Alitalia, il countdown
Poche ore per decidere
Queste ultime ore prima della mezzanotte del 31 ottobre sono molto importanti per capire cosa accadrà della vicenda Alitalia. I fatti.
Dopo una serie di incontri inconcludenti, nei quali Cai, a varie riprese, ha mostrato di avere idee poco chiare sulla strategia industriale da applicare per lo sviluppo della Compagnia aerea, improvvisamente l’amministratore delegato, Rocco Sabelli, ha interrotto le trattative.
I nodi della rottura, nonostante le diverse ipotesi e valutazioni di sindacati e cordata, risiedono in un insoluto di partenza: non si conosce, al momento, cosa dovrà essere la ‘nuova’ Alitalia, perché oltre le operazioni di pubbliche relazioni un piano industriale chiaro non si è mai visto.
Il rischio di fallimento e la conseguente catastrofe sociale (oltre 20.000 lavoratori disoccupati più l’indotto) hanno condizionato la trattativa. Non è un segreto che gli imprenditori di Cai non siano per nulla ‘entusiasti’ della loro nuova impresa. La cordata è stata formata non su un ‘principio comune’ indirizzato ad una volontà di investimento nel comparto del trasporto aereo, ma da varie implicite ed esplicite opportunità politiche. Per altro ‘suggerite’ dal premier, Silvio Berlusconi.
Le organizzazioni sindacali seguono diverse linee. Cisl e Uil, sindacati di ‘utilità ’, presenti tra il personale di terra, sono anche ‘uffici di garanzia’ per i propri associati, in pratica buoni veicoli per ottenere soluzioni positive in caso di ‘richieste’ nei confronti dell’azienda. Le organizzazioni di Bonanni ed Angeletti, poi, non solo per il trasporto aereo, stanno assumendo sempre di più atteggiamenti ‘morbidi’ nei confronti del governo e quello che è avvenuto ieri per il pubblico impiego ne è una testimonianza. Le due organizzazioni confederali, con Bonanni in prima fila, sembrano molto interessate a concludere la trattativa, stranamente senza porre grandi obiezioni alle nebulose proposte di Cai.
La Cgil ha in una prima fase cercato di scoprire le misteriose idee della cordata e nelle parole del suo segretario generale, Epifani, criticato le vaghissime informazioni sul piano industriale. Poi, per passaggi successivi e sotto la pressione del segretario del Pd, Walter Veltoni, il più grande sindacato italiano ha accettato il piano di indirizzo (o accordo quadro) varato con la mediazione del governo. Ma a denti stretti.
L’Ugl è un mistero moderno, perché da organizzazione inesistente durante tutta la storia del sindacalismo repubblicano (da quando era la Cisnal postfascista) è improvvisamente entrata ne salotto buono, in qualunque trattativa non solo in quella Alitalia, non si sa bene se per la reale rappresentanza dei suoi aderenti o perché pegno per la ‘pacificazione’ del Paese, ovvero da quando si è abolita la discriminante antifascista. Certo, oggi l’Ugl ha cambiato pelle, ma non conquistato iscritti, per cui non è azzardato dire che esiste in quanto rappresentante dell’area politica del centro-destra, indipendentemente dalla sua effettiva presenza tra i lavoratori.
Le sigle aziendali e le associazioni sono fenomeni complessi da raccontare, ma per sintesi si può dire che esaudiscono interessi di gruppi, spesso in funzione di ‘agenzia’ per il disbrigo di vertenze particolari.
Per l’Sdl il discorso è più complesso, perché molto forte in particolare tra il personale ‘navigante’ e vicino ad una cultura sindacale post confederale, è di sinistra, ma assolutamente lontano da legami organici con le varie forze politiche dell’area di potenziale riferimento (Rifondazione, ecc).
I piloti (Anpac e Up) sono nel guado, perché da essere stati sempre quasi dei co-gestori di Alitalia, oggi sono messi in un angolo, isolati e ridimensionati. Insomma, quasi in un vicolo cieco, perchè Cai per governare la nuova Alitalia deve stroncare la loro potenziale indispensabilità . Un aereo senza pilota non va da nessuna parte, ma la nuova Alitalia ‘efficientista’ con dei piloti ‘pesanti’ è pericolosa per Cai.
A che serve una disamina del genere?
L’intero ‘affaire’ Alitalia ha un’origine politica, per cui le ‘aderenze’ di tutti gli attori sono molto importanti.
