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Booker Prize a un indiano

Autore: . Data: venerdì, 17 ottobre 2008Commenti (0)

Un articolo per ‘Tu inviato’

Lo scrittore indiano Aravind Adiga ha ricevuto il Booker Prize di 50mila dollari per il suo romanzo “The White Tiger” e quando gli hanno chiesto che cosa avrebbe fatto con tutti quei soldi ha dichiarato: “Beh, il problema è trovare una banca dove depositarli!”

Nato nel 1974 a Chennai, ha trascorso parte dell’infanzia in Australia. Ha studiato alla Columbia University e a Oxford, è stato a lungo corrispondente del Time magazine per l’Asia e vive a Mumbai.
Debuttante trentaquattrenne, la sua vittoria è da segnalare per più di una ragione. Innanzitutto lo ha visto sorpassare veterani come Sebastian Barry e Amitav Ghosh. Inoltre non è comune che scrittori al primo
romanzo ricevano il Booker.

Ma ciò che mi preme sottolineare qui è che il romanzo premiato parla del lato oscuro della nuova India. Il protagonista Balram Halwai è un antieroe: rozzo e incolto, ma ‘furbo’ figlio di un guidatore di risciò,
diventa capo di una grande impresa di Bangalore grazie alla sua capacità di mentire spudoratamente, truffare e commettere delitti. Dunque un eroe ‘cattivo’, un ‘Mr. Macbeth’ che anziché essere reso folle dal suo
delitto è ossessionato solo dalla sua esitatazione a compierlo.

Il romanzo è strutturato come una serie di lettere indirizzate da Balram a Wen Jiabao alla vigilia di una sua visita in India. Il tono è quasi dickensiano. La realtà più sgradevole e rimossa della società indiana
contemporanea si rivela tramite scene con personaggi dai tratti decisi, loquacissimi e spesso sarcastici: milionari rinchiusi nelle loro torri con aria condizionata e poveracci che letteralmente vivono sotto di
loro, pronti a esaudire ogni loro minimo desiderio.

Si parla di caste (“These days there are two castes: Men with Big Bellies, and Men with Small Bellies.”), di classi, del crescente divario tra ricchi e poveri, dei problemi su scala gobale: argomenti piuttosto
noiosi, si direbbe, ma il romanzo è invece molto leggibile e originale e soprattutto privo di prosa sovra-ornata, di matrimoni e di profumi di spezie! La lettura può essere di nocumento ai propagatori della visione dell’India come grande democrazia in corsa verso un radioso futuro di prosperità. Per gli altri invece è caldamente raccomandata.

Alessandra Consolaro
Italindia

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