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AnnoZero e il razzismo

Autore: . Data: venerdì, 3 ottobre 2008Commenti (0)

Una puntata da servizio pubblico

Ieri sera il servizio pubblico, la Rai, ha fatto il suo mestiere. Santoro ha affrontato l’argomento ‘sensibile’ del razzismo, in una puntata appassionata e dura, mostrando una realtà che molti non vogliono vedere.

Gad Lerner nello studio è un uomo, un ebreo ed un ex profugo. Il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi gli sta di fronte, con la ‘pasionaria’ a piede libero Daniela Santanchè. La Granbassi, azzerata dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e da Cossiga c’è, ma parla poco, un paio di frasi: per una volta una bionda bianca esclusa, come i tanti africani che popolano lo spazio dedicato al pubblico. In collegamento da Castelvolturno Ruotolo è in compagnia degli amici dei sette ammazzati dai razzisti della camorra. Poi il ragazzo di Parma, Emmanuel Bonsu Foster e suo padre. Infine i ‘soliti’ Vauro e Travaglio.

Finalmente, senza omissioni e mezze frasi, il clima di discriminazione nei confronti degli stranieri emerge, si vede, è descritto. Per chi si occupa di immigrazione era chiaro da anni quello che stava succedendo. Come una cosa è ancor più chiara: razzismo e xenofobia sono patrimonio genetico di alcune forze politiche italiane. Aberranti componenti di una non cultura, di un modo di essere ed intendere la vita che sono state seminate con cura, coltivate, curate e nutrite, fino a che non hanno germogliato e messo radici.

“Un giovane cinese di 25 anni è stato aggredito nel pomeriggio a Roma da cinque italiani nel quartiere periferico di Tor Bella Monaca. ‘Stavo aspettando il bus quando ad un tratto in cinque mi hanno accerchiato e picchiato’ ha raccontato l’uomo di 36 anni ai medici del Policlinico.Ha riportato la frattura del setto nasale. I responsabili dell’aggressione sono stati fermati: si tratta di 6 ragazzini,quasi tutti minorenni: 2 sono stati riconosciuti dai testimoni. (ANSA)”.

La notizia è di poche ore prima della messa in onda del programma, ma c’è da scommettere che qualcuno, nello stesso momento in cui Santoro sta aprendo il dibattito, in qualche posto di Italia dice ad un asiatico, ad un africano, ad un sudamericano di ‘spostarsi’, di ‘andarsene’, di ‘tornare a casa’.

Tra i tanti luoghi orribili della terra ce n’è uno. Mukuro in lingua kikuyu significa discarica, ma lì, dentro l’immenso slum di Nairobi (Kenya) che si chiama Korogocho, non è solo una parola. E’ un cratere enorme, sorvolato da uccelli famelici, puzzolente e fumoso, dove decine e decine di ragazzi, uomini, disperati scavano senza tregua alla ricerca di qualcosa da prendere, da recuperare. Per poter sopravvivere. La gente del cratere sembra emersa da una esplosione nucleare, è lacera, lurida, ha stracci per vestiti, le mani escoriate, spesso è senza scarpe, gli occhi rossi e lacrimanti, i capelli fuligginosi.

Intorno all’inferno del Mukuro c’è Korogocho con le sue quasi duecentomila anime affamate. Korogocho significa, sempre in lingua kikuyu, confusione. Casupole di paglia e fango, fogne a cielo aperto, bambini che giocano nella merda, un fetore impossibile da sopportare, un numero impessionante di malati di Aids, improvvisati negozi ‘fortificati’, con sbarre alle finestre e porte di ferro per proteggere la merce: una lattuga giallognola e immangiabile, qualche fettina di carne andata a male e coperta di mosche.

I viottoli sono stretti e angusti, un labirinto senza fine nel quale si sentono più lamenti che parole, dove le donne si prostituiscono per una ‘dose’ di cibo, niente lavoro, nente speranza, niente di niente.

Il Mukuro e Korogocho, le periferie di Città del Messico, le campagne cambogiane, due terzi del pianeta Terra sono abitati da gente che non ha di che nutrirsi, che vive con due, tre, cinque dollari al giorno quando va bene. Comunque meno di quattro euro. E tutto questo perchè?

Perchè qualcuno che pensa di essere superiore, che considera ‘di colore’ i neri ed ha anche lui una pelle colorata, però di bianco, per decine di anni ha commerciato esseri umani, gli schiavi, poi ha rubato le terre e le ricchezze, infine ha scelto classi dirigenti corrotte e subalterne per continuare ad arricchirsi.

I ‘gialli’ morendo a migliaia hanno costruito le ferrovie negli Stati Uniti, i ‘neri’ hanno combattuto nella guerra di secessione, ma i battaglioni di afroamericani erano rapresentati con la pelle ‘bianca’. Gli ‘ascari’ italiani sono morti per l’Impero di Roma, gli indiani d’asia hanno ‘servito’ i sovrani d’Inghilterra, quelli d’america costruito i grattacieli di Manhattan cadendo dalle impalcature senza essere ricordati da nessuno.

Il razzismo è lì, nella storia del popolo ‘bianco’, ma non è politically correct dirlo.

Il sindaco Tosi, organizzatore di campagne contro gli zingari, processato per questo, dice di non essere razzista. La Santanchè, propietaria di una frase epica: “I clandestini? Da cacciarli a calci nel culo” è adesso ‘obiettiva’ e ‘cauta’.

Il sottile limite del razzismo, nelle invenzioni dei razzisti, sta tra regolari e clandestini. Un ‘regolare’ non è “negro di merda”, anche se il ragazzo afroitaliano ucciso da due ‘bianchi’ a Milano, Abdul Salam Guibre, aveva un bel passaporto rosso della Repubblica Italiana. Lui era comunque un “negro di merda”, perchè in questo Paese il colore della pelle conta ed è sbagliato negarlo.

Il programma di Santoro, ieri sera, ha provato a sollevare un coperchio. Facendo esattamente quello che dovrebbe far sempre il sevizio pubblico, raccontare. Peccato che anni ed anni di pessima gestione dell’azienda Rai e la divisione del pubblico per orientamenti, probabilmente abbia mostrato tutto questo a chi già lo sapeva, lasciando così tutto immobile.

Le persone che arrivano qui per sopravvivere, come ha detto uno degli ospiti ‘neri’ nello studio “hanno la pelle diversa, ma il sangue è rosso per tutti”. Arrivano dalla ‘periferia’ del mondo per cercare una ricchezza che in parte è loro, trasferita nelle opulente città del popolo ‘bianco’ per renderele ancor più belle.

Una signora, in un flimato di Annozero, ieri sera ha detto: “Salgono sugli autobus come scimmie, dobbiamo stare qui avanti per evitarli”. Neppure capiva di essere razzista.

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