In uno scenario tanto complicato mettere ‘ordine’ e costruire convergenze di interessi è impresa quasi titanica. Così Cai, parto di un gruppo di imprenditori per nulla appassionati, ha scelto una linea chiara: massimo utile per minimo rischio. Quindi potere assoluto.
Perché la trattativa potesse concludersi con soddisfazione, la cordata aveva bisogno di copertura mediatica, finanziaria e politica. Quella mediatica era assicurata dall’Uomo della Provvidenza, il cavalier Berlusconi e lo stesso quella politica. Per la finanziaria c’era Intesa-Sanpaolo di Passera, anche stimolata dal voler favorire la fusione con Air One di Toto (secondo alcuni cliente della banca e sicuramente in guai finanziari).
Arrivato lo tsunami della finanza mondiale, qualche piccolo tassello si è spostato. Per concludere l’affare è necessario più di un miliardo di euro, forse due. Ed anche un partner straniero, da cui attingere non solo denari, ma anche capacità gestionale, perché gli imprenditori della cordata capiscono di aerei quanto un pinguino. Toto compreso, visto i risultati economici della sua creatura. Intesa-Sanpaolo potrebbe aver difficoltà a trovare i capitali necessari, il suo titolo negli ultimi giorni ha sofferto non poco.
Chi garantirà il fiume di denaro? Quale banca, di questi tempi, apre il portafoglio se non ha la certezza di trovarsi di fronte ad uno scenario di relazioni sindacali a dir poco ‘pacifico’.
L’accordo coi sindacati è fondamentale. Ma anche indispensabile è la linea del massimo profitto col minimo rischio.
Quindi se i sindacati non accettano tutto, l’affare diventa troppo impegnativo. Cisl e Uil sono disponibili a firmare anche un prestampato perché hanno più ampie ambizioni (isolare Cgil, saldarsi con parte delle forze governative e riceverne in cambio la riconoscenza). Gli altri non possono prendersi la responsabilità di rompere, perché alternative non ci sono ed una chiusura con Cai vorrebbe dire catastrofe Alitalia e per i dipendenti.
Un rebus insolubile. Per altro il famoso ‘partner straniero’Â (Air France-Klm, Lufthansa?) ha capito l’estensione di questo labirinto e vorrebbe evitare di impantanarsi in un affare pasticciato.
Questo è il quadro in cui si è inserita la rottura delle ultime ore. Sabelli o ottiene tutto quello che vuole o scarica sui sindacati la responsabilità del crash ed evita a se stesso ed al Cavaliere l’imbarazzo del flop.
Dalle ultime dichiarazioni qualcosa appare più esplicito.
I sindacati hanno detto alcune cose. Il segretario generale della Fit-Cisl Claudio Claudiani: “E’ incomprensibile la drammatizzazione fatta da Cai nelle ultime 24 ore, che non è aderente ai fatti. Ed è ancor più incomprensibile la sospensione del confronto, tenuto conto che si era in una fase conclusiva sui criteri di assunzione dei 12.600 lavoratori e di stesura dei contratti. Non vi è alcuna pregiudiziale, anzi l’opportunità che il confronto riprenda il prima possibile e si concluda quanto più rapidamente per aprire una nuova fase particolarmente delicata e impegnativa”. Parole in sindacalese che vogliono dire: “Noi siamo qui, la penna è pronta per firmare, poi si vede”.
Mentre Colaninno e Sabelli sono muti come pesci, un altro socio di Cai, Gian Maria Gros-Petro, presidente di Autostrade e Atlantia comunica: “Gli azionisti hanno dato fiducia a Colaninno e lui sa cosa deve essere fatto per riportare l’Alitalia in condizioni di poter servire il Paese. Noi possiamo dire solo una cosa: la storia passata di Alitalia dimostra che così com’è non funziona, quindi bisogna cambiare radicalmente perchè se no è inutile investire dei quattrini in una compagnia aerea che non è in grado di sopravvivere. Il motivo per cui la mia società ha deciso di investire in Alitalia è perché pensa che questo possa contribuire alla crescita del paese e quindi anche al giro d’affari di Atlantia e Autostrade per l’Italia, ma se Alitalia non funziona questo non succede e allora non ha senso che noi investiamo”. Più esplicito di così.
