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Alitalia, la sceneggiata di Cai e Berlusconi

Autore: . Data: venerdì, 31 ottobre 2008Commenti (1)

La Compagnia di Colaninno tenta di sfilarsi da Alitalia. Subito i giornali danno la colpa ai sindacati. Ma come tutti i ‘troppo fedeli’ non capiscono che a Berlusconi serve il successo. A tutti i costi.

Nella giornata sono successe molte cose, ma è necessario un avvertimento preliminare per il lettore. L’informazione sulla crisi di Alitalia fin dall’inizio dell’affaire è viziata da una fortissima dose di propaganda. In parole semplici, la gran parte delle notizie diffuse sono ‘pettinate’, ovvero diffuse su ordinazione.

Dall”Unità’ a ‘Repubblica’, passando per il ‘Corriere’, i giornali online titolano subito, più o meno: “No di assistenti di volo e piloti, Cai ritira l’offerta”. Se ne deduce che l’ostilità dei rappresentanti dei lavoratori ha messo i ‘capitani coraggiosi’ di fronte ad uno scenario talmente complesso da non lasciare altra possibilità dal ritiro. Mai cosa fu tanto improbabile.

Quando fuori da Palazzo Chigi hanno cominciato a filtrare le prime notizie sulla firma di un accordo da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sottoposto alla supervalutazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, molti dei presenti, giornalisti compresi, hanno detto: “Cai è partita, la cosa è fatta”.

In realtà non era affatto così ed infatti dopo un’oretta Cai ha tentato di rinunciare. Non certo per il disaccordo delle sigle sindacali aziendali e di Sdl, ma per la probabile difficoltà da parte della società guidata da Colaninno a recuperare i due miliardi di euro necessari per avviare l’operazione senza correre troppi rischi, ché i tempi non sono dei migliori.

La cosa era chiara da tempo, perché i singolari stop and go dei rappresentanti di Cai negli incontri dei giorni scorsi sembravano suggerire un tentativo di costruire un disequilibrio che giustificasse la fuga. Senza doversene assumere la responsabilità.

Il sottosegretario Letta nel summit ‘definitivo’ di mezzogiorno, dopo aver presentato un’ipotesi prendere o lasciare, è arrivato a porsi come ‘supervisore insindacabile’ nel caso qualcuno dei protagonisti della trattativa  aprisse un contenzioso sulla interpretazione della congruità tra criteri di assunzione e contratti e accordo quadro di fine settembre.

Cai, inseguendo la logica del massimo profitto col minimo rischio, ha imposto fino ad oggi condizioni quasi impossibili da accettare. Chi lo ha fatto ha deciso su ‘basi politiche’, non certo di garanzie per i lavoratori.

Inoltre alcune domande. Quando mai si è visto che una trattativa tra le parti si risolve con la nomina di un terzo soggetto, il governo, che dirime ‘in modo insindacabile’ le controversie? Davvero una concezione da ‘regime’ delle relazioni sindacali, dove l’esecutivo non è più soggetto di mediazione, ma parte tra le parti, per altro in posizione prevalente, perché possessore dell’ultima parola. Eppure il sottosegretario lo fa, interviene nella dinamica stessa delle relazioni sindacali e i sindacati confederali accettano. E’ il secondo caso nello stesso giorno, perchè sul pubblico impiego la Cgil denuncia un caso analogo, ma nell’altro caso, però, reagisce.

Rapidamente Cai riunisce il suo oceanico cda e decide di ritirare la propria disponibilità, ma solo sospendendo la seduta del consiglio. Quasi fosse previsto il modo per fuggire dall’impresa, ormai non più nel cuore di nessuno dei partecipanti, ma sapendo di dover fare i conti col Cavaliere.

