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Berlusconi, eccoti l’Italia!

Autore: . Data: giovedì, 30 ottobre 2008Commenti (0)

Un milione di persone a Roma contro la legge Gelmini che distrugge la scuola pubblica italiana. Mamme con bambini, insegnanti e studenti. Un immenso popolo pacifico e democratico contro l’Italia SpA di Berlusconi.

La città si è svegliata sotto la pioggia, ma già verso le otto i tram, gli autobus cominciavano a portare i romani verso piazza della Repubblica, il punto partenza del corteo.

Già sui mezzi del trasporto pubblico era possibile capire che la giornata sarebbe stata diversa. I cittadini parlavano, finalmente non più nervosi e seccati, ma contenti  per la manifestazione alla quale stavano per partecipare.

Sul numero 5, verso Porta Maggiore, un gruppetto di ragazzi commentava i futuri provvedimenti sui ‘writer’. Si domandavano come avrebbero potuto continuare a produrre la loro arte, erano perplessi. Più in là alcune insegnanti ridevano della Gelmini, da loro considerata “la marionetta di Berlusconi”.

Piazza della Repubblica era già piena un’ora prima dell’inizio della protesta. Grandi palloni colorati nel cielo, cartelli di ogni tipo, mamme coi bambini, giovani insegnanti precari ed anziani colleghi. Un fiume che si capiva sarebbe stato immenso.

Da molti anni, forse dalla colossale manifestazione del 2002, non si respirava un’aria così. Questo popolo di un’Italia onesta, libera, generosa e sincera mostrava di voler voltare pagina.

L’Italia Spa di Berlusconi sparita d’un colpo, con la sua fantasia bugiarda degli ‘strumentalizzati dalla sinistra’. A guardarli moltissimi potevano essere stati benissimo elettori del centro-destra, ma adesso del Cavaliere è meglio non parlare più. L’hanno scoperto.

In questa giornata indimenticabile marciava semplicemente l’Italia indignata per il processo di distruzione della scuola pubblica messo in piedi dal Pdl.

Non che la politica fosse lontana da loro, affatto. Queste persone non tollerano più il teatrino della politica, tanto da ignorare, se non respingere, i leader arrivati per far mostra di sè: Veltroni, Bertinotti, Ferrero, per citarne solo alcuni.

Il desiderio che si sentiva forte era quello di una politica nuova, non più delegata ad una oligarchia insensibile ai diritti dei cittadini, ma parte della società. E, prima di tutto, con eguali diritti e doveri.

Nugoli di giornalisti affannati, di fotografi e cineoperatori si interessavano prevalentemente dei Vip. Li vedevi sciamare non appena arrivava un volto noto, impegnati a trascrivere le stesse frasi per scrivere articoli più o meno tutti eguali. Imbarazzante.

Invece i protagonisti della giornata erano loro, i cittadini: i ragazzi con i cartelli “non siamo tutti tronisti e veline”, le mamme con buffi cappellini dalle orecchie d’asino, le maestre con gli striscioni ‘fatti a casa’.

I sindacati, anche loro sommersi dalla propaganda del governo, dalle interpretazioni dei telegiornali e dai sondaggi dell’Uomo della Provvidenza forse non si aspettavano questo oceano di un milione di persone.

Così Il percorso scelto era breve, Piazza del Popolo troppo piccola. Tanto da far dire al leader della Cgil, Epifani: “State segnando una giornata memorabile non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza così, forse avremmo dovuto scioglierne un’altra, ma probabilmente non c’è così grande da accogliere tutti”.

Quando dopo le tredici i comizi dei leader eran finiti ancora il corteo continuava a sfilare. Le decine di autobus arrivati da tutto il Paese erano ancora impegnati a raggiungere piazza della Repubblica, mentre altri cortei spontanei giravano per il resto della città.

Intanto gli studenti universitari e medi, a Trastevere, assediavano il ministero Gelmini, ex dell’Istruzione, perché dopo la legge varata ieri ben poco resterà della scuola pubblica italiana.

La battaglia sarà lunga, ma la nuova Italia c’è e si spera che con il loro improbabile modo di intendere la politica i partiti di opposizione non riescano per un’altra volta ancora a farla sparire.

Importanti le parole di Epifani, che rivolto ai giovani ha detto “non vi pentirete di stare qui con noi oggi” per poi aggiungere “vi assicuriamo che vigileremo perchè le vostre manifestazioni non siano mai messe in discussione da nessuno e men che meno da chi ha cattivi pensieri o propositi”.

Davvero domani sembra poter essere un altro giorno. E forse domani è cominciato da questa piazza del Popolo di un giovedì 30 ottobre 2008.



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