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Ballarò e la tv inutile

Autore: . Data: mercoledì, 1 ottobre 2008Commenti (0)

La crisi finanziaria strangola gli Usa, il mondo intero ha paura, la materia è complicatissima. Le patate fritte domani costeranno di più? Si dovrebbero spiegar le cose ai cittadini e invece si invitano politici tuttologi

Il mondo è scosso da una crisi finanziaria colossale, mentre in Italia la qualità della vita dei cittadini peggiora di giorno in giorno e il carnevale permanente dei proclami governativi elenca successi e conquiste. Peccato i dati ufficiali siano un bollettino di guerra e il Bel Paese parcheggiato in guai seri.

Serata da Isola dei famosi a Ballarò. Non ci sono gli ululati di Supersimo e mancano i naufraghi affamati dell’equipe interclassista di vip e nip di Cayo Paloma.

C’è la solita squadra di ‘politici’, per l’occasione diventati economisti. Nel programma di Raitre si dovrebbe spiegare ai cittadini che diavolo stia succedendo negli Usa, perchè falliscono banche, il presidente Bush cerca di finanziare un salvataggio da 700 miliardi di dollari e il Congresso lo contrasta. Sarebbe il caso di sapere se in Italia le patate fritte o i mutui sulla casa appiederanno l’esercito degli indebitati. Invece nulla. Una discussione confusa, incomprensibile per chi non è particolarmente esperto di vicende economiche.

Se un giornalista serio dovesse parlare di pesca inviterebbe un pescatore, se dovesse parlare di cardiochirurgia un esperto. Qui si deve far capire agli italiani una delle materie più complesse, l’economia, e chi si convoca? Come al solito i vip dei partiti.

Floris, vigile urbano dell’informazione, controlla il semaforo che ordina il traffico verbale del presidente della Regione Lazio, Marrazzo, del sindaco di Roma, Alemanno, del pluriesperto ignoto a Washington, Luttwak, della estensione gelatinosa di Berlusconi, Michela Vittoria Brambilla, del pur saggio e preparato Tabacci, di una sindacalista della Cgil da non ricordare, di Mieli del Corriere ed di altri da lasciare nell’anonimato.

La televisione pubblica dovrebbe esporre fatti ai cittadini, in modo semplice e comprensibile. Spiegare le problematiche legate ad una delle crisi più serie della storia del mondo economico planetario.

Ma il miracolato Floris neppure ascolta i discorsi dei suoi lottizzati ospiti. I cittadini di Orsara di Puglia e di Cuneo stanno lì, aspettano Ballarò perchè sono grosso modo di sinistra, hanno già deciso chi ha ragione, anche se nulla sanno del problema in discussione. Il presentatore aspetta il suo “alè” finale e nel tempo che resta di diretta toglie la parola a chi dice una cosa intelligente, lancia servizi a casaccio, si compiace di se stesso con sorrisi soddisfatti e non sembra aver nessun interesse per chi paga il suo stipendio.

Gli ospiti in studio si appassionano, la Brambilla ci comunica che gli operai grazie a questo governo guadagano di più, Marrazzo enumera i successi della Regione Lazio, Brambilla copia il Cavaliere e parla a raffica, la sindacalista Cgil, vestita da Al Capone, espone teorie bislacche e tra le parole si compiace di parlare di operai senza farsi capire dai medesimi.

Poi appare Pagnocelli che a botte di percentuali denuda l’Italia. Una sequenza di ‘cartelli’, numeri, percentuali. Floris interrompe, gli ospiti in studio tentano un commento, lo statistico insiste con i dati, il pubblico applaude il proprio beniamino, Luttwak compare sul videowall e protesta perché non se lo fila nessuno. E’ il momento topico, l’orgia del sondaggio.

Alla fine, così proprio perché ci siamo, parte un servizio sulle elezioni americane, come dare per dessert un bel piatto di rigatoni all’amatriciana.

Il Paese è sempre meno informato. I media nazionali distribuiscono dati non corrispondenti alla realtà, elaborano tesi viziate dall’appartenenza a questo o quello schieramento, la televisione ‘privata’ e quella ‘pubblica’ impegnano interminabili pomeriggi nel gossip ignorando la crisi galoppante.

I programmi di approfondimento, almeno quelli della Rai, dovrebbero rivolgersi non a target predefiniti (Santoro ai radical contestativi, Vespa ai moderati conservatori, Floris ai fedeli del Partito democratico), ma a tutti. Invitando ospiti competenti, realizzando servizi filmati dai quali capire di cosa si stia parlando, evitando le passerelle propagandistiche dei politici buoni per tutte le occasioni.

E’ troppo, evidentemente, per Floris e compagnia bella.

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