere camorristico. Vuol dire che non è detto che il politico sia camorrista, però deve comportarsi secondo le regole che stabiliscono i malviventi’.
Sembra strano che per Nuzzo l’escalation camorristica sia legata all’immigrazione.
Qualche giorno fa quattro ragazze madri, che non avevano ricevuto l’assegno mensile, avevano aggredito verbalmente il sindaco.
Il primo cittadino di Castel Volturno, magistrato in aspettativa ed eletto tre anni fa in una civica di centrosinistra, confonde sistematicamente i piani della discussione.
“La pressione dei disoccupati e delle altre frange del disagio sociale sul Comune è molto forte e la presenza incontrollata di immigrati rischia di fare esplodere la situazione. È già annunciata una manifestazione dei commercianti, mi auguro che non degeneri”.
Perché tanti stranieri vivono lì? Evidentemente qualcun offre loro da lavorare, anche se a condizioni di vero e proprio schiavismo. La camorra è comparsa negli ultimi giorni o è una realtà criminale connessa al territorio, che dall’immigrazione trae benefici?
Negli ultimi mesi non sono stati molti gli appelli alla lotta alle mafie lanciati dal ministro Maroni e tantomeno i provvedimenti concreti per contrastare il fenomeno. Il titolare degli interni si è occupato di zingari, africani, ‘clandestini’, rumeni, ecc. Spesso dicendo anche inesattezze.
Nuzzo, infatti, riguardo della presenza di stranieri precisa: ”Il ministro Maroni ha detto in Parlamento che sono in numero pari ai residenti, cioè 25 mila, io dico almeno 15 mila”.
Poi, però, dimenticando i ritardi della politica nell’affrontare il disagio sociale che colpisce nello stesso modo residenti italiani e stranieri chiede “di procedere ad espulsioni razionali e frequenti, pena il rischio di una rivolta sociale”.
Si deve ricordare che, oltre la propaganda governativa, una gran parte degli immigrati non hanno nulla a che fare con la camorra. Vivono in condizioni precarie, senza alloggi e sostentamento, sfruttati dai ‘caporali bianchi’.
Nei giorni scorsi nella cittadina del salernitano furono uccisi sette immigrati. Di questi, nessuno era implicato in fatti camorristici, ma il commando ha sparato nel mucchio per dimostrare agli stranieri chi comanda.
Il ministro Maroni, però, insiste nel dichiarare: “Questo gruppo (il cosiddetto clan dei Casalesi, ndr ) pertanto starebbe cercando di esercitare un controllo sulle attività criminali esercitate dalle organizzazioni malavitose… di immigrati africani presenti in quell’area”, riferendosi in particolare allo spaccio di droga. Ma anche allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero, al contrabbando, al gioco clandestino, all’estorsione e all’usura.
L’esponente leghista insiste su una delle prime tesi diffuse subito dopo la strage del 18 settembre, in seguito smentita da più parti secondo la quale la spedizione dei camorristi contro gli africani era scaturita da un conflitto per il controllo del territorio.
Maroni, parla solo di ‘emergenza sicurezza’ riferndosi agli stranieri che vivono in Italia e non affronta la gravità del problema delle mafie, vero pericolo nazionale. Il radicamento delle organizzazini criminali è antico, specialmente nelle regioni del Sud, ma per il ministero dell’Interno assume un connotato allarmante solo in relazione alla presenza di extracomunitari. Inoltre non sono i paracadutisti che possono smantellare le cosche, ma l’attività di indagine della Magistratura.
Eppure il governo Berlusconi invece di legiferare nei campi del crimine organizzato si attiva su provvedimenti relativi alla non punibilità per il premier, per fare un solo esempio.
Maroni senza temere di apparire confuso parla dei reati compiuti dalla malavita “extracomunitaria”: spaccio di droga, prostituzione e “occupazione abusiva di interi fabbricati”.
L’associazione tra l’occupazione di case abbandonate per sopravvivere e il crimine organizzato nutre quel clima di razzismo ormai chiaramente al centro della politica del ministro. Inoltre, per l’attività di spaccio di droga ci sarebbe da domandarsi: chi ‘importa la materia prima’, italiani o stranieri?
A Castel Volturno i problemi sono tanti e non hanno nulla a che fare con gli extracomunitari. La protesta degli operatori del Consorzio Caserta 4, che non raccolgono i rifiuti da giorni sta peggiorando.
“I rifiuti – spiega il sindaco – a Castel Volturno per le strade non c’erano. Così l’esasperazione aumenta. Ho scritto al sottosegretario Bertolaso, sto aspettando una risposta”.
“L’intervento dell’esercito va bene – conclude il sindaco – ma non risolve problemi che qui sono drammatici. Il Comune di Castel Volturno non ha i mezzi per fare fronte ad una vera e propria emergenza sociale. Lo Stato e la Regione Campania debbono intervenire”.
Insomma troppe cose e confuse, tra protagonisti ai quali manca la lucidità necessaria per fronteggiare una situazione ormai sedimentata.


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