Cominciano i guai per Berlusconi, perché nonostante le sue capacità di indirizzare l’informazione verso direzioni utili al centro-destra, nel breve periodo le prevedibili azioni di protesta del personale di Alitalia ed una futura e seria conflittualità sociale potrebbero offuscare la sua immagine di ‘Uomo della Provvidenza’, costruita in settimane di annunci roboanti. Per altro con scuola in subbuglio e funzione pubblica prossima allo sciopero generale.

Il sottosegretario Letta, probabilmente consapevole del desiderio di Cai a ritirarsi, forzando il quadro generale, pur di proteggere l’immagine del governo e dello stesso Berlusconi, si è assunto l’improbabile ruolo di ‘supervisore’ per garantire la leggenda dell’invincibilità del leader. La cordata deve esistere, “ama l’Italia chi vola Alitalia” è l’imperativo categorico. Così funziona il regime dell’annuncio, la nuova Italia Spa.

Però Cai probabilmente cerca maggiori garanzie e fioccano telefonate tra Palazzo Chigi e Colaninno.

Alle 20 i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono a Palazzo Chigi, non si sa bene a che fare, perché il gioco non è certo nelle loro mani. Se Cisl, Uil e Ugl sono ormai parte di uno schieramento quasi ‘filogovernativo’, Cgil ha guai seri da risolvere al suo interno. Ma è Colaninno che si gioca la posta. Infatti arriva pure lui nella sede dell’Italia Spa, cioè la presidenza del Consiglio.

Nel primo pomeriggio l’organizzazione guidata da Epifani, cercando di evitare la catastrofe (il fallimento), si era riservata di aprire futuri contenziosi, senza dover subire da subito un nuovo isolamento, dopo quello sul pubblico impiego e per ottemperare alle “pressioni di molti deputati del Pd che vogliono l’accordo”, come ha dichiarato a microfoni spenti un dirigente del sindacato di sinistra. Questo ruolo non è stato gradito da tutti, tanto che – secondo le testimonianze di alcuni presenti alla trattativa – i rappresentati della Cgil prima di apporre la firma hanno avuto un violento alterco tra loro.

Letta, poi, ha scritto a sindacati ed associazioni dissidenti per chiedere un ‘ripensamento’.  Atto pro forma.

In sintesi, Cai e governo, fino ad oggi in apparente accordo (con l’ausilio più che spassionato di Cisl e Uil, da annoverarsi tra i sindacati filogovernativi, la partecipazione ininfluente di Ugl – che non conta nulla – e lo scetticismo di Cgil) si sono trasformati improvvisamente nel tardo pomeriggio in un’armata Brancaleone, nella quale l’ultimo scherzetto della Compagnia aerea italiana di certo non rafforzava i legami tra la squadra di Colaninno e quella di Berlusconi.

Gli altri, i contrari, non potevano cambiare idea. Quale coniglio allora uscirà dal cappello?

Eccolo dopo solo altre due ore. Colaninno presenta l’offerta vincolante. Insomma il ritiro era solo una sceneggiata. Nessuno saprà mai cosa si siano detti Berlusconi, Colaninno e Letta.

Ma, com’è noto, i negozi chiudono dopo le otto, per cui fino a quell’ora i cittadini possono sempre fare la spesa. E non solo i cittadini ‘semplici’.

La vicenda non è chiusa, perché tra poco si avranno notizie sulle decisioni della Commissione europea e rimane il problema del due miliardi di euro (non uno come sostiene di voler investire Cai) e quello del partner internazionale.

Insomma i 180 minuti da paura sono solo una parte del gioco ancora in corso.

Tutti, senza eccezioni, dimenticano come sempre i lavoratori, che sottoposti ad elettroshock permanenti non meritano uno spettacolo di così intollerabile inciviltà. Per loro non sono affari o giochi di potere. E la vita. Noi vogliamo ricordarli ed anche se è inusuale in articolo giornalistico con affetto.

Alla prossima puntata.

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Commenti (1) »

  • davidaz68 ha detto:

    viva l’informazione vera e libera. fichè anche la rete non sarà controllata, grazie di esistere, continuate così.

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