Anpac, Unione Piloti, Sdl e Avia, che rischiano essere indicati come i responsabili della catastrofe, rispondono di “non avere alcun pregiudizio alla ripresa del tavolo finalizzato alla corretta stesura dei testi contrattuali e alla formulazione del documento inerente i criteri di selezione per l’assunzione del personale in Cai. Gli accordi sottoscritti a Palazzo Chigi da tutte le sigle sindacali dalla Cai, dal Commissario Straordinario di Alitalia e dal Governo contengono tutti i riferimenti di merito utili alla predisposizione finale dei contratti collettivi aziendali senza il ricorso ad ulteriori interventi interpretativi o di natura negoziale. I testi contrattuali ‘definitivi’ consegnati da Cai e sui quali è stato chiesto di apporre la firma alle organizzazioni sindacali ed associazioni professionali. non sono conformi agli accordi sottoscritti in sede governativa”. Insomma, noi vogliamo discutere e non provate a darci la responsabilità della vostra decisione di liquidare tutto.
Da parte sua, il consigliere delegato di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera, ha sostenuto: ”sapete cosa ha deciso l’assemblea (o accordo soi sindacati o niente, ndr)” ed ha aggiunto: “Sapete qual è la condizione, domani (oggi per chi legge, ndr) è il 31”. Cioè che se non si firma entro la serata, Alitalia è senza scampo e l’assemblea riottosa dei soci della cordata vuole ‘pace sociale assoluta’.
Ma Anpac, Unione Piloti, Sdl e Avia hanno anche sostenuto che “Il documento proposto in merito ai criteri di selezione del personale contiene gravissimi elementi discriminatori di esclusione sociale secondo i quali, ad esempio, verrebbero esclusi dall’assunzione coloro che assistono familiari in condizioni di disagio o addirittura una larga parte di genitori di figli minori”.
Insomma, un vero e proprio film dell’orrore, nel quale lo sceneggiatore ha perso il controllo della trama ed adesso non sa come risolvere i buchi del soggetto.
Intanto Palazzo Chigi ha battuto un colpo. I vertici di Compagnia aerea italiana e i leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, delle associazioni dei piloti Anpac e Up, degli assistenti di volo Avia e Anpav e dell’Sdl sono stati convocati domani a mezzogiorno dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per la firma dei contratti e dei criteri di selezione del personale che sarà assunto nella Nuova Alitalia.
Nella bell’Italia la ricreazione è finita ed il ‘signor maestro’ ha deciso di mettere in riga i discoli, perché dopo lo sciopero della scuola un fallimento dell’epico salvataggio di Alitalia non è pensabile. Siccome alle 15 si riunisce il consiglio di amministrazione di Cai, in un paio di ore si dovrebbe risolvere quello che in un mese è rimasto incomprensibile ai più.
In serata, i segretari generali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporti, in una lettera inviata a Colaninno e per conoscenza a Gianni Letta e al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, hanno confermato la totale disponibilità alla stesura e alla sottoscrizione del testo composto da una parte comune e da tre parti specifiche, nonché alla definizione del contratto per i comandanti dirigenti.
Successivamente, anche Anpac, Unione Piloti, Sdl e Avia, hanno affermato in una nota di ”non avere alcun pregiudizio alla ripresa del tavolo finalizzato alla corretta stesura dei testi contrattuali e alla formulazione del documento sui criteri di selezione per l’assunzione del personale in Cai”.
Nessuno pensa che con queste premesse Alitalia avrà gambe d’argilla, ma forse tutti sanno che finito il balletto e in qualche modo spenti i riflettori arriverà il tanto temuto da Berlusconi ‘invasore straniero’ a mettere le mani nel solito accordo posticcio italico, per prendersi tutto in un tempo ragionevole e salvando in un colpo solo Berlusconi, gli imprenditori, i sindacati confederali e gli altri messi in un angolo.
Si vedrà in novembre se la Commissione europea vorrà mettere un timbro proforma o riterrà di punire i furbetti italiani. Ma i tempi sono duri ed è meglio avere migliaia di lavoratori parcheggiati in attesa di Odino, piuttosto che migliaia di licenziati in tronco.
Eppure questi uomini e queste donne sono stanchi e stremati da giorni e giorni di confusione totale e dovrebbero avere una dignità . Ma loro non contano, sono sgradevoli incidenti nella gestione dell’Italia SpA del Cavalier Berlusconi, il vero artefice di questo horror dei cieli.


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